Firma il disegno di legge, ma invita il Congresso a non adottare le misure perché le ritiene incostituzionali. Donald Trump si avvita attorno alle rafforzamento delle sanzioni alla Russia e all’introduzione di restrizioni anche a Iran e Corea del Nord. Il presidente degli Stati Uniti dà il via libera al testo approvato a larga maggioranza negli scorsi giorni, ma lo definisce “significativamente imperfetto” e accusa il Congresso di aver “incluso una serie di disposizioni chiaramente incostituzionali” perché ha avuto fretta di approvare il disegno di legge.

Il provvedimento prevede nuove sanzioni per punire Mosca della sua presunta interferenza nelle elezioni presidenziali del 2016, l’annessione della Crimea e per altre violazioni al diritto internazionale. In particolare Trump se la prende con i passaggi che colpiscono la sua autorità di presidente e che, secondo quanto si legge nella nota, limiterebbero la possibilità di ricevere alcune visite di funzionari stranieri. “Applicheremo (questi provvedimenti) in maniera coerente con la facoltà del presidente di avere relazioni con governi stranieri”, si legge nel comunicato. Il tycoon – che aveva chiaramente espresso di voler migliorare i rapporti con la Russia – lo ha accettato con riluttanza, ma si è visto costretto a firmalo poiché avevano votato a favore un numero di senatori tale da aggirare un eventuale veto presidenziale.

Si spiega così la firma seguita però dall’esortazione a non adottare le misure per non ostacolare – sostiene l’inquilino della Casa Bianca – gli sforzi degli Stati Uniti per risolvere il conflitto in Ucraina con i suoi alleati europei. “Nonostante io sia a favore di misure per punire e dissuadere da comportamenti aggressivi e destabilizzanti da parte di Iran, Corea del Nord e Russia – ha spiegato in una nota – Questa legislazione è significativamente imperfetta”.

La firma arriva due giorni dopo la decisione della Russia di allontanare 755 diplomatici americani in risposta all’inasprimento delle sanzioni statunitensi: “Washington ha assunto posizioni che peggiorano le nostre relazioni bilaterali – aveva spiegato Vladimir Putin in un’intervista – Possiamo mettere in campo anche altre misure per rispondere agli Usa”. Adesso tocca a Trump depotenziare la decisione del Congresso, mettendo nuovamente in risalto lo scollamento con i repubblicani. Tra l’altro su un tema – quello dei rapporti con la Russia – che ha agitato più di ogni altro i primi mesi della sua presidenza arrivando a coinvolgere direttamente i suoi familiari nelle indagini sul Russiagate.