Corruzione, peculato, falso, abuso d’ufficio e a varie forme di concussione. Sono i reati contestati ai vertici della Sacal, la società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Gli arrestati sono Massimo Colosimo, presidente della Sacal, Pierluigi Mancuso, direttore generale, ed Ester Michienzi, responsabile Ufficio legale. Per i tre il gip di Lamezia Terme ha ordinato gli arresti domiciliari su richiesta della procura di Lamezia Terme, diretta da Salvatore Curcio. L’indagine è stata affidata agli uomini della guardia di finanza di Lamezia Terme e agli agenti della polizia di frontiera presso l’aeroporto.

Oltre ai tre indagati finiti agli arresti domiciliari, la procura di Lamezia Terme ha chiesto al gip l’emissione di 12 decreti di interdizione nei confronti di altrettanti componenti del consiglio di amministrazione della Sacal. Complessivamente sono 21 gli indagati e tra questi ci sono anche politici locali come il presidente della Provincia di Catanzaro Enzo Bruno (Pd), un maresciallo dei carabinieri Marcello Mendicino, il dirigente della Regione Calabria Giuseppe Mancini, l’ex vicepresidente della Sacal Giampaolo Bevilacqua, il consigliere di amministrazione della Sacal Emanuele Ionà e la referente del Centro provinciale per l’impiego di Catanzaro Angelina Astorino.

L’inchiesta, coordinata dai pm Marta Agostini e Giulia Maria Scavello, ha fatto luce sull’irregolare gestione del progetto “Garanzia giovani” finanziato con fondi pubblici e finalizzato a garantire un tirocinio retribuito presso la Sacal a  soggetti che avevano determinati requisiti.

“Le evidenze investigative – ha detto il procuratore Curcio durante la conferenza stampa – hanno dimostrato che, in ragione di pressioni indebite di ogni tipo, anche perpetrate da politici locali e dirigenti pubblici, siano stati selezionati soltanto amici e parenti degli indagati, attraverso interventi artificiosi sulle procedure di selezione previste dal bando pubblico”.

Il presidente della Provincia di Catanzaro Enzo Bruno è stato ascoltato dalla guardia di finanza mentre chiedeva l’assunzione per due persone. “Ricordati quelle due cosine… – è la frase del politico finita nell’ordinanza di custodia cautelare – Questa è una cosa che me la dovete risolvere”.

A proposito di Enzo Bruno, tra le intercettazioni registrate negli uffici della Sacal c’è quella in cui il presidente Colosimo, il direttore Mancuso e il consigliere del Cda Emanuele Ionà discutono di un incarico che dovrebbe assumere quest’ultimo: “Dobbiamo parlare con… perché è l’unico che… perché Enzo (Bruno, ndr) fa esattamente quello che dice Oliverio (presidente della Regione)”.

Quest’ultimo non è indagato ma dalle intercettazioni emerge un sistema clientelare che mina alle fondamenta l’Ente da lui guidato.

In un’altra intercettazione ambientale, infatti, il direttore Mancuso e la responsabile del personale della Sacal Sabrina Mileto fanno riferimento a un vero e proprio “elenco della Regione” dove sono stati appuntati i raccomandati dei politici.

Un elenco trovato dalla guardia di finanza e sequestrato assieme ad alcuni documenti “di notevole interesse investigativo che contribuiscono a delineare e chiarire – scrivono i magistrati – l’odioso modus operandi con cui la dirigenza Sacal seleziona i propri dipendenti”.

Tra questi documenti c’è anche un curriculum di una ragazza dove, da un lato, è annotata “l’indicazione ‘Giuseppe Gentile’. – scrivono i pm – Tale soggetto è verosimilmente identificabile nel noto politico calabrese Giuseppe Gentile, detto ‘Pino’, fratello di Antonio attuale senatore della Repubblica.

Tra gli indagati anche Bruno Vincenzo Scalzo, dipendente dell’Enav e fratello del più noto Antonio Scalzo (Pd), presidente del Consiglio regionale fino al 28 luglio 2015.

“Quella è più importante degli altri. Palermo Angela”. Il fratello del Consigliere regionale non ha avuto alcun pudore e, per il bando “Garanzia Giovani”, secondo gli inquirenti ha segnalato addirittura tre persone, compreso Luigi Torquato, il figlio del vicesindaco di San Mango D’Aquino, Pasquale Torquato (anche lui indagato).

Nel mirino della finanza è finito anche Roberto Mignucci, il rappresentante del consiglio di amministrazione indicato da “Aeroporti di Roma” (che ha quote nella Sacal). Anche lui ha tentato di partecipare alla lottizzazione degli assunti gestita dai dirigenti della Sacal definiti nell’ordinanza di custodia cautelare “completamente asserviti alla politica ed al potere, al punto di commettere consapevolmente delle gravissime violazioni a danno dell’ente da loro gestito (e quindi a danno dello Stato) pur di accontentare i propri referenti politici ed ottenere, di conseguenza, appoggi ed aiuti per le rispettive carriere”.

Nell’inchiesta non ci sono solo le irregolarità legate al progetto “Garanzia giovani”, ma anche numerosi episodi di peculato.  Stando a quanto affermato dal magistrato, infatti, gli indagati avrebbero speso migliaia di euro per “viaggi, pranzi e soggiorni per scopi personali, effettuati presso strutture ricettive di lusso, con indebita imputazione dei costi al bilancio della società a partecipazione pubblica”. Vacanze di piacere dove i dirigenti della Sacal si trasformano in amanti capaci di spendere anche 850 euro per il noleggio di una limousine pagata con soldi pubblici.

Sono emersi, infine, ulteriori episodi illeciti relativi all’affidamento di consulenze fantasma per decine di migliaia di euro. Consulenze per le quali sono stati i preferiti soggetti con requisiti inferiori rispetto ad altri concorrenti illegittimamente esclusi. Già da mesi si sapeva di quest’inchiesta perché alcuni tecnici dell’aeroporto erano riusciti a trovare le cimici che la guardia di finanza aveva nascosto nella sala riunioni della Sacal e nell’ufficio del presidente Colosimo. La Sacal nelle scorse settimane si è aggiudicata anche l’appalto per la gestione dell’aeroporto “Tito Minniti” di Reggio Calabria e dell’aeroporto di Crotone.