Gli italiani guadagnano in media meno di 20 anni fa, con i salari e la ricchezza della popolazione in età lavorativa scesi sotto i livelli del 1995. Lo scrive il Fondo monetario internazionale nel suo ultimo rapporto sull’Italia, sottolineando che i redditi pro-capite torneranno a livelli ai livelli pre-crisi solo fra un decennio. La quota degli italiani a rischio povertà è aumentata al 29%, con un picco del 44% al Sud, mette in evidenza il Fmi. In questo quadro ”l’emigrazione dall’Italia resta elevata”. La soluzione? Innanzitutto, secondo gli economisti del Fondo, occorre passare dalla contrattazione nazionale a quella aziendale, allineando gli stipendi alla produttività. Infatti l’elevato costo della produzione per lavoratore ha pesato “negativamente sulla creazione di posti di lavoro, investimenti e produzione”.

“Con un pacchetto di misure d’alta qualità sul lato della spesa e delle entrate”, continua l’Fmi, l’Italia riuscirebbe a ”supportare la crescita” e rispettare “l’imperativo di ridurre il debito”, cosa che non ha ancora fatto. I redditi nella prossima decade potrebbero crescere del 10% e, in aggiunta, aumenterebbero i posti di lavoro. Il “mix migliore” prevede, scrive l’istituzione di Washington, la riduzione della aliquote fiscali sul lavoro, la riforma della contrattazione salariale, un contrasto più efficace all’evasione fiscale, la riduzione della spesa pensionistica che “è al secondo posto nella zona euro” per indirizzare più risorse alle fasce deboli e l’aumento degli investimenti pubblici.

“Il rallentamento della crescita e il peso della crisi – osserva l’Fmi – hanno colpito in modo sproporzionato la popolazione lavoratrice e le giovani generazioni”. Una situazione che è “in contrasto” con quella delle famiglie più anziane e dei pensionati. Al tempo stesso “nel corso degli ultimi due decenni i salari in generale sono cresciuti più velocemente rispetto alla produzione per lavoratore”. Ciò ha determinato in Italia una crescita del costo di produzione superiore rispetto ai paesi di riferimento, come Germania, Francia e Spagna. Gli economisti di Washington evidenziano che allineando i salari alla produzione per lavoratore a livello aziendale invece che nazionale “si potrebbe ottenere un incremento degli occupati del 4%”.