“Estraneo”. Oltre due ore per respingere le accuse, per affermare che lui in questa vicenda non c’entra nulla. La difesa di Gianfranco Fini, indagato dalla procura di Roma per riciclaggio, è avvenuta lontano da piazzale Clodio nel corso di un atto istruttorio che era stato sollecitato dallo stesso ex presidente della Camera. La vicenda è quella che tira in ballo la famiglia Tulliani (cognato, moglie e suocero di Fini) e l’imprenditore Francesco Corallo, il re delle slot da dicembre in carcere per un’evasione da centinaia di milioni.

Fini ha consegnato agli inquirenti, secondo quanto filtra, una voluminosa memoria in cui fornisce la sua versione dei fatti in relazione all’oggetto dell’inchiesta. Al termine dell’interrogatorio massimo il riserbo degli avvocati difensori Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno. I penalisti si sono limitati a dire che il loro assistito ha risposto a tutte le domande “respingendo in modo determinato ogni addebito”. La difesa si ritiene “soddisfatta” per come è andato l’atto istruttorio.

L’iscrizione scaturisce dalle perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani eseguite a dicembre 2016. Gli accertamenti bancari e finanziari hanno portato la Procura a chiedere ed ottenere l’emissione di una misura cautelare nei confronti di Giancarlo Tulliani che risulta però latitante a Dubai. Intanto oggi i legali del cognato di Fini hanno rinunciato a chiedere la revoca del provvedimento davanti ai giudici del Riesame.

Oggetto dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal sostituto Barbara Sargenti anche il rapporto di Fini con Corallo, figlio di Gaetano, ritenuto vicino al clan Santapaola. Una “contiguità” durata almeno fino al 2009 e che ha visto l’imprenditore partecipare anche al compleanno delle figlia di Fini nell’appartamento privato dell’allora presidente della Camera dei Deputati. E sarebbe proprio quel rapporto, secondo l’accusa, che ha spinto Corallo, “il titolare di un’impresa colossale”, a fare operazioni finanziarie e immobiliari assolutamente in perdita, tra cui l’acquisto della ormai famosa casa di Montecarlo, con i Tulliani.
Del rapporto tra Fini e Corallo parla anche Amedeo Laboccetta, l’ex parlamentare e uomo di fiducia di Corallo arrestato nel dicembre scorso ma ora scarcerato. L’ex An afferma ai magistrati che Fini aveva conosciuto Corallo nel luglio 2004, quando era vicepremier, in una vacanza di due settimane ai Caraibi a spese dell’imprenditore; che “su sua indicazione Proietti Cosimi (ex braccio destro di Fini, ndr) era intervenuto presso il direttore dei Monopoli per revocare una diffida a Corallo nel 2005”; che due anni dopo “aveva chiesto a Labocetta che Corallo acquisisse un immobile di cui era intermediario Giancarlo Tulliani, che lo stesso Labocetta definisce fatiscente”. Per queste dichiarazioni Fini oggi ha provveduto a denunciare l’ex deputato per calunnia.