La vera parte interessante del caso Perego, almeno dal mio punto di vista, non sta nei fatti, ma nei commenti. I fatti sono noti e prevedibili: un programma indecoroso, come ce ne sono tanti, scritto male e condotto peggio, supera per qualche minuto il livello di normale indecorosità diffuso in molti programmi e viene chiuso dai dirigenti del servizio pubblico dopo le critiche di molti rappresentanti delle istituzioni e della politica.

Siamo nell’ambito della più ovvia normalità. Se fossimo in un paese normale. Ma siccome non lo siamo, il giorno dopo parte la giostra dei commenti e delle proteste rivolte non al programma, ma alla sua chiusura. Questa è la parte più interessante e significativa, perché scendono in campo i soliti Sgarbi, Sallusti e sorprendentemente anche Selvaggia Lucarelli, di cui condivido sempre le opinioni, ma questa volta no (d’altronde una prima volta ci deve pure essere). Mi sembra soprattutto interessante osservare quali siano le motivazioni che i difensori del programma e della conduttrice, trasformata immediatamente in vittima, portano a sostegno della loro posizione.

Diciamo che ci sono tre linee. La prima sgarbiana, esplicitata in un corsivo sul Quotidiano nazionale, attribuisce al programma molte virtù: è ironico, spiritoso (mah!….sarò io che non colgo l’ironia) e veritiero. Tanto veritiero che una delle caratteristiche che la famosa tabella attribuisce alle donne dell’est, la disponibilità a farsi comandare, è una sottile forma di potere già esemplarmente esercitata dalla madre di Vittorio. La solita ricetta della nonna spacciata per anticonformismo. Ma ormai la famiglia Sgarbi, padre, madre figli, è la nuova sacra famiglia, la cui vita sia da esempio a tutta la nazione.

Passiamo oltre e troviamo la linea Sallusti, un po’appoggiata da Lucarelli, che vede nel provvedimento di chiusura una grande ipocrisia. La Rai farebbe, con la chiusura di Parliamone…sabato solo un bel gesto, lasciando invece correre scandali ben più grandi come il caso Minzolini, in confronto al quale la Perego ha commesso un peccato veniale. In realtà non è così. Minzolini, dopo la condanna, non può ricoprire cariche pubbliche e se è vero che ci sono altri programmi e altre conduttrici che fanno porcate simili a quelle di Parliamone…sabato, questa è la solita difesa dei politici beccati a rubare: “Perché proprio io se lo fanno anche gli altri?”

Infine c’è la linea negazionista: nel programma non c’è ombra né di razzismo, né di sessismo. Be’, se anche fosse vero, resta un’ombra assai più inquietante, quella della stupidità, che un servizio pubblico non si può permettere. Che altrove, chez D’Urso o chez Maria, la stupidità sia ampiamente praticata, non importa nulla. Il tratto distintivo del servizio pubblico dovrebbe essere proprio questo: l’assenza di stupidità. Che non vuol dire che non si possa essere giocherelloni. Per capire la differenza basta rivolgersi a Gigi Proietti.

In conclusione, mi sembra che il vero motivo che ha suscitato le riserve e le proteste sia un altro. Sia la decisione così rapida, chiara e senza mezzi termini della Rai, una novità, una sorpresa, in un universo sempre incline a compromesso e ipocrisia.

Ricordate cosa cantava il bravo Sergio Endrigo? “Io sono nato in un dolce paese/ dove chi sbaglia non paga le spese/ dove chi grida più forte ha ragione/ tanto c’è il sole e c’è il mare blu”. Ecco, per una volta non è andata così. Chi ha sbagliato ha pagato, come è normale in un paese normale. E’ questo che ha spiazzato molti, che ora gridano forte, ma non per questo hanno ragione.