“La pazienza strategica sta finendo” quindi, l’azione militare “è un’opzione” se la Corea del Nord continuerà a minacciare la Corea del Sud o le forze armate Usa. Il segretario di Stato americano Rex Tillerson, dopo una visita nella zona demilitarizzata tra le due Coree, ha tracciato la linea nel caso in cui continuassero le ostilità di Pyongyang. “Certamente noi non vogliamo che le cose arrivino ad un conflitto militare”, ha detto, ma “se loro elevano la minaccia del loro programma di sviluppo di armamenti ad un livello che richiede l’azione, allora questa è un’opzione sul tavolo. Stiamo esplorando una nuova gamma di misure diplomatiche, di sicurezza ed economiche”, e  “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Inclusa l’azione militare.

Una linea che il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung ha detto che Seul potrebbe condividere. “Noi avremo molte possibilità strategiche a disposizione – ha detto – se consideriamo le pressioni diplomatiche come un edificio, la deterrenza militare è uno dei pilastri delle sue fondamenta. Noi intendiamo avere tutte le nazioni interessate a lavorare in modo più stretto del passato – ha concluso – per fare in modo che la Corea del Nord, sentendosi danneggiata dalle sue azioni sbagliate, cambi strategia”.

Tillerson ha poi rivolto un messaggio a Pechino, dove domani concluderà la sua missione asiatica, chiedendo che la Cina applichi in modo completo le sanzioni imposte dall’Onu in risposta ai test nucleari e missilistici della Corea del Nord. “Non credo che noi abbiamo raggiunto il massimo livello di azione possibile nell’ambito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza con la piena partecipazione di tutti i Paesi”, ha detto. Tillerson ha inoltre chiesto alla Cina di rinunciare ad eventuali ritorsioni per lo scudo spaziale Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), un sistema antimissile in grado di neutralizzare missili balistici a corto e medio raggio. È stato recentemente installato in Corea del Sud come riposta alle minacce della Corea del Nord, ma Pechino lo considera una minaccia all’equilibrio strategico dell’area.

Il possibile ritorno alla “sushine policy” della Corea del Sud – Le dichiarazioni del ministro sudcoreano, di apertura ad una possibile opzione militare, hanno colpito molti osservatori, che comunque hanno ricordato come presto Yu potrebbe non essere più alla guida della diplomazia sudcoreana. Tillerson è arrivato in Corea del Sud infatti pochi giorni dopo la destituzione della presidente Park Geun-hye, a seguito dell’impeachment per corruzione, e a meno di due mesi delle elezioni del 9 maggio che potrebbe portare ad un cambiamento della politica sudcoreana nei confronti di Pyongyang, che costituirebbe un problema per la nuova strategia dell’amministrazione Trump.

I sondaggi infatti danno per favorito il candidato progressista Moon Jae-in, che promette di abbandonare la linea dura del governo conservatore di Park e tornare alla “sunshine policy”, di apertura nei confronti del Nord, che era stata inaugurata da precedenti governi progressisti. Una politica che prevede, promette ancora il candidato, la ripresa dell’agenda di cooperazione economica, compresa la riapertura del complesso industriale comune che secondo l’ex presidente Park aiutava Pyongyang a pagare per il programma nucleare. Non solo. Moon ha anche suggerito che rivedrà la decisione del governo attuale di installare il sistema anti-missilistico americano, il Thaad, che ha provocato le proteste non solo nordcoreane ma anche, e soprattutto cinesi. La Cina ha anche imposto pesanti sanzioni a Seul, con il bando di diverse importazioni e lo stop dei gruppi di turisti, per convincerla a cambiare idea sul sistema missilistico.