Spenti i riflettori del Salone di Francoforte 2017, con gli istituzionali cenni di intesa sul futuro delle auto elettriche, riparte la mediazione fra l’Europa e i costruttori sui limiti delle emissioni inquinanti per gli anni a venire e spunta fuori l’ipotesi dei “crediti di carbonio”: penitenze economiche da far pagare alle case che non riusciranno a raggiungere gli standard di legge.

Già alla rassegna tedesca di settembre l’Acea – associazione europea dei produttori automobilistici – aveva chiesto alla UE di spostare al 2030 l’entrata in vigore dei nuovi limiti sull’anidride carbonica, attualmente fissati a una media di 95 grammi/chilometro da rispettare entro il 2021. Tuttavia l’associazione dei costruttori ha chiesto una posticipazione di 9 anni del suddetto target, proponendo in cambio all’Europa di fissare la media a 76 grammi/chilometro, da raggiungere nei prossimi 13 anni.

Un traguardo stringente che però, secondo Acea, dovrebbe essere subordinato all’andamento della diffusione dei veicoli elettrificati, della rete di ricarica e all’analisi degli obiettivi raggiunti entro il 2025: significa che l’offerta dei 76 grammi/chilometro in cambio della posticipazione al 2030 sarebbe valida solo a condizioni (diffusione EV e infrastrutture green) che non sembrano favorirla, almeno per il momento.

Il provvedimento sui crediti di carbonio – che secondo Reuters potrebbe essere presentato formalmente il prossimo 8 novembre – potrebbe quindi costituire un punto di incontro fra i fabbricanti di auto e le istituzioni del Vecchio Continente: l’idea è quella di incentivare la diffusione delle EV proprio tramite i crediti dei costruttori (stabiliti a seconda degli sforamenti e non “trattabili”) che non riescono a rispettare i limiti. Lo scopo sarebbe quello di ridurre fino al 40% le emissioni di gas serra – dal 25-35% per le auto e 30-40% per i furgoni – entro il 2030 rispetto ai livelli registrati nel 1990.

Dal canto suo la UE sarebbe pronta a mettere sul tavolo circa 800 milioni di euro (in parte derivante dai crediti) per il finanziamento delle infrastrutture di ricarica e altri 200 milioni nel biennio 2018/2020 per lo sviluppo delle batterie elettriche, le stesse per cui la Commissione sta cercando di creare un vero e proprio consorzio europeo di sviluppo e produzione. Reuters riporta che l’idea dei crediti – calcolati in riferimento ai benchmark del mercato in termini di vendite di veicoli a basse emissioni – sarebbe stata ispirata dalle autorità della California, da molti indicata come la stella polare in tema di politiche legate ai veicoli elettrici.

Tuttavia l’impressione e che, se il sistema dei crediti verrà definitivamente approvato, i costruttori potranno adeguarsi ai limiti sulle emissioni con tempistiche meno serrate o al massimo pagando una “multa in forma ridotta”. È invece positivo (e indispensabile) l’impegno della EU per la diffusione delle infrastrutture e lo sviluppo tecnologico delle batterie, fra le maggiori problematiche attualmente legate alle EV.