Le foto postate sui social e i filmati passati al setaccio per tre giorni hanno dato i primi risultati: settanta nomi e cognomi finiti sul tavolo del procuratore aggiunto Alberto Nobili. Ne arriveranno altri, ma da quei 70 volti inizia la ricostruzione di quanto accaduto sabato 29 tra il cimitero Maggiore e viale Argonne, dove i neofascisti si sono radunati per “commemorare” i caduti della Rsi e i militanti uccisi negli anni Settanta, Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi. Una beffa per le istituzioni e le autorità che in occasione del 25 aprile avevano vietato parate ed esibizioni di vessilli nel Campo Dieci del cimitero alla periferia di Milano. Quattro giorni più tardi, Lealtà Azione e CasaPound Italia avevano messo in atto il blitz rivendicando l’azione su Facebook con uno scatto che immortalava quasi un migliaio di ‘camerati’ con il braccio teso per il saluto romano. “A seguito delle inutili e ignobili polemiche sollevate dall’Anpi e dal sindaco – avevano scritto in una nota – abbiamo ricordato gli oltre mille caduti della Repubblica sociale italiana in un’altra data simbolo per le nostre comunità”. Tutto all’insaputa di Digos e carabinieri. Una beffa e una sfida allo stesso tempo. La risposta delle autorità era stata anticipata dal prefetto Luciana Lamorgese, che già domenica aveva detto: “Saranno identificati e denunciati all’autorità giudiziaria”.

Dopo tre giorni, ecco i primi nomi. Come anticipato da La Repubblica e Il Giorno, c’è quello di Gianluca Iannone, leader di CasaPound. E con il suo, sono stati riconosciuti un’altra settantina di esponenti dell’estrema destra, non solo milanese, quasi tutti appartenenti a Lealtà Azione e CasaPound. Al vaglio degli investigatori, oltre alle immagini postate sui social, ci sono i filmati della Scientifica durante la parte autorizzata della manifestazione in ricordo di Carlo Borsani, Enrico Pedenovi e Sergio Ramelli andata in scena tra via Paladini e viale Argonne. Anche lì, infatti, verso la fine della commemorazione, quasi duemila militanti si sono esibiti in un saluto romano collettivo durante il rito del “presente”. Toccherà ora ai magistrati valutare se e quali reati sono ipotizzabili a loro carico. Le ipotesi variano dall’apologia di fascismo alla manifestazione non autorizzata per chi ha partecipato al raduno clandestino nel Campo Dieci.

Sabato, poche ore dopo aver lanciato un messaggio di “pacificazione”, era stato il sindaco Giuseppe Sala a condannare la provocazione e a chiedere una reazione “perché la nostra Costituzione e le nostre leggi siano rispettate”. Mentre ieri il consigliere di Milano in Comune, Basilio Rizzo, ha parlato di un gesto “che va condannato con un atto istituzionale da parte di tutto il Consiglio comunale” e sottolineato che “la cosa più grave è che oltre mille persone si siano radunate senza che nessuno sapesse niente”. Sulla stessa lunghezza d’onda, Paolo Limonta di Sinistra X Milano: “Serve una presa di distanza da parte di tutte le forze politiche”. Ma da destra Riccardo De Corato, ex vice-sindaco e capogruppo di FdI-An in Regione, ha parlato di “zelo giudiziario a senso unico” e il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha commentato: “Cancellerei i reati di opinione. E’ la storia che ha processato e condannato alcune idee, non deve essere un giudice”.