La Fonderia Abruzzo di Sulmona, in provincia di L’Aquila, ha organizzato due giorni di dibattito con imprenditori, politici (e reggi ombrelli) “per raccogliere le intelligenze e i pensatori italiani e abruzzesi, e con loro immaginare funzione, collocazione ed identità dell’Abruzzo e le politiche conseguenti”.

Arrivo subito al cuore della questione. Innanzitutto, se si spulcia il programma del convegno c’è un’esigua minoranza di relatrici. In alcuni Paesi europei non  sarebbe possibile organizzare convegni senza una paritaria partecipazione tra uomini e donne, ma in Italia è ancora possibile farlo, anzi, è la regola. Nel nostro Paese, la cultura e la politica per la parità di genere sono scelte marginali, optional, quasi un vezzo, come mettere i fiori sul balcone. Ci possono essere o non essere. Preso atto di questo fatto, è inutile stupirsi se poi si commettono gaffe come è accaduto durante la tavola rotonda organizzata dalla Regione Abruzzo alla Badia celestiniana di Sulmona: le donne c’erano, alcune (poche) in veste di relatrici, altre in qualità di portaombrelli.

Galeotta, secondo l’organizzazione, è stata la pioggia che sabato primo luglio ha cominciato a cadere proprio mentre era in corso la conversazione tra Luciano D’Alfonso, Presidente della Regione Abruzzo, Carlo Carboni dell’Università Politecnica delle Marche, Emanuele Felice dell’Università degli studi “Gabriele d’Annunzio”, Stefano Bonaccini Presidente Conferenza Stato-Regioni, Claudio De Vincenti ministro della Coesione territoriale e del Mezzogiorno, Giovanni Pugliese Rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione Europea.

Per riparare le loro testoline, prima dalla pioggia e poi dal sole cocente, gli organizzatori hanno chiesto chi fosse disponibile a offrirsi come portaombrello. Alcune ragazze si sono offerte volontarie, per lo meno così ha poi spiegato una nota della presidenza. L’immagine delle giovani donne, in piedi, con l’ombrello proteso per coprire i delicati capini, non è stata delle più edificanti. Il motivo reale della richiesta di quella improvvisata squadra di reggi-ombrello non è chiara.  I relatori erano in grado di eseguire adeguatamente la coordinazione tra bocca, funzione uditiva e braccia, quindi si deve concludere che banalmente scocciava l’idea di reggere l’ombrello da soli.

A scanso di equivoci, la scenetta non sarebbe stata meno brutta se a reggere l’ombrello ci fossero stati dei baldi e robusti giovanotti, ma non a caso è stato chiesto alle donne. L’arroganza si gonfia ben poco senza il servilismo, il suo alleato migliore: fanno coppia come  innamorati e quasi sempre si trovano. Quasi sempre.

C’è stata chi, però, venuta a conoscenza dell’episodio e si è indignata e sono scoppiate le polemiche. Tra le indignate anche Alexandra Coppola, dirigente regionale del Pd si è chiesta sulla sua pagina Fb “Ma dove vogliamo arrivare?” ed ha parlato di  “immagini che fanno male a vedersi”.

Invece il portavoce di Luciano D’Alfonso, Fabrizio Santamaita, ha prontamente aperto un ombrello di dichiarazioni reggendo un manico di ironia piuttosto scarsa, su un episodio antipatico e apparentemente insignificante che rivela l’assenza di consapevolezza politica sulla parità di genere e nessun rispetto delle donne.

Davvero non c’è nessun imbarazzo per una scenetta che richiama alla mente quelle foto datate di reucci, pascià e colonialisti? Non è solo una immagine di quotidiano sessismo ma anche di strisciante classismo.

Del resto la manovalanza non manca alle nuove caste polleggiate comodamente tra precari e precarie e poveri cristi e povere criste che, senza più una coscienza politica, non sono in grado di contrastare i rigurgiti autoritari. C’è un esercito di persone pronte ad acconsentire per vassallaggio o piaggeria alle richieste e ai  capriccetti di politici, di imprenditori o di quei mega direttori galattici così ben tratteggiati da Paolo Villaggio, morto questa notte all’età di 84 anni, autore dell’indimenticabile personaggio del ragionier Fantozzi, simbolo di tutti gli impiegati e sottoposti in funzione di reggi ombrello (o parafulmine) del potente di turno.

Tristezze di ieri e di oggi.

@nadiesdaa