Tutto regolare per il delegato di lista M5s a Roma Alessandro Canali, un’incongruenza secondo il consigliere comunale della Lista Marchini Alessandro Onorato. Dopo le polemiche per i casi di Bologna e Palermo, finisce nel mirino anche la candidatura di Virginia Raggi. Nella puntata de le Iene andata in onda domenica 26 marzo infatti, si ipotizza un’irregolarità nella raccolta dei nominativi durante la campagna elettorale del maggio scorso. Ad essere contestata è la validità dell’atto principale, ovvero il modulo con cui si presentano le firme dei cittadini: quello dei 5 stelle è datato 20 aprile e segnala 1352 nominativi. I banchetti del Firma day M5s però risalgono al 23 aprile, tre giorni dopo la consegna del modulo. Secondo Canali è tutto nella norma: “Si tratta di un documento a formazione progressiva: la legge prevede che venga aperto al momento della raccolta e poi riempito in un secondo momento con il numero dei nominativi”. Diversa la versione dell’esperto di diritto amministrativo Bruno Santamaria e dalla direzione dei servizi elettorali del ministero dell’Interno: entrambe le fonti, interpellate da Le Iene, hanno detto che il documento non sarebbe valido. La sindaca ha replicato in mattinata: “Abbiamo”, ha detto, “sempre risposto tramite i delegati di lista, che sono peraltro due avvocati, che mi hanno rassicurato. Comunque effettueremo anche ulteriori controlli e verifiche, ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stessi delegati non c’è alcuna irregolarità”. In sostegno della Raggi è intervenuto anche Luigi Di Maio: “Le firme sono state raccolte tutte correttamente ma c’è il problema di una data. Detto questo, vedremo. Come sempre il Pd interviene senza guardare in casa propria”.

Video di Alberto Sofia

La puntata delle Iene – Il servizio di Filippo Roma per il programma di Mediaset parte dalla denuncia del consigliere comunale Onorato: “Dopo il caso Palermo”, ha spiegato Onorato, “ho fatto un accesso agli atti. Mi sono domandato: a Roma come sarà andata? Si evince in maniera lampante che i 5 stelle il 20 aprile, per giunta con l’autentica di un notaio, hanno dichiarato di aver raccolto 1.352 firme a supporto della candidatura di Virginia Raggi a sindaco utilizzando 90 atti separati. La domanda è: come fai a dichiarare il 20 aprile quello che farai il 23 aprile? Come si fa a dichiarare 3 giorni prima quante firme raccoglierai: o sei un preveggente o c’è un falso”. Inoltre, come raccontato da Onorato, i 5 stelle hanno usato dieci cancellieri, ovvero coloro che possono certificare le firme raccolte. “I banchetti erano 20, come hanno fatto a essere in tutti i punti contemporaneamente?”. Le Iene hanno sottoposto il caso a un esperto di diritto amministrativo, l’avvocato Bruno Santamaria: “E’ evidente che il 20 aprile i 5 stelle non potevano sapere quante firme avrebbero raccolto il 23. E l’ufficio elettorale avrebbe dovuto segnalare l’anomalia”. Ma la lista avrebbe potuto comunque essere ammessa? “Evidentemente no”, ha concluso Santamaria. A rispondere alle accuse è stato l’avvocato Alessandro Canali, delegato di lista del Movimento 5 stelle. Che ha spiegato come sono andate effettivamente le cose: “Io inizio la raccolta sottoscrizioni e apro l’atto principale. Poi lo chiudo successivamente. E’ una fattispecie a formazione progressiva. Lo prevede la legge”, ha dichiarato. A sostegno della tesi è intervenuto anche Paolo Morricone, altro legale del Movimento 5 stelle. Una versione che però è stata contestata sia da Santamaria che dalla direzione dei servizi elettorali del ministero dell’Interno. “La legge non prevede assolutamente questo” è stata la risposta dell’esperto di diritto amministrativo Santamaria secondo il quale non esistono atti a formazione progressiva dove si può lasciare in bianco delle voci. “Teoricamente”, ha aggiunto, “si tratta di una lista illegittima”. Durante il servizio è stata anche intervistata la sindaca Virginia Raggi: “Non so proprio di cosa sta parlando”, ha risposto dopo essere stata raggiunta nei giorni scorsi durante le sue vacanze in Alto Adige. Alle domande insistenti, ha quindi replicato: “Ero candidata ed ero impegnata a fare altro. Faccia quello che vuole. Grazie, arrivederci”.

Video di Manolo Lanaro

La replica dei 5 stelle – I grillini hanno risposto in mattinata con un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo: “Tutte le firme raccolte a Roma per la presentazione della lista di Virginia Raggi sono autentiche e autenticate”, si legge. “Il servizio de Le Iene riferisce di una presunta irregolarità formale su un atto (chiamato atto principale) redatto dai delegati di lista, ma è bene chiarire subito che non sono le firme a essere irregolari. Ma anche ipotizzando che ci sia un errore formale questo non inficia la regolarità e la legittimità della lista”. I 5 stelle hanno quindi citato una sentenza del Tar del Friuli Venezia Giulia del 28 giugno n. 450/2006: “Il Tar”, scrivono, “ha avuto modo di rimarcare che è del tutto inconferente, ai fini della regolarità delle operazioni elettorali, che l’autenticazione delle firme dell’atto principale sia antecedente a quella delle firme contenute negli atti separati”.” e che “questa discrasia, però, non è sanzionata dalla legge: e non potrebbe essere altrimenti, dato che non impinge su nessun principio in materia di operazioni elettorali”. Quindi la conclusione: “Mettetevi l’animo in pace: la Raggi è legittimamente sindaco di Roma votata da più di due terzi degli elettori romani”.

Le polemiche – Il caso è stato sollevato dalla Lista Marchini e subito appoggiata dalle opposizioni. In prima fila il Pd: “Ma le firme sono valide? Il dettagliato servizio de ‘Le Iene’ pone domande a cui i 5 Stelle e la Raggi non possono sottrarsi”, ha detto il deputato Ernesto Carbone. “Dopo Palermo con parlamentari che hanno taciuto davanti ai giudici, rifiutandosi di fare l’esame calligrafico ora tocca a Roma? Le risposte date dal sindaco nel corso della trasmissione sono a dir poco imbarazzanti. Comunque, se la Raggi era troppo presa a fare la candidata per sapere cosa stesse accadendo peraltro come da lei sostenuto, magari Di Maio potrebbe spiegarci come siano andate le cose. Il partito azienda a 5 Stelle non finisce mai di stupirti: in negativo”. Stesse richieste da parte del parlamentare Andrea Romano: “Pare prefigurarsi una vera e propria truffa ai danni dei romani. Di Maio e Grillo hanno nulla da dire? Servono risposte chiare e non balbettii come quello fornito dalla Sindaca che mancava poco dicesse all’inviato de ‘Le Iene’ che era candidata a sua insaputa”.

Il caso di Palermo – Non è la prima volta che i 5 stelle finiscono al centro delle polemiche per presunte irregolarità nella raccolta firme che permettono di partecipare alle elezioni. Il caso più noto è quello di Palermo, anche qui sollevato da le Iene. Tre deputati M5s (ora sospesi) Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, sono indagati nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte firme false depositate dai 5 Stelle a sostegno delle candidature per le Comunali del 2012. In questi giorni sono previsti gli interrogatori, chiesti dagli stessi deputati, che in fase di indagini decisero di non rispondere ai magistrati. In tutto gli inquisiti sono 14. Secondo la procura, Nuti ed un gruppo ristretto di attivisti come Samanta Busalacchi, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, dopo essersi accorti che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili ed era quindi a rischio la presentazione delle candidature, avrebbero deciso di ricopiare dalle originali le sottoscrizioni ricevute e corretto il vizio di forma. A 11 indagati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. A Nuti, per cui al momento non c’e’ la prova della commissione del falso materiale, si imputa, invece, l’avere fatto uso delle sottoscrizioni ricopiate in quanto candidato sindaco di Palermo: l’ex capogruppo alla Camera e’ ritenuto l’ispiratore del piano.

Il caso di Palermo – Situazione simile a Bologna. Il 15 febbraio scorso la Procura del capoluogo dell’Emilia Romagna ha chiuso l’inchiesta sulle firme dei pentastellati per le elezioni regionali del 2014 in Emilia-Romagna, che ipotizza la violazione della legge elettorale per irregolarità nella raccolta e alcune firme non riconosciute. Tra i quattro che hanno ricevuto l’avviso di chiusura indagini preliminari c’è anche Marco Piazza, vicepresidente del consiglio comunale di Bologna. A Piazza non sono contestate firme false – come nel caso delle comunali di Palermo – ma di aver violato le norme perché come pubblico ufficiale che procedette ad autenticare le firme per presentare la lista circoscrizionale, avrebbe attestato falsamente che alcune erano state apposte in sua presenza, mentre in realtà non era così: sarebbero state apposte davanti ad altri o in altro luogo e data. In particolare avrebbe attestato come autentiche, in quanto poste in sua presenza, firme in realtà raccolte a Roma durante il raduno nazionale del Movimento 5 Stelle al Circo Massimo, a ottobre 2014. Piazza, inoltre, autenticò falsamente, per la Procura, altre firme come poste in sua presenza l’11 ottobre 2014, quando furono fatte nella sede della citta’ metropolitana di Bologna alla presenza dell’attivista Giuseppina Maracino, che risponde del reato in concorso.