Cinque anni e quattro mesi dopo di uno dei più grandi naufragi della storia della marineria italiana costato la vita a 32 persone, è arrivata la sentenza per Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia cui il capo della sala operativa della Guardia Costiera dovette urlare di ritornare a bordo perché aveva abbandonato la nave con 4mila persone a bordo. I giudici della Cassazione hanno confermato la condanna a 16 inflitta in secondo grado. Per l’imputato adesso si aprono le porte del carcere. Gli avvocati avevano fatto sapere che Schettino, a condanna confermata, si sarebbe costituito in carcere. Secondo uno dei legali si trova davanti al carcere di Rebibbia. “Busso in carcere per costituirmi perché credo nella giustizia. Le sentenze si rispettano, vado in carcere e mi costituisco” ha detto al suo avvocato. Per prescrizione sono stati eliminati due mesi di arresto per delitti contravvenzionali. L’avvocato Massimiliano Gabrielli, legale di parte civile, si dice soddisfatto del verdetto degli ermellini: “Resta il rammarico che in carcere vada solo lui. Sul banco degli imputati mancava la compagnia le cui responsabilità non sono state accertate”.  “Questa sentenza dimostra che la procura di Grosseto ha lavorato bene, anche se alla fine mi dispiace umanamente…” commenta Francesco Verusio, l’ex procuratore capo di Grosseto che, con i magistrati Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza e Maria Navarro, ha guidato le indagini. La notizia della condanna di Schettino compare sui siti dei principali quotidiani del mondoBild, Bbc, El Pais, Le Monde.

Il marito di una vittima: “Sentenza ampiamente meritata” 
Schettino questa sentenza se l’è ampiamente meritata. Per le sue bugie e per il poco rispetto che ha avuto, anche dopo, nei confronti delle vittime di quel terribile naufragio”. Così commenta il verdetto della Cassazione Elio Vincenzi, marito di Maria Grazia Trecarichi, originaria di Leonforte, la donna morta nel naufragio del 13 gennaio del 2012 e i cui resti sono stati trovati, solo grazie al Dna nell’ottobre del 2013. Vincenzi ha patteggiato un risarcimento danni con la Costa Crociera. “Sono ultrasessantenne ed avevo allora una figlia minore. Temevo di non vedere la fine del processo”.

“Nessun commento” da parte del comandante Gregorio De Falco, l’ufficiale della guardia costiera che con il suo “salga a bordo, cazzo” intimò a Francesco Schettino di tornare sulla nave la notte del naufragio della Concordia al Giglio. Il militare ha opposto un cortese rifiuto a qualunque domanda ammettendo solo che sta viaggiando da Napoli (dove sta svolgendo il nuovo incarico) verso Livorno per trascorrere il weekend in famiglia. La moglie dell’ufficiale Raffaella De Falco, ha invece riferito solo poche parole, commentando la sentenza e il fatto che Schettino si sia già costituito a Rebibbia: “Mi auguro che ora abbia il tempo di meditare su quello che ha fatto e soprattutto sulle sue condotte successive a quella immane tragedia”

La difesa di Schettino: “Ricorreremo a Strasburgo”
“Aspettiamo le motivazioni della sentenza della Cassazione ma sono una persona che non si dà per vinta e ritengo che nel processo a Schettino ci siano state una serie di violazioni dei diritti di difesa dell’imputato e faremo ricorso alla Corte di Strasburgo – dice l’avvocato Saverio Senese che difende l’imputato insieme a Donato Laino -. Schettino riconosce di essere il responsabile ma non colpevole perché sulla Concordia c’era un team di comando, lui non era solo e la nave presentava molte deficienze. Gli italiani hanno sempre bisogno di crocifiggere qualcuno” prosegue il difensore che per il suo assistito si era augurato “un verdetto senza il sapore della vendetta“. Per il naufragio della Costa Concordia, costato la vita a 32 persone, sono stati condannati in patteggiamento, tutti con pene inferiori ai tre anni di carcere, il comandante in seconda Ciro Ambrosio, il terzo ufficiale Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin, il responsabile sicurezza della Costa Crociere Roberto Ferrarini e l’hotel director Manrico Giampedroni.

Il parroco di Meta: “Responsabilità non solo di Schettino”
“È stata un’attesa triste quella di oggi” fa sapere il parroco Don Antonio Soldatini, che celebra messa tra la chiesa di Santa Lucia a due passi dalla casa dell’ex comandante Schettino: “Sono dispiaciuto per lui, che resta sempre un amico, una persona perbene, sono dispiaciuto per la sua famiglia e per le famiglie che hanno perso un caro durante il tragico naufragio del 13 gennaio 2012. Sono fatalità, a volte la vita ci mette alla prova. Ma credo che le responsabilità non siano state solo le sue“. “Si chiude una parentesi dolorosa ma rimane ancora aperta una ferita per la comunità di Isola del Giglio. Continuano infatti su altri tavoli le vicende giudiziarie in ambito civile” dice detto il sindaco di Isola del Giglio Sergio Ortelli -. Rimane ad oggi tutta l’amarezza dell’intera popolazione e del sindaco che la rappresenta per la strada ancora tutta in salita che ci vede, nostro malgrado, protagonisti per il riconoscimento dei danni subiti e delle somme anticipate durante l’emergenza“. “Dobbiamo avere 568.000 euro anticipati nell’emergenza e che Costa non ci vuole riconoscere, ma noi adiamo avanti”, ha aggiunto Ortelli riferendosi al contenzioso in sede civile. “Sono passati cinque anni, il Giglio ha dato tanto, ma resta l’amaro in bocca perché gli unici rimasti al palo siamo noi: non ce lo meritavamo”.

Il pg aveva chiesto inasprimento della pena
Il pg Francesco Salzano, durante la requisitoria dello scorso 20 aprile, non solo aveva chiesto la conferma della condanna a 16 per l’unico imputato rimasto – gli altri hanno patteggiato – ma anche di valutare la possibilità di inasprire la pena. “È stato un naufragio di tali immani proporzioni e connotato da gravissime negligenze e macroscopiche infrazioni delle procedure” che non è possibile concedere le attenuanti all’ex comandante che deliberatamente “non inviò il segnale di falla all’equipaggio per far scattare l’ammaina scialuppa e mettere subito in salvo i passeggeri”.

Nella sua arringa l’avvocato Donato Laino ha sostenuto una tesi opposta: “Tutta la vicenda giudiziaria si è incentrata su Schettino definito criminale quando invece si è trattato di un incidente. Tutto è ruotato attorno a Schettino dipinto come uno ‘sborone’ e sempre inseguito dalle telecamere. Il suo ruolo è stato deciso a tavolino. Lo si accusa anche di essersi messo in salvo: mentre la nave stava cadendo si pretendeva che lui facesse la cariatide e la tenesse su! Schettino è il colpevole ‘ideale’. La difesa in aula oggi ha parlato anche di complotto: “Ci sono elementi significativi che sulla Costa Concordia ci fu un’attività di sabotaggio: qualcuno aveva manomesso l’ecoscandaglio, elementi del radar e l’allarme visivo” e inoltre “ci sono indizi convergenti di un complotto degli ufficiali ai danni di Schettino al quale omisero di dire che la nave era fuori rotta quando lui prese il comando di notte al buio, in un punto imprecisato di una rotta imprecisato”. La Costa Concordia, la sera del naufragio, era fuori rotta e Schettino “non solo non sapeva dove la nave fosse, ma c’è la prova che non lo sapeva perché se avesse saputo che gli scogli erano così vicini non avrebbe ordinato di aumentare la velocità” ha sottolineato l’altro difensore, l’avvocato Saverio Senese.