Il processo Stamina, per quanto riguarda il cosiddetto “filone bresciano”, è terminato con 4 condanne a due anni di carcere. I giudici del Tribunale di Torino si sono espressi in merito alla vicenda che ha riguardato la controversia terapia – ritenuta da una commissione di esperti “illegale” e “inefficace” – promossa da Davide Vannoni, ancora in carcere nonostante problemi di salute “già noti”, e che venne sperimentata agli Spedali Civili di Brescia. Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli solo di somministrazione di farmaci imperfetti e sono stati assolti da tutti gli altri capi d’accusa, fra i quali l’associazione per delinquere. Vannoni, presidente e fondatore di Stamina attraverso cui adescava pazienti per portarli all’estero (in particolare in Georgia) con promesse di cure, era stato arrestato nella sua casa di Moncalieri il 26 aprile scorso per associazione a delinquere con l’aggravante della transnazionalità, oltre che truffa aggravata e somministrazione di farmaci considerati non conformi.

I quattro medici dell’ospedale bresciano condannati sono il pediatra Fulvio Porta, la responsabile del laboratorio cellule staminali, Arnalda Lanfranchi, la ex direttrice sanitaria Ermanna Derelli e la segretaria scientifica del Comitato etico Carmen Terraroli. Il tribunale ha accertato le responsabilità degli imputati solo per il periodo compreso fra il 2011 e il 15 maggio 2012. A quella data, infatti, alcuni giudici del lavoro di varie sedi giudiziarie italiane cominciarono a ordinare agli Spedali (su richiesta delle famiglie dei pazienti) di proseguire con la cura Stamina. Ma non ci sono esclusivamente le ordinanze dei giudici del lavoro a ridurre la condanna degli imputati del processo Stamina. C’è anche il “decreto Balduzzi” del 25 marzo 2013 a contribuire ad una parziale assoluzione. Lo si ricava dalla sentenza letta oggi dal Tribunale di Torino. Il decreto, in pratica, consentiva agli Spedali Civili di continuare con le terapie già cominciate. Per effetto delle ordinanze del Tribunale del lavoro, invece, “il fatto non costituisce reato”. I giudici “non hanno voluto prendere nella giusta considerazione tutte le evidenze che ci scagionano dalla somministrazione di farmaco imperfetto, che si è svolta in ottemperanza ad una delibera aziendale”. Così Lanfranchi e Porta hanno commentato la sentenza di condanna sul caso Stamina.

La Regione Lombardia, il ministero della Salute, l’Aifa, Medicina democratica e tre famiglie hanno ottenuto il diritto a un indennizzo, da quantificare in sede civile, e il rimborso delle spese legali (il totale ammonta a circa 25mila euro). La sentenza, per decisione del tribunale, sarà pubblicata sul sito del dicastero guidato da Beatrice Lorenzin. Il ministro bloccò la sperimentazione il 10 ottobre 2013 dopo un parere del Comitato scientifico e dell’Avvocatura di Stato.

“La condanna – spiega all’AdnKronos Salute Luigi Chiappero, l’avvocato di uno dei medici condannati – riguarda solo un periodo limitato di tempo”. I 4 professionisti sanitari dei Civili coinvolti sono gli unici che, non avendo scelto riti alternativi, sono andati a processo. “Aspettiamo di leggere il testo della sentenza che sarà depositata entro il 28 luglio – prosegue Chiappero – Ci saranno dei ragionamenti da fare soprattutto riguardo a una legge successiva che scrimina” riguardo alla somministrazione di farmaci imperfetti. “Ma è importante – commenta – che i medici siano stati assolti con formule ampie per tutti gli altri addebiti, fra i quali ricordo l’associazione per delinquere, la truffa ai danni della Regione, l’abuso di ufficio, il commercio di farmaci. Tutte accuse cadute. La valutazione da un punto di vista complessivo sull’esito di oggi è positiva per 3 quarti. Ricorreremo in appello e cercheremo di correggere anche quest’ultima parte non positiva. Crediamo di poterlo fare con ottime speranze. La causa è incanalata verso quel risultato”. Il cosiddetto “metodo Stamina” proposto da Vannoni, era approdato agli Spedali Civili di Brescia nel 2011, nell’ambito di un progetto di collaborazione fra la struttura lombarda e Stamina Foundation – che aveva come coordinatore Porta e che ricevette il via libera del Comitato etico – in base al quale si prevedevano infusioni di staminali mesenchimali per 12 pazienti, fra cui diversi bambini. Dopo lo stop decretato dall’Aifa nel 2012, era scattata una pioggia di ricorsi di persone sotto trattamento che chiedevano la prosecuzione delle somministrazioni. Ricorsi che si erano moltiplicati dopo l’approvazione del Dl Balduzzi del 2013.