Occorre anzitutto rendere omaggio a Anna Falcone e Tomaso Montanari, che hanno mostrato coraggio, lungimiranza e intelligenza politica, convocando domenica 18 giugno al Brancaccio un’assemblea partecipata e numerosa e caratterizzata da contenuti avanzati e condivisibili. E che sarebbe dovuta durare ancora ore e ore per dare modo di intervenire a tutti i portatori di esperienze realmente partecipate e di base, come ad esempio l’ex Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) occupato Jesopazzo di Napoli. Ma è stato solo l’inizio e si avvia un percorso il cui obiettivo deve essere per l’appunto quello di dare la parola a tutte e tutti per rifondare dal basso la sinistra.

In Italia, in Europa, nel mondo c’è sempre più bisogno di sinistra. Lo dimostrano da ultimo i successi di Corbyn in Gran Bretagna e di Melenchon in Francia. La sinistra del resto costituisce l’antidoto e l’alternativa naturale ai veleni del capitalismo che, nella sua fase finanziaria e neoliberista, distrugge la società e l’ambiente, demolisce la cittadinanza e minaccia la pace. Di fronte a questi guai, non ipotetici, ma reali non vi sono altre soluzioni possibili. Non certo i tecnocrati alla Macron, i quali, votati da una minoranza del corpo elettorale, si accingono a “riformare” Stato e società per rendere entrambi sempre più funzionali alla competitività capitalistica. Ma neanche i populisti di destra che attingono il loro carburante all’antico serbatoio del razzismo.

Essere di sinistra è d’obbligo per combattere entrambe queste strade. E non serviranno a nulla i contorcimenti di chi, come l’attuale gruppo dirigente dei Cinquestelle, strizza l’occhio ai razzisti rifiutandosi di votare una legge indispensabile come quella sullo Ius soli attualmente in discussione per la concessione della cittadinanza italiana a chi in Italia è nato e ha vissuto le sue prime esperienze formative, o continuando a cianciare di lobby e gruppi d’interesse legati all’immigrazione, tentando così di gettare fango e discredito su chi svolge oggi funzioni di accoglienza e integrazione essenziali per una società che si avvia comunque a essere sempre più meticcia e multietnica, alla faccia dei razzisti di ogni genere.

O ci saranno forze che prenderanno su di loro il compito di rappresentare e organizzare il lavoro, ovvero i lavoratori, com’è successo alle elezioni presidenziali statunitensi, voteranno chiunque, perfino un pagliaccio speculatore come Trump, nell’illusione che costui li possa tutelare di fronte al capitalismo neoliberista dirompente.

Io al Brancaccio c’ero e condivido ogni parola della relazione introduttiva di Tomaso Montanari e delle conclusioni di Anna Falcone. La strada da fare è lunga e difficile. Ma si deve e si può ricostruire in Italia una sinistra degna di questo nome. A condizione di rompere ogni ponte con il passato, ripudiando fino in fondo scelte illegittime e disastrose, come le bombe sul Kosovo di cui si rese responsabile a suo tempo D’Alema violando l’art. 11 della Costituzione italiana. Riaffermando il valore politico e normativo della Costituzione repubblicana che la stragrande maggioranza del popolo italiano ha collettivamente riconosciuto con il voto del 4 dicembre, in contrasto con quanto all’epoca ebbe a dichiarare, ad esempio, Giuliano Pisapia.

Non si tratta certo di bandire in perpetuo coloro che si sono resi colpevoli di queste ed altre scelte, ai quali tuttavia va chiesta una sincera autocritica, altrimenti si potrebbe ipotizzare che il loro interesse nei confronti della rifondazione della sinistra sia del tutto strumentale. Così come va chiesta coerenza a coloro che, allontanatisi dal Pd più per necessità che per virtù, continuano a cincischiare avallando operazioni fallimentari nel metodo e nel merito, come la riproposizione dei voucher in spregio alla volontà espressa da oltre tre milioni di elettori che hanno firmato per la richiesta di referendum presentata dalla Cgil.

Per evitare l’abbraccio mortale con i morti viventi che continuano ad affollare qualche discarica politica, occorre affermare con forza, nei fatti e non solo a parole, la necessità di ricostruire una sinistra che non può partire da equilibri e giochi di potere, come fu ad esempio per Rivoluzione civile, ma deve fondarsi sulle aspirazioni effettive dei lavoratori, delle lavoratrici e del popolo italiano.