Tra i 35 Paesi dell’Ocse, l’Italia è al terzo posto per livello delle tasse sui salari che gravano sulle famiglie monoreddito con due figli: per loro la differenza tra costo pagato dal datore di lavoro e busta paga netta è del 38,6%. Va peggio alle persone sole, soggette a un cuneo fiscale del 47,8%, il quinto più alto tra quelli che si registrano nei 35 Stati aderenti all’organizzazione parigina. La Penisola è invece al quarto posto (con il 38,6% di cuneo) per tassazione sulle coppie che hanno un unico figlio. Sono i dati contenuti nel rapporto Taxing Wages 2017 diffuso dall’organizzazione parigina, che riporta i livelli di tassazione in vigore l’anno scorso. Per i single la situazione è peggiorata, visto che l’anno scorso Roma era al sesto posto in graduatoria.

La scorsa settimana, nel rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica, anche la Corte dei Conti ha sottolineato che la differenza tra stipendio netto e costo lordo per l’impresa, cioè appunto il cuneo fiscale, “eccede di ben 10 punti l’onere che si registra mediamente nel resto d’Europa”.

L’Ocse segnala che la media dell’area per un single senza figli è al 36%. L’Italia con il 47,8% registra quindi una media superiore di oltre dieci punti, dietro il Belgio (54%), la Germania (49,4%), l’Ungheria e la Francia (48,1%). Per il cuneo fiscale delle famiglie monoreddito con due figli la Penisola segue solo la Francia (40%) e la Finlandia (39,2%) e supera di 12 punti la media che si attesta al 26,6%. Il cuneo fiscale in Italia è diminuito rispetto al 2015 di 0,1 punti per le famiglie e di 0,08 per i single, mentre Francia e Finlandia lo hanno ridotto rispettivamente di 0,47 e 0,34 punti e di 0,30 e 0,22 punti. Lo scorso anno l’organizzazione ha corretto il dato italiano 2015 rivedendolo al ribasso, perché nella precedente rilevazione aveva preso in esame la situazione di un dipendente residente a Rome dove è in vigore l’addizionale più alta d’Italia.

Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, nell’area Ocse a febbraio è rimasto stabile al 6,1% mentre per l’Italia è all’11,5%. Il tasso è sceso di 0,1 punti nell’Eurozona, al 9,5%. Anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è sceso di 0,2 punti tra gennaio e febbraio, dal 12,5% a 12,3% nella zona dell’Ocse. Nell’eurozona l’indice è sceso di 0,4 punti, al 19,4%, il livello più basso dal febbraio 2009, ma resta superiore al 30% in Grecia (45.2% a dicembre, ultimo mese disponibile), Spagna (41,5%) e Italia dove è al 35,2% nonostante – afferma l’Ocse – una “forte riduzione negli ultimi tre mesi”. Riduzione che però, nella Penisola, si spiega soprattutto con l’aumento del tasso di inattività.