“Mamma Roma, addio!”. Il grido di resa e di dolore, pronunciato dal poeta capitolino Remo Remotti, si addice perfettamente all’iniziativa intrapresa da un nutrito gruppo di “imprenditori, professionisti e intellettuali” di Ostia – noto quartierebalneare” a 20 km dal Grande Raccordo Anulare – L’intenzione, infatti, è quella di promuovere un referendum per ottenere l’indipendenza dalla Capitale e costituire il “Comune di Ostia e Ostia Antica”. Proprio così. E se l’operazione andasse in porto, nell’Italia dei campanili quello del Lido diventerebbe il Comune numero 7979. In effetti, non è che la Città Eterna stia vivendo uno dei suoi momenti migliori dei suoi 2770 anni di storia, e di questa crisi il territorio ostiense (oggi parte del Municipio X) pare pagarne fortemente lo scotto. L’area è da tempo sotto scacco di alcuni fra i più potenti clan malavitosi del centro Italia – in particolare gli Spada (imparentati con i Casamonica) e i Fasciani – mentre nel 2015 gli sviluppi dell’inchiesta “Mondo di Mezzo” portarono all’arresto dell’allora minisindaco del Pd, Andrea Tassone; nello stesso anno il Governo guidato da Matteo Renzi valutò necessario sciogliere per infiltrazioni mafiose il consiglio municipale (salvando invece la Capitale), dando il via a un commissariamento prefettizio che dura da 22 mesi e che molti ostiensi hanno interpretato come una sorta di discriminazione, rispetto ai provvedimenti meno severi presi nei confronti del colle capitolino, a sua volta toccato non poco – secondo le relazioni depositate al Ministero dell’Interno – dai tentacoli di Mafia capitale.

LA SPINTA AUTONOMISTA
In realtà, sono almeno 30 anni che Ostia sogna di eleggersi un sindaco e un’amministrazione comunale tutta sua. Il primo referendum municipale venne indetto (e perso) nel 1989; il secondo, nel 1999, non raggiunse nemmeno il quorum. L’impresa, invece, riuscì ai “cugini” di Fiumicino nel 1992, i quali salutarono la denominazione di Municipio XIV e iniziarono a sfruttare al meglio l’indotto derivante dall’hub aeroportuale. “Ma stavolta i tempi sono maturi e i nostri concittadini hanno molte motivazioni in più”, spiega sicuro a ilfattoquotidiano.it l’architetto Flavio Coppola, fra i promotori dell’iniziativa. Le prime due consultazioni, infatti, riguardarono tutto l’allora Municipio XIII, anche i quartieri di Acilia, Vitinia e Infernetto, i cui residenti non hanno alcun senso d’appartenenza con la cittadina balneare. “Stavolta – spiega Coppola – abbiamo deciso di inglobare soltanto Ostia e Ostia Antica, i confini naturali della nostra città”. Secondo l’architetto, “staccarci da Roma ci darebbe la possibilità di ottimizzare le risorse straordinarie che abbiamo sul territorio, dagli scavi di Ostia Antica, oggi penalizzati rispetto al Foro Romano, alla pineta, passando per il nostro splendido Lungomare, attivo sia d’estate sia d’inverno”. Ne è convinto anche Franco Petrini, imprenditore balneare, parte di una categoria al centro di forti polemiche per gli abusi edilizi e per i rapporti di alcuni di loro con i clan di Ostia. “Purtroppo la criminalità c’è ovunque – spiega Petrini – invece Ostia viene dipinta come una sorta di Gomorra. Io sono orgoglioso di essere romano, ma la questione è molto più profonda e riguarda ben 150.000 abitanti”.

L’INDIPENDENZA E LA CONVENZIENZA RECIPROCA
In questa fase di crisi economica, non è detto che anche a Roma non convenga lasciare andare Ostia. Il Municipio X oggi costa al Campidoglio circa 15 milioni di euro l’anno, un conto che non comprende le spese e gli investimenti straordinari, con una cifra che lievita in media fino a quota 20 milioni. Poi ci sono i lavoratori distaccati, fra funzionari e dirigenti municipali, agenti di Polizia Locale e insegnanti. Quindi le spese per la manutenzione del litorale, dalle spiagge al depuratore sul fiume Tevere. È per questo che il nascente comitato si aspetta anche un sostegno politico trasversale. Ecco i passi burocratici per raggiungere la “secessione”: presentazione e, ovviamente, approvazione di una delibera regionale, raccolta di 10.000 firme, indizione del referendum “entro confini pre-determinati”, raggiungimento dei quorum e invio della richiesta ufficiale al Presidente della Repubblica. Solo al termine di questo percorso, i cittadini ostiensi potranno gridare: “Me ne andavo da questa Roma…”.