“Grazie per le parole del vescovo, che ci invita a salvare i nostri ragazzi dalle inquietudini. Ringrazio tutti voi per ogni vostra lacrima, perché le mie non sarebbero bastate. Dio non ha chiamato Emanuele perché era cattivo, l’ha solo ricevuto dalla cattiveria degli uomini, Dio l’ha accolto”. Lucia parla dalla chiesa di Santa Maria del Rosario di Tecchiena, durante i funerali del figlio Emanuele Morganti, massacrato fuori da un locale di Alatri nella notte del 24 marzo e morto due giorni dopo. Lei, insieme al papà, al fratello e alla sorella di Emanuele è rimasta accanto alla bara. E alla fine della funzione ha parlato alle centinaia di persone arrivate per l’ultimo saluto. “Emanuele era un angioletto, ma che dico, era un caciarone pieno di vita che ci faceva sentire vivi. A nome suo – ha aggiunto – chiedo un applauso a chi è in chiesa e chi è fuori, è il nostro grazie insieme alla richiesta di ricordare Emanuele nelle nostre preghiere. E tra le lacrime ha ringraziato anche le forze dell’ordine a nome suo, del marito Giuseppe e dei figli Melissa e Francesco.

La cerimonia si è conclusa con due colombe e decine di palloncini bianchi che salivano verso il cielo dal sagrato della chiesa. Come bianchi sono anche i fiori, le corone e la bara perché “Emanuele – spiega un amico che ha portato il feretro – è morto da innocente“. Poco prima che la bara lasciasse la chiesa, anche Melissa ha voluto leggere un messaggio per il fratello: “Sei venuto in un momento complicato per la nostra vita, ci hai portato il sorriso e asciugavi le mie lacrime quando piangevo e ciò che siamo stati non sarà mai portato via dagli assassini. Quando ho scelto il tuo nome – ha continuato – ho pensato al suo significato, speranza e amore. Adesso venga fatta giustizia e chi ti ha portato via abbia un nome. Grazie amore mio per aver reso speciale il nostro viaggio fino a qui. Ti amo, Minna”.

La funzione è stata celebrata dal vescovo Lorenzo Loppa che ha parlato di “una ferocia disumana, barbara e spietata” che si è abbattuta contro Emanuele. “Tutti si staranno chiedendo – ha proseguito – dov’eri Signore quando Emanuele veniva pestato? Il Signore risponde, ero in quel corpo martoriato, morivo lì un’altra volta”. E per Emanuele ha chiesto “tre regali”: “Nessuna tolleranza verso la violenza, scegliere la non violenza come stile di vita e amare di più la vita” e ha ricordato che “la non violenza si impara in famiglia“. E si è domandato: “Come stiamo accompagnando questi giovani alla vita? Chiediamocelo e non dimentichiamo che siamo cristiani. La forza straordinaria della Pasqua è l’opera di trasformare il mondo, così noi dobbiamo passare dal sentimento di vendetta uno di misericordia e alla responsabilità. Gesù è venuto non per insegnarci ad accettare la morte, ma per amare la vita. C’è un solo modo per far finire la violenza: è non rispondere con la violenza. Perché la violenza prospera sulla violenza”

In molti sono venuti a Tecchiena dai paesi vicini per assistere alle esequie e chiesa e spazio antistante sono gremiti. Bianche anche le magliette che indossano tutti gli amici di Emanuele. Davanti un cuore con la sua foto e dietro la scritta ‘Quando ormai si vola, non si può cadere più. ciao Emanuele’. Tanti anche gli striscioni appesi attorno alla chiesa: “Nessuno muore mai completamente… rimarrai sempre vivo dentro di noi!”, “Vorrei solo averti di nuovo accanto, stringerti e dirti che la vita è un po’ meno complicata se ci sei tu con me’ con la foto di Emanuele e di un suo amico. In un altro striscione, ancora una foto di Emanuele sorridente e accanto la scritta ‘Il perdono lasciamolo a Dio… Per Emanuele solo giustizia’.

Le indagini – Intanto proseguono le indagini: nella tarda serata di ieri c’è stato un nuovo sopralluogo dei carabinieri davanti al locale “Mirò” in piazza Regina Margherita, teatro del brutale massacro. E Franco Castagnacci, il padre di Mario, uno dei due fermati per l’omicidio, chiederà di essere ascoltato dalla Procura di Frosinone riguardo la sua posizione che lo vede indagato con l’accusa di rissa. “Lunedì presenterò istanza al procuratore”, spiega il suo avvocato, Marilena Colagiacomo. Proprio ieri sui social network è rimbalzata un’intervista rilasciata dall’uomo a Ciociaria Oggi nella quale non solo smentisce di aver partecipato al pestaggio di una settimana fa ma afferma anche di aver provato a difendere la vittima. “Mi sono accucciato e hanno colpito me altrimenti avrebbero colpito il viso di Emanuele – racconta -. Mi sono buttato nella mischia per cercare di salvare Emanuele. Questa cosa non è stata detta come non è stato detto che ho fermato Gianmarco (l’amico di Emanuele, ndr) per cercare di tranquillizzare tutti gli animi“. E infine difende il figlio, che davanti al procuratore di Frosinone ha detto di essere innocente. “Mio figlio Mario non ha infierito in niente – conclude -. Non ha dato nessun colpo finale“. “Questo evento drammatico – ha sottolineato la legale – ha innescato una comprensibile ondata di emozione popolare congiunta ad una forte attenzione mediatica. Questo connubio ha determinato l’impulso nel mio assistito di voler rappresentare, nell’intervista rilasciata prima che io assumessi l’incarico, la propria versione dei fatti in pubblico ancor prima di affrontare la sua difesa nelle sedi istituzionali competenti”