Da una parte nessun rischio che vengano annullate le elezioni comunali di Roma del 2016 perché per un ricorso si è fuori tempo massimo. Dall’altra una sentenza di un Tar (quello del Friuli Venezia Giulia) che nel 2006 aveva rigettato un’istanza su un caso simile. Per questi due motivi il Movimento Cinque Stelle non appare preoccupato dopo il servizio delle Iene che ha raccontato un possibile vizio di forma nella presentazione della lista alle amministrative. Secondo la denuncia del capogruppo della Lista Marchini, Alessandro Onorato, poi approfondita dalla trasmissione Mediaset, si tratta di un falso nell’atto principale presentato dai pentastellati, autenticato alla data del 20 aprile, quando le firme sono state raccolte con i banchetti in strada al “Firma Day” del 23 e 24 aprile. Nello stesso documento, fornito da Onorato dopo un accesso agli atti, si vede chiaramente come il numero delle firme consegnate, 1.325, sia stato segnato a penna. “Virginia Raggi non c’entra nulla, queste sono cose di cui si occupano gli avvocati – si affrettano a precisare dal Movimento 5 Stelle – e non c’è alcun rischio di annullamento delle elezioni”. In effetti le firme raccolte, seppur “post-datate” fino a prova contraria sono valide e comunque raccolte e consegnate nei tempi corretti. Per giunta, sono ormai passati i 180 giorni dalle elezioni entro cui vengono accettati i ricorsi amministrativi e i 120 giorni per il ricorso al presidente della Repubblica, come indicati dalla legge.

Cosa disse il Tar del Friuli
Dunque una specie di “prescrizione”? Non proprio. Gli avvocati Alessandro Canali e Paolo Morricone, responsabili delle liste grilline nella Capitale, hanno già fornito al Movimento delle sentenze utili a replicare al servizio delle Iene. In particolare spicca la sentenza 450 del 2006 del Tar del Friuli Venezia Giulia  rigetta un ricorso relativo a un caso simile. Nel documento del giudice si legge tra l’altro (alle pagine 7 e 8) che “non costituisce vizio del procedimento la circostanza che alcune firme autenticate siano contenute negli atti separati e che nell’atto principale sia indicato un numero di sottoscrizioni ancora in itinere” e che “è del tutto inconferente, ai fini della regolarità delle operazioni elettorali, che l’autenticazione delle firme dell’atto principale sia antecedente a quella delle firme contenute negli atti sperati”. Non solo: “Non è revocabile in dubbio che la indicazione del numero complessivo delle sottoscrizioni raccolte non rappresenta un elemento essenziale della dichiarazione di presentazione: ne consegue che esso non deve essere necessariamente noto ai sottoscrittori dell’atto principale al momento in cui costoro appongono la loro firma”; addirittura, “la dichiarazione di presentazione delle candidature ben potrebbe essere sottoscritta (e le sottoscrizioni autenticate) anche se tale indicazione rimanesse in bianco: nulla esclude che i sottoscrittori possano autorizzare implicitamente gli incaricati a presentare materialmente l’atto alla segreteria dell’Ufficio centrale a completarlo con la indicazione del numero complessivo delle firme raccolte nel momento della ultimazione della raccolta”.

Il notaio: “Non ricordo”
Il primo documento, quello “principale” del 20 aprile 2016, è stato autenticato dallo studio del notaio Massimiliano Ebner, come si evince dal timbro in calce. Contattato da Ilfattoquotidiano.it, Ebner ha affermato più volte di non ricordare i dettagli: “Autentichiamo molti atti di questo tipo – ha spiegato – ma ho letto dal vostro articolo che la cosa è regolare. Dunque tutto a posto”. In realtà siamo noi che lo chiediamo a lui: è tutto regolare? Nel servizio delle Iene si parla più volte del documento come di “un falso”, cosa che dovrebbe quanto meno infastidire il professionista: “Se ne sono occupati quei due avvocati, io ho messo solo l’autentica. In verità non ricordo nemmeno se c’ero io. E poi è tutto a posto, no?”.

Sollievo e malumori
A meno di colpi di scena, dunque, questa pronuncia pare sollevare dalla responsabilità i due avvocati, nonostante l’atto presentato a Roma resti un “post-datato” e ci fossero tutti i margini per operare in maniera inattaccabile. Una vicenda che ha contribuito a creare qualche tensione fra il M5s di Roma e quello nazionale, in un clima già non idilliaco per le storie di questi mesi. In più restano i malumori per aver dato un pretesto agli oppositori per attaccare l’amministrazione in un momento di relativa calma mediatica, dopo le varie vicende dei mesi scorsi e l’inchiesta sulle firme false a Palermo.