Oceani sommersi in altri mondi del Sistema solare. Due, in particolare, i più promettenti. Le lune di Giove e Saturno, rispettivamente Europa, uno dei satelliti medicei scoperti più di quattro secoli fa da Galileo, ed Encelado, in orbita intorno al ‘signore degli anelli’. Il tema, affascinante, è sempre lo stesso: la ricerca di possibili tracce di vita aliena. Di pianeti abitati oltre la Terra, parte di quegli infiniti mondi narrati da Giordano Bruno più di 400 anni fa.

La Nasa sembra aver preso gusto nel creare un clima di attesa intorno alle proprie scoperte. Le sue conferenze stampa sono accompagnate, giorni prima, da annunci tanto sibillini quanto misteriosi. È stato così due mesi fa con la scoperta di sette pianeti gemelli della Terra, uno straordinario laboratorio a soli 39 anni luce dal Sistema solare. Ora il copione si ripete, con la conferma della presenza di sorgenti idrotermali negli “oceani al di fuori della Terra”.

Sbuffi di gas su lune di Saturno e Giove
La Nasa afferma di aver trovato le prove della presenza di “sbuffi d’idrogeno dalla superficie gelata di Encelado”. Questi geyser cosmici che si proiettano nello spazio, descritti in uno studio pubblicato su Science, rappresentano per gli scienziati della Nasa, un “possibile indizio della presenza di vita microbica”. Energia chimica simile alle sorgenti idrotermali terrestri. “Abbiamo compiuto un importante passo avanti per trovare una risposta alla domanda: c’è vita fuori dalla Terra?”, spiega Thomas Zurbuchen, associate administrator della Nasa, nel corso della conferenza stampa di Washington.

Analoghi sbuffi sono stati osservati anche sulla luna di Giove, Europa. I dati, in questo caso, sono illustrati in uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal Letters. Una scoperta che gli scienziati della Nasa definiscono “intrigante, in grado di aprire scenari sorprendenti”. “La questione se la vita esiste o no oltre la Terra è uno degli interrogativi più antichi dell’umanità. Ancora senza risposta. Oggi, però – spiegano gli astrobiologi della Nasa – per la prima volta nella storia abbiamo gli strumenti, la tecnologia adatta per provare a rispondere a questo interrogativo. E sappiamo anche dove andare a trovare questa risposta”. Europa ed Encelado sono, per la Nasa, due delle mete dove concentrare le ricerche. Mete da oggi meno lontane.

Oceani sommersi in mondi gelidi
Le ultime scoperte annunciate dal quartier generale Nasa di Washington sono il risultato dei dati raccolti dal celebre telescopio spaziale Hubble, e dalla missione Cassini, di cui l’Italia è uno dei partner, insieme alla Nasa e all’Esa, con l’Agenzia spaziale italiana (Asi). Una sonda, quest’ultima, che dal 2004 studia Saturno e il suo sistema di lune, una sessantina. E che, prima del suo tuffo finale sul pianeta degli anelli, atteso per settembre 2017, si è gettata nei geyser di Encelado, abbondanti nel polo Sud, regalandoci nuove preziose informazioni su questa luna. “La missione Cassini aveva già scoperto l’esistenza dell’oceano di Encelado nel 2014. Già allora – si legge sul sito dell’Asi – c’era il sospetto che quell’ambiente avrebbe potuto ospitare la vita. I dati appena pubblicati rafforzano quel sospetto”.

Esplorare il cielo con velieri cosmici…
La conferenza stampa della Nasa è anche l’occasione per presentare il ‘veliero’ che nel prossimo decennio navigherà nel passato di Europa, per studiare l’oceano d’acqua salata che si cela sotto la crosta ghiacciata della luna galileiana. Un ambiente, secondo gli studiosi della Nasa, simile alle bocche idrotermali presenti sulla Terra nelle profondità oceaniche. La nuova sonda si chiamerà ‘Europa Clipper, come le agili e veloci imbarcazioni a vela a più alberi che, a fine Ottocento, solcavano gli oceani lungo le rotte commerciali. La sonda – un progetto coordinato dal Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa – effettuerà almeno 45 sorvoli ravvicinati su Europa. Saranno appuntamenti brevi e rapidi, durante i quali il veliero cosmico catturerà scatti ad alta risoluzione della luna medicea, per ricostruire la storia geologica della sua crosta gelata, e del suo oceano sommerso. Le intense radiazioni provenienti dal campo magnetico dell’ingombrante vicino, Giove, non consentono, infatti, soste troppo prolungate. Pena mettere a rischio la strumentazione di bordo.

…e sottomarini spaziali
La Nasa non è nuova a progetti esplorativi così ambiziosi, che sembrano usciti dalla penna di scrittori di fantascienza come Jules Verne. Come il progetto di una missione con un sottomarino, per esplorare laghi e mari di Titano, altra luna di Saturno. Un prezioso aiuto, intanto, potrebbe arrivare dal successore di Hubble che, nonostante il risultato di oggi – l’ultimo, in ordine di tempo di un’onorata carriera lunga più di un quarto di secolo, durante la quale ci ha regalato alcune tra le più affascinanti immagini dell’universo – è destinato alla pensione. Il prossimo anno sarà spedito nello spazio un telescopio ancor più potente e sofisticato, destinato a prenderne il posto: il James Webb space telescope. Tra i suoi obiettivi principali, proprio lo studio di nuovi mondi, in cerca di possibili indizi di vita aliena.

Lo studio su Science
Lo studio su The Astrophysical Journal Letters