Il furgone blindato della polizia giudiziaria con a bordo Massimo Bossetti è arrivato al palazzo di giustizia di Brescia poco prima delle 9.30. Fuori, già da ore, una folla di curiosi e cronisti, oltre a Ester Arzuffi e Marita Comi, madre e moglie dell’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata morta tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, nel Bergamasco. Assenti, invece, i genitori della vittima, come già accaduto in primo grado.

Inizia così, il processo d’appello al carpentiere di Mapello. Davanti a un esercito di curiosi e giornalisti che riempiono i 200 posti disponibili in aula e le speranze di Bossetti: “Sono fiducioso di avere giustizia in appello”, ha ripetuto negli scorsi giorni dalla sua cella nel carcere di Bergamo. Questa mattina si è presentato in aula e ha stretto la mano alla moglie, poco prima che iniziasse l’udienza, subito movimentata, a causa di un momento di agitazione di Bossetti durante l’intervento del procuratore generale Marco Martani che ha chiesto la conferma dell’ergastolo. L’imputato si è alzato in piedi e rivolgendosi ai giudici ha protestato: “Non posso stare qui a sentire delle idiozie”.

Nel corso dell’udienza, il pg ha ripercorso passo dopo passo le evidenze raccolte in primo grado. Mentre la difesa, come anticipato da Il Fatto Quotidiano giovedì, ha deciso di sfoderare una nuova carta per provare l’innocenza: una fotografia satellitare consegnata alla corte. Dallo scatto, secondo i legali, potrebbe emergere che il cadavere della ragazzina non è rimasto per tre mesi nel campo di Chignolo d’Isola. L’immagine, sostengono i legali, è stata “scattata il 24 gennaio 2011“, ovvero un mese prima del ritrovamento del corpo, che “quel giorno di fine gennaio non era là”.

Martani ha ribattuto che quella foto “non dimostra nulla” e ha definito la sentenza del tribunale “ineccepibile, completa, logica”. Per poi passare in rassegna i nuovi elementi prodotti dagli avvocati della difesa. È “oltre il limite del grottesco l’ipotesi che si sia fatto ricorso ad Hacking Team“, una società di investigazione, “per la costruzione di un Dna sintetico” per incastrare Bossetti, come sostiene la sua difesa. Il pg ha spiegato che questa tesi proposta nei motivi d’appello lascia anche “sottese accuse gravissime al Ros dei carabinieri che nell’ipotesi della difesa avrebbero contatti con soggetti esterni per costruire prove false”. Il magistrato, invece, ha sottolineato come l’indagine che ha portato all’arresto e alla condanna all’ergastolo del carpentiere “non ha tralasciato assolutamente nulla, ed è stata uno sforzo raro e unico nella storia investigativa italiana“.

La difesa, ha proseguito il pg, “sta ipotizzando invece che il Dna prelevato da slip e leggings di Yara sia un Dna sintetico messo lì a bella posta, costruito in modo illegale come compatibile con un soggetto, Bossetti, che all’epoca non si sapeva nemmeno che esistesse, perché non era stato ancora individuato”. Martani ha parlato anche di una “probabilità statistica di assoluta certezza” del campione di Dna in relazione “alla responsabilità dell’imputato”. Poi è tornato sulla nuova foto: “Nella mano di Yara c’era un ciuffo di erba di quel campo – sostiene l’accusa – perché nell’agonia probabilmente si è attaccata a quel ciuffo”. Nella foto satellitare portata dalla difesa, ha proseguito, “è vero che non si vede niente, né il cadavere di Yara, né qualsiasi altra persona, ma la risoluzione di questa foto è di una qualità tale che non è certo fatta per cercare un ago in un pagliaio come era quel corpo”.

Durante il lungo intervento di Martani, ad un certo punto, Bossetti si è alzato in piedi e ha protestato durante un passaggio dedicato alle fibre dei sedili del suo furgone Iveco, ritenute compatibili con quelle trovate sugli abiti della 13enne. “Non posso stare qui a sentire delle idiozie”, ha detto il muratore di Mapello, alzandosi in piedi e rivolgendosi ai giudici. La sua protesta è stata subito bloccata dal presidente Enrico Fischietti. “Bossetti – lo ha ammonito il giudice – lei deve stare seduto e zitto e se vorrà quando sarà il momento potrà fare dichiarazioni spontanee. Questa è la prima e la ultima volta”.