123.000 microgrammi sono molto di più di 5. Ripetete con me: 151.000 microgrammi sono molti di più di 5. Stiamo parlando della concentrazione del cadmio per litro in uno dei pozzetti dell’Alcoa, Portovesme, Sulcis, Sardegna. Il limite è 5. In altre zone si arriva a 7.700 microgrammi, ma anche 28.000. Ripetete con me: 7.700 è molto di più di 5. Il cadmio provoca carcinoma polmonare ed altro. Ripetete con me: 1.100.000 è molto più alto di 200. Il primo è il numero di microgrammi di alluminio in un pozzetto installato nella centrale termoelettrica Enel Sulcis (le sostanze si muovono con le falde). Ripetete con me: 593 è molto più alto di 1. Il primo è il numero di microgrammi/litro del mercurio nel pozzetto 2 della Portovesme srl. Il limite è 1. Il mercurio è mortale e neurotossico.

Gli esempi sono contenuti nella relazione Arpas del 2014, resa di pubblico dominio negli ultimi mesi e spiegati estesamente da Sardinia Post. Sono dati che dovrebbero essere al centro di un dibattito pubblico ampio, strategico e di azioni politiche chiare. Come vogliamo che crescano i bambini ed i ragazzi di quelle aree? Come vogliamo che il Sulcis, “la provincia più povera d’Italia”, sia nel 2050? Continuiamo come se nulla fosse?

A quanto pare, a leggere una mozione bipartisan recentemente presentata in Consiglio regionale, sì. Da sinistra a destra, passando per il centro ed i sovranisti, si “impegna la Giunta regionale ad intraprendere, e riferire al Consiglio regionale, tutte le iniziative utili, urgenti e necessarie al fine di evitare l’interruzione delle attività produttive della Portovesme s.r.l.”. Sull’ambiente neanche una riga. Con questi dati come è possibile non scrivere neanche una riga?

La fabbrica è in difficoltà perché non le viene rilasciato il permesso per realizzare una nuova discarica. Ma con tutti questi dati ambientali, perché non mettere la tutela ambientale e la verità al centro di una grande azione, anche di inversione del modello di sviluppo del Sulcis? Non è che il Sulcis è la provincia più povera d’Italia proprio perché abbiamo imposto e continuato imperterriti con “quel modello di sviluppo”. L’industria meccanica, di trasformazione, di precisione, non potrebbero, insieme al primario ed ad un rinnovato terziario (turismo) andar meglio?

Portovesme Srl, territorialmente e nell’immaginario collettivo, va di pari passo con Eurallumina, chiusa da nove anni. Sembra che ci siamo dimenticati del processo per disastro ambientale in concorso e traffico illecito di rifiuti che coinvolge i dirigenti Eurallumina? Senza alcuni valorosi che lottano senza sosta controvento, come l’avvocato Riccardo Schirò, il processo non avrebbe avuto luogo. Cosa si è creata nel Sulcis? Una Sulcis connection, trasversale e potente? I criticoni affermano che basta vedere la quantità di politici sardi di alto livello provenienti da quell’area. Saranno bravi a tessere relazioni, ma la rinascita economica di un’area bellissima e piena di potenzialità, beh, quella non l’hanno raggiunta.

La Fiom e la Cgil (il mio sindacato) si sono costituiti parte civile nel processo “Ambiente svenduto” sul disastro ambientale causato dall’Ilva. A quando un ragionamento simile di così alto livello nel sindacato sardo? Magari mettendoci dentro anche una fabbrica di bombe che, poco lontano, fabbrica ordigni che vendiamo all’Arabia Saudita, la quale li usa per ammazzare bambini e civili in Yemen. Nel 2016 le esportazioni di armi e munizioni dalla Sardegna verso l’estero vale 60,2 milioni di euro, i prodotti lattiero-caseari 123 milioni, poco più del doppio.

Comunque, ripetete con me: 3.100 è molto più alto di 10. 10 è la soglia di legge della presenza di arsenico, 3.100 quanto rilevato nella centrale Enel Sulcis. Quando vi dicono che non c’è un problema ambientale, fate le proporzioni, e continuate a ripetere i numeri.