Non più di 5.000 persone censite nel 2016, nemmeno lo 0,2% della popolazione residente nella Capitale. Eppure a Roma la presenza dei rom viene percepita come una specie di “bomba sociale”, un “problema primario da risolvere”, una “grande sfida” per i politici di turno, che in passato è stata affrontata anche a suon di milioni di euro sborsati dagli enti locali e dal governo nazionale in nome “dell’emergenza”. Il dramma nel dramma è anche quello vissuto da gran parte delle famiglie presenti all’interno dei campi, dove vi trovano riparo in maggioranza persone poverissime, costantemente alla mercé di guerre etniche interne, racket e perfino di arcaici tribunali di clan, come quello che  ha condannato all’espulsione dal villaggio de La Barbuta di Romano Halilovic, l’uomo che ha perso tre figlie nel terribile rogo avvenuto a Centocelle. Parliamo di poveri “in maggioranza”, perché – non è leggenda o stereotipo – ci sono anche famiglie ricche, non di rado pizzicate da Polizia Locale e Guardia di Finanza: alcune vivono negli stessi campi comunali, dove grazie al taglieggio ai danni dei propri “vicini” e ad affari illeciti di varia natura riescono a accumulare ricchezze che fanno a pugni con il loro status di “nullatenenti”; altre, ancora più potenti, controllano i traffici dalle loro ville, quelle ad esempio sparse fra i quartieri periferici di Morena e Riserva Nuova, le stesse dove risiedono famiglie sinti “note” come i Casamonica, i Di Silvio e gli Spada.

FRA CAMPI ISTITUZIONALI E “TOLLERATI” – I campi rom come li conosciamo oggi vengono creati negli anni ’90, dal sindaco Francesco Rutelli, nel tentativo di sanare le baraccopoli abusive diffuse in città. La fotografia attuale vede la presenza di 7 “villaggi della solidarietà”, intesi come campi istituzionali sotto la diretta gestione del Comune di Roma, all’interno dei quali nel 2016 sono state censite in totale 3.776 persone. Il più grande è quello di Castel Romano – quasi al confine con il Comune di Pomezia – che ospita ben 900 persone, segue il campo di Candoni (a sud, zona Tor di Valle) con 820 persone, quello di Salone (a est, fra La Rustica e Case Rosse) con 662 ospiti, quindi La Barbuta (vicino all’Aeroporto di Ciampino) con 550 unità, il Camping River (a nord, Flaminia) con 480 persone e i due più “piccoli”, Lombroso (ovest) che conta 200 persone e Gordiani (il più “centrale” di tutti) formato da 160 unità. Un altro migliaio di persone è sparpagliato nei 12 insediamenti “tollerati” disseminati per tutto il territorio cittadino. Per “campi tollerati” s’intendono quegli stanziamenti che il Comune non ha programmato ma dove s’impegna a fornire i servizi essenziali come corrente elettrica e acqua corrente, purché le persone che vi abitano siano dotate dei “requisiti”, ovvero che siano realmente indigenti. Di questi, i principali sono i campi Salviati 1 e Salviati 2, dal nome della strada che attraversa il quartiere periferico di Tor Sapienza, dove trovano rifugio in totale ben 400 persone, tutte provenienti da paesi dell’ex Jugoslavia (Serbia, Bosnia e Macedonia); altre 200 persone sono ospitate al campo La Monachina, a Roma ovest, zona Aurelia.

I VILLAGGI DELLA SOLIDARIETA’: CASTEL ROMANO – Situato in via Pontina 2501, nel IX Municipio, all’estrema periferia meridionale della Capitale, dopo lo smantellamento del Casilino 900 quello di Castel Romano è diventato il campo rom più grande d’Europa, con i suoi 40.000 metri quadrati di estensione nel bel mezzo della Riserva Naturale Decima Malafede – a 31,6 km dal Centro Storico – e i 900 ospiti che vi trovano riparo. Fra il 2010 e il 2012 è stato ulteriormente ampliato dalla giunta Alemanno – secondo l’inchiesta su mafia capitaleMassimo Carminati e Salvatore Buzzi lì avrebbero investito a suon di milioni – così da ospitare le famiglie arrivate dai quartieri di La Martora e Tor de Cenci. I residenti sono suddivisi in circa 150 nuclei familiari, con oltre 300 minori. Le condizioni del campo sono fatiscenti, con guasti alla rete idrica e agli scarichi fognari, mentre il malfunzionamento dell’impianto elettrico spesso determina interruzioni all’erogazione dell’acqua corrente. Da Castel Romano, secondo la Questura, proverrebbe la baby-gang delle “ladre della metropolitana”, circa 30-35 ragazzine minorenni, di cui una sarebbe arrivata a collezionare quasi 50 fermi di polizia, tutti conclusi inevitabilmente con il riaffido alla famiglia. Numerose segnalazioni alla Guardia Forestale, poi, sono arrivate dagli agricoltori della zona per le decine di carcasse d’auto ritrovate nei torrenti e nelle conche all’interno della Riserva Naturale.

SALONE – Altra situazione di forte degrado si registra a via di Salone, fra il IV e il VI Municipio, a est della città (16,4 km dal centro storico). Si tratta di un campo creato nel 2006 dalla Giunta Veltroni per ospitare rom originari della Romania, della Serbia e della Bosnia Erzegovina, e rimpolpato negli anni dai trasferimenti voluti dall’amministrazione Alemanno e dallo smantellamento del campo Casilino 900. Il campo misura 20.389 metri quadri, vi sono installate 32 videocamere (non funzionanti) e ospita attualmente 662 persone – 300 minori – distribuite in 122 nuclei familiari per 127 abitazioni. La Polizia Locale ha registrato nei mesi scorsi anche la compravendita dei container, con i moduli abitativi che passano di mano in mano per poche decine di migliaia di euro, facendo perdere il controllo delle persone effettivamente presenti. Poi c’è la questione ambientale, con i roghi tossici e lo smaltimento dei rifiuti. L’attività di rovistaggio, infatti, porta tonnellate di materiale che viene lavorato illecitamente all’interno del campo e gli scarti abbandonati in un’area fuori dal perimetro del villaggio: quando la misura è colma, gli abitanti danno fuoco ai rifiuti, creando delle vere e proprie nubi tossiche che invadono per giorni i quartieri limitrofi. Condizione ambientale che non risparmia gli stessi abitanti del campo che, secondo documenti ufficiali prodotti dalla Asl Roma B, sarebbero seduti su una specie di bomba ecologica, ovvero i terreni dove anni addietro sono stati sversati liquidi tossici provenienti dal polo industriale limitrofo.

LA BARBUTA –  “Bomba a orologeria” è anche il campo La Barbuta, sulla via Appia nei pressi del Comune (e dell’Aeroporto) di Ciampino, zona sudest (Municipio VII, 14,5 km dal centro). Viene realizzato nel 2012 dall’amministrazione Alemanno, durante la cosiddetta “Emergenza Nomadi”, che permise alla Capitale di ottenere finanziamenti dal Ministero dell’Interno per oltre 30 milioni di euro. Qui va in scena una sorta di guerra etnica fra macedoni provenienti dal campo tollerato di Tor di Quinto e i serbi e bosniaci arrivati da Tor de’ Cenci: ad avere la peggio sono i Sinti italiani, che oggi sono in minoranza ma che risiedono nel campo sin dal 1993, prima che nel 2012 venisse ampliato e “istituzionalizzato” dalla Giunta Alemanno. Nel report “Terminal Barbuta”, realizzato nel 2015 dall’Associazione 21 Luglio, viene riportata la testimonianza di una donna macedone, in relazione alla maggioranza bosniaca: “Loro sono piu di 400, noi macedoni siamo solo una fila di casette. Loro comandano, vogliono comandare la nostra vita. Qui non possiamo vivere. Non puoi alzare lo sguardo che hanno da ridire. Sempre si picchiano, sempre c’e la polizia. Ieri sono entrati in un container per picchiare un tipo. Ho paura a lasciare il mio container per un po’ di tempo, perche me lo possono bruciare, rubare, rompere le finestre”. Proprio Carlo Stasolla, presidente della 21 luglio, nel 2014 denunciò di aver ricevuto minacce da uno dei capi del campo, Sartana Halilovic.

CANDONI – Il campo rom di via Luigi Candoni 91 è, insieme a Lombroso, il più vecchio del lotto attuale, essendo stato creato nel 2000 dalla Giunta Rutelli. Si trova nel XI Municipio, fra Tor di Valle e la Magliana – a due passi dall’area dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma – a 12 km dal centro e misura 15.764 mq (zona sud-ovest). Conta ad oggi 820 abitanti, sebbene sia stato pensato inizialmente per ospitare 480 rom originari della Romania: nel 2004 arrivarono infatti altre 170 persone provenienti dalla Bosnia e nel 2010 altre 150 sempre di origine bosniaca. I nuclei familiari sono 160, di cui 430 minori, per un totale di appena 99 unità abitative. Nell’agosto del 2015, durante una rissa fra gli abitanti del campo, una persona chiamò la polizia: al loro arrivo, però, gli agenti trovarono ad accoglierli una sassaiola in piena regola e furono costretti alla ritirata. A giugno 2016 le forze dell’ordine furono costrette ad intervenire dopo una sparatoria fra due gruppi rivali.

LOMBROSO – Risale al 2000 anche la realizzazione del campo rom di via Cesare Lombroso 91, ubicato nel XIV Municipio (periferia ovest) a 12 km dal centro, fra i quartieri di Primavalle e Torrevecchia. Conta circa 200 persone al suo interno, di cui 110 sono i minori – non sono presenti linee di trasporto scolastico – suddivisi in circa 40 nuclei familiari. Le 31 unità abitative vengono segnalate in cattivo stato, “in assenza di manutenzione ordinaria e ampliate con strutture realizzate attraverso materiale di risulta”. Secondo la Polizia Locale, al campo Lombroso è riconducibile una delle più importanti gestioni dei mercatini dell’usato “abusivi” della Capitale.

GORDIANI – Il campo di via dei Gordiani 325, nel V Municipio (periferia est), risulta essere il villaggio più “centrale”, distante solo 7,3 km dalle Mura Aureliane, fra i quartieri Villa De Santis, Prenestino e Tor Pignattara. E’ stato realizzato nel 2002 dalla prima Giunta Veltroni per accogliere 200 persone originarie della Serbia, alle quali si sono aggiunte una decina di famiglie provenienti dal vicino Casilino 900. Attualmente vi sono 160 ospiti, suddivisi in circa 50 nuclei familiari (ognuno con una unità abitativa), in un campo della superficie totale di 9.156 mq. A differenza di altre situazioni, qui non si registrano grosse lamentele da parte dei residenti e i container sono tenuti in maniera dignitosa. Sebbene il campo non sia dotato di linee scolastiche ad hoc, la zona è ben collegata, trovandosi proprio alle spalle della fermata Teano della Metro C.

CAMPING RIVER Situazione sotto controllo anche al Camping River, in via Tenuta Piccirilli 207, nel Municipio XV a nord della città, un’area di 11.151 mq di proprietà di un privato: realizzato nel 2005 dall’amministrazione Veltroni, l’attuale Giunta Raggi ha dato il via libera al bando per la nuova assegnazione della gestione. Qui risiedono 480 persone – suddivise in circa 90 nuclei familiari – di cui ben 190 sono minori. Il campo è sorto nel 2005 per la presenza di famiglie rom originarie del Kosovo, della Bosnia Erzegovina e della Romania. E’ fornito di servizio di guardiania e sorveglianza h24, ma le abitazioni consistono in case container al di sotto degli standard e vecchie roulotte.

I CAMPI INFORMALI: VIA SALVIATI – I campi informali di Salviati 1 e Salviati 2 sorgono a Tor Sapienza, zona est della Capitale (Municipio V) quartiere salito agli onori delle cronache nel novembre 2014 quando un gruppo di residenti, guidato da alcuni facinorosi di estrema destra, assaltarono un centro d’accoglienza per minori (solo successivamente ricondotto alla “galassia Buzzi”). Un fatto di cronaca precedente a quello, tragico, che ha portato alla morte della giovane cinese Zhang Yao. In totale vi vivono 400 persone di nazionalità serba e macedone (che non vanno d’accordo fra loro). I residenti lamentano soprattutto il fenomeno dei roghi tossici – documentato giornalmente dal presidente del Comitato di Quartiere locale, Roberto Torre – diffuso quanto se non più che a Salone e riconducibile soprattutto alla lavorazione del rame che viene recuperato dai materiali nei cassonetti. Nel 2016 la Polizia Locale, di concerto con la Guardia di Finanza, allontanò dall’insediamento una famiglia il cui capo risultava possedere 850mila euro in un conto corrente. 

MONACHINA E ARCO DI TRAVERTINO – Il campo di via della Monachina si trova nella periferia ovest, nel XIV Municipio, vede la presenza di circa 200 persone. Si trova a poca distanza dal campo Lombroso. E’ tristemente noto per essere l’insediamento dove risiedeva il ragazzo di 17 anni che investì a morte una donna di nazionalità filippina nei pressi della fermata Battistini della metro A. Perfettamente integrati nel quartiere, invece, gli ospiti del campo informale di Arco di Travertino, nel VII Municipio (zona Appio-Tuscolano) con pochi container che fanno capo a un ramo della estesissima famiglia Halilovic.

GLI ALTRI INSEDIAMENTI PIU’ PICCOLI – Poche decine di persone si registrano, infine, nel II Municipio, dove è presente l’insediamento di via del Foro Italico, nel IV dove si trovano il campo di via Spellanzon (zona Casal Bruciato) e di via Aldisio (San Basilio); nel VII quello di via Schiavonetti (Tor Vergata), via Grisolia (Morena) e di via di Ciampino (limitrofo a La Barbuta); nell’VIII c’è il “campo tollerato” adiacente all’Ex Fiera di Roma e quello di via delle Settechiese – abitato da soli sinti; nel X si trova l’insediamento di via Ortolani (Dragona).