“Sei un pedofilo, un maniaco”, “veniamo nel tuo bar, ti picchiamo e lo distruggiamo”. Questo è solo uno tra le migliaia di messaggi ricevuti in pochi giorni da Alfredo Mascheroni, 24enne di Collecchio, paesino di 15mila abitanti in provincia di Parma. Il suo profilo Facebook è finito all’interno di una delle numerose catene che nascono e si diffondono sul social network: “Ciao, per favore segnali questo profilo? È un bastardo che manda foto nude a tutti, è un pedofilo”, si legge nel testo incollato sui 20mila post circolati in meno di una settimana. “Venerdì – racconta il ragazzo a Ilfattoquotidiano.it – mi sono svegliato con centinaia di notifiche Facebook e Messenger. Quando sono entrato nel mio profilo ho trovato una sfilza di offese e minacce che, inizialmente, non capivo. Sono innocente, ma ho capito che con un click si può rovinare la vita a una persona”.

Tutto è iniziato venerdì 5 maggio quando, appunto, Alfredo ha ricevuto i primi messaggi su Facebook. “C’erano almeno 50 notifiche nella messaggistica privata e 30 richieste di amicizia – ricorda Alfredo –. Si passava dalle offese e alle accuse di pedofilia, fino alle minacce a me e alla mia attività (Alfredo fa il barista nel suo paese, ndr). Addirittura c’è chi mi ha corteggiato o chiesto di poter avere le immagini, oppure chi mi ha accusato di inviare foto a sua moglie. Quando gli ho chiesto di mostrarmele, però, si sono inventati un sacco di scuse perché non le avevano”.

Nonostante Alfredo abbia pubblicato sul suo profilo numerosi post in cui spiega di essere vittima di una delle tante bufale, o fake news, che circolano sul web e sui social network, i messaggi e le richieste di contatto non sono diminuite. “Ormai siamo ad almeno mille messaggi e 300 richieste d’amicizia”, dice. Così, Alfredo ha deciso di rivolgersi ai responsabili di Facebook per capire come fosse possibile rimediare e, soprattutto, risalire al fabbricatore della bufala: “Nello specifico – racconta il 24enne – ho segnalato il profilo della prima persona che mi ha scritto. Si tratta di una donna che da alcune verifiche risulta avere otto diversi profili. Da Facebook, però, mi hanno risposto che non c’era alcuna anomalia e che loro non potevano farci niente”.

Intanto, la voce si è sparsa velocemente anche nel piccolo Paese in cui Alfredo vive. Oltre alle chiamate sul proprio cellulare, ai messaggi e alle offese ricevute sui social da tutta Italia, ma anche da Spagna, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, il ragazzo deve convivere ogni giorno con gli sfottò e i dubbi dei concittadini. “L’altro giorno ho incontrato per strada mio zio, che non ha Facebook, e mi ha subito fermato preoccupato – racconta – ‘Alfredo, le persone mi dicono che sei un pedofilo’, mi ha detto”. Oltre agli sguardi per strada e agli sfottò degli amici, il giovane si è anche sentito dare del pedofilo o dello stupratore in piazza. Una situazione che, oltre a mettere il giovane imprenditore in difficoltà, lo preoccupa anche per possibili ritorsioni nei suoi confronti: “Io ho paura soprattutto per la mia incolumità e quella del mio locale – racconta – Se uno squilibrato, fomentato da questa bufala sui social, entra con intenzioni violente può diventare pericoloso. Inoltre, ho una compagna dalla quale mi sto separando e una bambina di un anno e mezzo. Fortunatamente mia figlia è troppo piccola per capire e la mia ex fidanzata mi difende pubblicamente”.

Ad Alfredo non è rimasto che sporgere denuncia alla Polizia Postale per cercare di risalire al responsabile di questa catena diffamatoria. Gli agenti gli hanno spiegato che il post ha già ottenuto oltre 20 mila condivisioni, è diventato virale dentro e fuori i confini italiani, e per questo avrebbero dovuto effettuare accertamenti sulla sua attività online per accertare che le accuse nei suoi confronti non siano effettivamente fondate. “Non mi fermerò fino a quando non avrò dimostrato la mia innocenza – conclude Alfredo – Con un amico esperto di informatica stiamo svolgendo verifiche indipendenti dall’attività della Polizia e ho assunto due avvocati. Prima di venerdì non avrei mai immaginato di diventare vittima delle bufale del web. Condividere una notizia o un post senza verificarli costa un click, ma quel click può veramente uccidere una persona. Io ho un carattere abbastanza forte e cerco di ignorare chi mi attacca, ma la cronaca ci dice che altri non ce l’hanno fatta e hanno preferito togliersi la vita”.

Twitter: @GianniRosini