“La Regione Veneto ha fatto un errore. Non ha continuato l’attività di comunicazione e informazione dei cittadini, che era vincolante per l’applicazione della legge sulla sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva”. Flavio Tosi, sindaco uscente di Verona, è stato il padre della legge regionale n. 7 del 23 marzo 2007, che scompigliò le carte nel panorama sanitario italiano. Ora il governo ha imposto l’obbligo per tutti fino ai 16 anni e la Regione Veneto ha impugnato il decreto ministeriale davanti la Consulta. Tosi difende quella scelta legislativa, che prese il via dalla sua iniziativa di assessore regionale alla sanità (all’epoca era della Lega Nord), ma non perde l’occasione per accusare i suoi successori, in particolare l’attuale assessore leghista Luca Coletto, di non aver fatto abbastanza per applicare quella legge (e lui oggi, dopo il divorzio dal Carroccio, ha una certa affinità con le posizioni renziane, ad esempio il Pd sosterrà la sua fidanzata Patrizia Bisinella ai ballottaggi)).

La giunta di Giancarlo Galan aveva adottato il disegno di legge nell’agosto 2006. Il consiglio regionale lo aveva approvato il 7 marzo 2007 su relazione del consigliere Raffaele Bazzoni di Forza Italia. Il provvedimento andò in aula con quattro motivazioni, di cui le prime tre rieccheggiano i temi del dibattito attuale. La prima: “Le vaccinazioni obbligatorie vengono spesso percepite come pratica burocratica, slegata dal problema di salute che la sottende”. La seconda: “Verso la coercizione vaccinale sono sorti nel tempo movimenti di opposizione, su base ideologica”. La terza: “La legislazione europea è scarsamente orientata verso l’imposizione vaccinale”. La quarta:”Il cosiddetto ‘doppio binario vaccinale’ – ovvero l’offerta di vaccinazioni obbligatorie percepite come necessarie e le vaccinazioni raccomandate o facoltative, percepite come non necessarie – rende difficile raggiungere alti tassi di adesione”.

Sindaco Tosi come giudica dieci anni dopo quella legge?
Ricordo che fu il frutto non tanto di una iniziativa politica, ma di una richiesta che veniva dalla Sanità veneta e dagli stessi pediatri. Noi la portammo avanti convintamente in quanto avevamo garantito altissimi tassi di copertura per vaccinazioni raccomandate, ma non soggette all’obbligatorietà normativa”.

Erano le vaccinazioni contro pertosse e morbillo-parotite-rosolia.
Noi eravamo sulla linea di numerosi Paesi europei che puntavano sulla prevenzione e sul convincimento. Accadde però che per un certo periodo la Regione continuò ad impegnarsi su questo fronte, poi ha disinvestito le risorse riguardanti le politiche vaccinali e si è determinato un calo di percentuali”.

Difatti alcuni anni fa c’è stato un allarme di fronte ai decrementi. Si trattava di cifre importanti di spesa?
Qualche milione di euro all’anno. Poca cosa se pensiamo che il bilancio della sanità veneta è di 8,8 miliardi di euro. Ma se si sospende l’obbligo e non si lavora per educare, finisce che si rimane fuori determinati parametri. Poi la Regione è riuscita a raddrizzare la situazione determinatasi perché non aveva ottemperato agli impegni di una legge giusta”.

Chi furono i suoi successori?
Nel maggio 2007 divenni sindaco di Verona. Il mio posto fu occupato da Francesca Martini per quasi due anni. Dal 2010 l’assessore è Luca Coletto…”.

Come giudica l’impugnazione da parte del Veneto del decreto che introduce l’obbligatorietà?
E’ una questione sottile, ma non sul merito. E’ determinata dalla confusione delle competenze che si è determinata tra Stato e Regioni dopo la riforma del 2001. Siamo come in un limbo dove non si capisce a chi compete che cosa. E’ lo Stato o sono le Regioni che devono occuparsi delle vaccinazioni?”.

Su questo tema lei si schierò con la riforma istituzionale di Renzi.
“E ne sono ancora convinto. La riforma provava a chiarire i conflitti delle competenze. Poi anche la Lega si è spesa per il no alla riforma. E così le ambiguità sono rimaste”.