Primarie Pd? Il mio timore è che si sia trattato di un esercizio democratico molto nobile, ma un po’ una conta interna. E quindi rischia di essere un elemento solipsistico e autoreferenziale, dietro il quale però c’è la celebrazione di un uomo che nel frattempo ha perso il contatto con la realtà e con il Paese“. E’ l’analisi del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, intervenuto a Otto e Mezzo (La7) assieme a Tommaso Cerno, direttore dell’Espresso, e a Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri. “Faccio un po’ fatica a usare la parola ‘successo’ per la vittoria di Renzi alle primarie Pd” – continua Scanzi – ” Il Pd deve vantarsi di due cose, e lo fa legittimamente: è l’unico partito che fa le primarie, e questa è una cosa straordinariamente democratica. In più, ancora oggi, sebbene i numeri decrescano, questi sono importanti e non sono minimamente paragonabili né coi clic del M5S, né con il centrodestra che neanche fa le primarie. Ma credo che ieri sia finita una certa fase del Pd e che sia diventata quella del PdR, il Partito di Renzi“. E aggiunge: “C’è il rischio che Renzi sia stato votato da coloro che lo hanno votato o che lo avrebbero votato a prescindere. Non vedo onestamente un Renzi cambiato, né particolarmente autocritico. E’ ancora lì che, con Richetti, parla di gufi. Non mi sembra che abbia fatto quel bagno di umiltà auspicato. Non credo neppure che sia così eroico aver battuto Orlando ed Emiliano, che non erano esattamente dei pesi massimi“. A Mieli che gli chiede cosa potrebbe fare Renzi per conquistare il suo voto, la firma del Fatto risponde: “Per avere il mio voto Renzi non deve fare niente. perché siamo lontani anni luce e sopravviviamo entrambi. Ma per vincere le elezioni, tenendo conto che siamo in un momento tripartitico, la forza e il futuro di Renzi non sono vincere delle elezioni che ha già vinto, cioè le primarie, ma è riconquistare i delusi che hanno creduto in lui tre anni e mezzo fa