No, non semplice alternanza. Se Genova diventasse leghista, sarebbe un cambio di anima. Un trapianto di identità politica.

Stamattina il capoluogo ligure si è svegliato, si è guardato allo specchio. E non si è riconosciuto. Quindi allora siamo cambiati, non siamo più quello che credevamo. Quello che siamo sempre stati. Al di là dei partiti, molto oltre. L’anima, appunto.
Genova leghista!

In tanti hanno cercato di spingere questa città nelle braccia del centrodestra. Ultimo il Movimento cinque stelle che con le sue scelte è riuscito a perdere la Liguria, Savona e adesso anche Genova e La Spezia. Perdere essendo il primo partito con il 30 per cento. Ci vuole un genio. Perdere consegnando la Liguria alla destra. Questa è l’enorme responsabilità dei cinque stelle che hanno anteposto interessi di partito a quelli di una regione e dei suoi cittadini. Il tradimento più grave di una forza politica.

Ma non sono i primi da queste parti. Ha poco da gioire il Pd che in caso di vittoria di Marco Bucci sarebbe il maggiore sconfitto e il più grande responsabile.
Il Pd che ha scelto come candidato una persona perbene, ma forse non l’uomo giusto per fare il sindaco di una città di 600mila abitanti. Lo ha ammesso in passato lo stesso Gianni Crivello. Uomo concreto, onesto, più che di fantasia. Di visione. Diverso è il lavoro di assessore – come ha fatto Crivello – da quello di sindaco. Soprattutto a Genova, unica città del nord che vede la disoccupazione (in particolare giovanile) in continuo aumento. Mentre le imprese fuggono o chiudono. E l’età media – 48 anni – è la più alta d’Italia.

Ma non sarebbe giusto dare colpe a Gianni Crivello. Nessuno ha avuto il coraggio di mettere la faccia su questa possibile sconfitta che ha radici profonde.
Più di Crivello pesano alcuni suoi sponsor che si sono mossi dietro o davanti alle quinte per sostenerlo: Massimo D’Alema, Roberta Pinotti, Claudio Burlando e Raffaella Paita. Proprio quella classe dirigente Pd che ha dominato la Liguria per anni e i cittadini hanno cercato in ogni modo di mandare a casa. Crivello non ne ha avuto la forza.

Ma a pesare è soprattutto il passato, quando il centrosinistra ligure dominava tutto. Occupava ogni poltrona e strapuntino liberi: istituzioni, municipalizzate, enti, teatri, Asl, ospedali, università, banche, giornali. Erano ovunque. E hanno lasciato una regione in ginocchio. Cementificata, ai vertici per le infiltrazioni della ‘ndrangheta.

Erano gli anni 90 quando un dirigente Pds (oggi Pd) si poteva permettere di dire: “Vedi quel tizio per strada? Io se voglio lo faccio diventare sindaco di Genova”. Era vero, forse. Il Partito era onnipotente. Oggi non riuscivano nemmeno a trovare un candidato. Nessuno voleva scendere in campo con loro.

Così Genova vuole liberarsi dal suo passato. Ma rischia di dare un calcio anche alla sua storia.