Qualche tempo fa mi sono occupata per Diario Terziario, il mensile di Filcams nazionale allegato a Rassegna sindacale, di un caso emblematico per quanto riguarda il sistema alberghiero romano. Si trattava di Hotel Princess: quattro stelle, 290 camere, velluti alle pareti, soltanto 15 dipendenti diretti, e una chiusura che risale al 21 febbraio 2017; nessun preavviso, nessuna procedura. Come può accadere?

L’inghippo sembra stare tutto nel numero di dipendenti, frazionato negli anni attraverso le terziarizzazioni di comparti come quello delle pulizie e della ristorazione, che coinvolgevano un’altra trentina di lavoratori. “Avviene tutto – mi raccontò al telefono uno dei lavoratori colpiti dal licenziamento – nel giro di 45 minuti, tra le 6:00 e le 6:45 del mattino. Lettera di licenziamento immediato ai dipendenti che quella mattina si erano recati puntuali sul posto di lavoro per prendere regolare servizio”. Sembra banale sottolinearlo, ma la cessazione di un’attività non si decide il giorno prima, ed è proprio la modalità del licenziamento collettivo, dalla sera alla mattina, che sconcerta.

“Il disconoscimento del ruolo sindacale è lampante e appare premeditato – sottolinea Anna De Marco, segretaria di Filcams Cgil che si è occupata del Princess a Roma – “L’albergo ha una licenza e probabilmente verrà acquisito da qualcun altro; l’obbiettivo per noi è necessariamente quello di vincolare chiunque decida di portare avanti l’attività all’assunzione di quei lavoratori”. Il dubbio che poi mi sottolinea è quello che la proprietà possa rilevare se stessa e che assuma nuovo personale a basso costo.

Attualmente i lavoratori sono in Naspi per due anni, e percepiscono indennità di disoccupazione anche gli oltre 130 lavoratori di un altro grande hotel romano, il Hotel de la ville, che poco dopo del Princess ha chiuso con modalità simili per quanto riguarda la mancanza di interlocuzione e spiegazioni con la proprietà. Su questo mi aggiorna Elena Schifino, segretaria regionale Filcams Roma-Lazio: “Questa volta il numero dei dipendenti diretti ha imposto l’avviamento di una regolare procedura di licenziamento collettivo per cessazione dell’attività per mancato rinnovo del contratto d’affitto alla società, con il preavviso previsto. Mentre però l’Hotel Princess è attualmente ancora al buio, sappiamo che Hotel de la ville sta per essere ristrutturato e una ristrutturazione è di per sé un fatto positivo, che si può gestire in vari modi. Ma se tutto avviene in sordina c’è qualcosa sotto”. E aggiunge: “Ciò che è avvenuto, è evidente si caratterizzi come una vera e propria pulizia di personale”.

Proviamo quindi a tirare le somme. Circa 200 famiglie romane in difficoltà, nel giro di pochi mesi, se consideriamo anche le attività indotte. Due casi caratterizzati da più elementi comuni, che rischiano di fare da apri-pista a nuove strategie di chiusura, più di quanto avvenga da sempre fisiologicamente. Siamo di fronte all’esclusione di un dialogo con i sindacati, atta a diminuire, se non a eliminare, quelle garanzie e quei diritti che ai lavoratori sarebbero dovuti, utilizzando nel primo caso le esternalizzazioni e nel secondo il silenzio e le omissioni, dentro un contesto istituzionale che appare sempre più debole e sempre meno incisivo nell’affrontare tali situazioni.

La diffusione di queste strategie evidenzia la volontà di abbassare sempre di più il costo del lavoro nel settore del turismo, determinando, oltre all’evidente impatto sociale che la continua frammentazione del mondo del lavoro produce, un impatto disastroso sui servizi caratterizzanti del settore stesso. “Il Turismo in Italia è ormai ridotto ad un mantra a uso e consumo di politici in campagna elettorale”. Mi scrive ieri, a proposito di queste due storie, Cristian Sesena, segretario nazionale della Filcams per il turismo: “Un bene per sua natura non delocalizzabile, in cui però i lavoratori continuano a pagare scelte imprenditoriali avventuristiche e prive di visione. Non stupisce che il Bel Paese sia in cima ai desideri degli stranieri che pensano ad un viaggio all’estero. Peccato che poi molti di questi stranieri scelgano altre mete più strutturate, anche nella qualità del servizio, che può essere garantita solo da addetti che operano in un quadro adeguato di tutele e garanzie”.

Ecco. Qualità del servizio, tutele e garanzie. Sono queste le parole chiave ormai sempre più disattese e che, insieme, rotolano su un piano inclinato a una velocità sempre più incontrollabile.