Ordine di arresto a carico di Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, nell’ambito di una tranche dell’inchiesta della procura di Roma su una presunta associazione a delinquere transnazionale che riciclava tra Europa e Antille i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery (VLT). Il provvedimento del gip non è stato eseguito: Tulliani è residente a Dubai e risulta irreperibile.

L’ordine di arresto nasce da un approfondimento investigativo dell’attività d’indagine che aveva condotto il 13 dicembre scorso, all’arresto di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor, Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Labocetta, ritenuti capi e partecipi di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il profitto illecito dell’associazione, oggetto di riciclaggio, una volta depurato, secondo chi indaga sarebbe stato impiegato da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, in acquisizioni immobiliari, e destinato anche ai membri della famiglia Tulliani. Nell’inchiesta è indagato lo stesso Fini per riciclaggio.

A chiedere la misura cautelare sono stati il procuratore aggiunto Michele Prestipino ed il sostituto Barbara Sargenti. L’ordine di arresto costituisce uno sviluppo degli accertamenti che il 14 febbraio scorso portarono al sequestro preventivo di beni per un valore di 5 milioni nei confronti di Sergio, Giancarlo e Elisabetta Tulliani, accusati a vario titolo dei reati di riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio a partire dal 2008. Nella stessa inchiesta é indagato anche Gianfranco Fini per riciclaggio. L’inchiesta giudiziaria è quella che vede coinvolto Fini, d’intesa con Giancarlo e Elisabetta Tulliani, titolari delle società offshore Printemps Ltd, Tim Ara Ltd e Jaydene Holding Ltd, per la messa a disposizione di conti correnti delle stesse società per ricevere ingenti somme di denaro riconducibili a Corallo in un meccanismo di triangolazioni che coinvolgevano Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia. La risposta dell’ex presidente della Camera non si è fatta attendere: “Nei giorni scorsi ho dato mandato ai miei legali, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, di chiedere ai magistrati di essere interrogato, e oggi ho dato loro mandato di querelare per calunnia Amedeo Laboccetta” ha scritto Fini in una nota.

Giancarlo Tulliani vive da tempo a Dubai e, come emerso da alcune intercettazioni telefoniche, il suo auspicio non era quello di tornare in Italia. Il motivo? “Per evitare guai giudiziari”, come haa scritto il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del cognato di Gianfranco Fini. Per il giudice per le indagini preliminari, la richiesta di arresto è motivata da una “strategia criminale reiterata” di Tulliani, favorita da contatti politici e dalla abilità a muoversi a livello internazionale. Emblematico, per il magistrato, il tentativo – fallito – dell’indagato di trasferire 520mila euro da un suo conto in Mps ad un altro aperto presso gli Emirati Arabi. Secondo il gip la volontà di Tulliani di restare all’estero è evidenziata anche dalle relazioni avviate negli Emirati Arabi. Pertanto, per il gip il cognato di Fini deve essere arrestato in quanto, come responsabile di “numerosi episodi di riciclaggio” che hanno coinvolto anche la sorella Elisabetta e lo stesso ex leader di An, “potrebbe reiterare i reati accertati in un periodo di tempo che va dal 2008 al 2015″.