Il Pd ha querelato Beppe Grillo per un post non firmato, lui si è difeso dicendo che è direttamente responsabile solo dei contenuti che portano la sua firma. Il leader del Movimento 5 stelle “non ha alcun potere di direzione né di controllo sul blog”, argomentano nella memoria difensiva i suoi legali. A renderla pubblica è stato il tesoriere dem Francesco Bonifazi, l’autore della denuncia per diffamazione in merito a un articolo del 2016 in cui si chiedevano le dimissioni di Maria Elena Boschi e Matteo Renzi per lo scandalo dell’inchiesta Petrolio in Basilicata (“Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro”, recitava il blog). La replica è apparsa direttamente sul blog: “Questa è una comunità”, ha scritto il leader M5s, “che ospita vari contributi. Io sono responsabile di quelli che portano la mia firma”. Quindi l’attacco: “I dem hanno perso la causa per il momento e rosicano. Maalox?”. Diversa la versione di Bonifazi che lo ha accusato di essere “vigliacco e bugiardo“: “Non hai il coraggio di assumerti la responsabilità di quello che scrivi e pensi. E poi non dici la verità quando affermi che il Pd ha perso la causa: il processo deve ancora cominciare”. Il titolare del dominio beppegrillo.it non è il leader M5s, ma Emanuele Bottaro, ovvero l’attivista e amico che nel 2001 per primo lo registrò e che già nel 2012 è stato trascinato in tribunale per rispondere dei contenuti del sito (e in quel caso fu difeso dal nipote di Grillo, Enrico). Come spiegato a ilfattoquotidiano.it dall’avvocato Fulvio Sarzana però, il responsabile in caso di accusa di diffamazione è chi ha scritto l’articolo e non il titolare del blog o quello del dominio. Anche se l’articolo non è firmato, è possibile risalire all’autore o, in caso contrario, a chi ha pubblicato sul sito il pezzo.

di Manolo Lanaro e Alberto Sofia

Il post sotto accusa: “Renzi e Boschi a casa” – L’articolo per il quale Bonifazi ha deciso di querelare Grillo risale a marzo 2016. Nel pieno dello scandalo per l’inchiesta Tempa Rossa in Basilicata, la stessa che portò alle dimissioni della ministra Federica Guidi (la cui posizione nell’inchiesta è stata archiviata di recente), il blog pubblicò un articolo in cui si chiedeva a Renzi e Boschi di fare un passo indietro. “Che altro deve succedere”, si legge nel post ancora online, “perché si schiodino dalla poltrona questi abusivi non eletti da nessuno? I cittadini vengono prima dei papà banchieri indagati e dei compagni petrolieri”. E poi la conclusione: “Un meccanismo perfetto ai danni dei cittadini. Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro”. Il post non aveva nessuna firma e lanciava gli hashtag #RenzieBoschiAcasa e #RenziBugiardo.

Gli avvocati di Grillo: “Non ha nessun potere sul blog” – La memoria difensiva degli avvocati del leader M5s è stata pubblicata su Facebook dallo stesso Bonifazi. “Grillo non è responsabile”, si legge, “né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del Blog, né degli account Twitter, né dei Tweet e Fecebook, non ha alcun potere di direzione né di controllo sul Blog, né sugli account Twitter, né dei tweet o Facebook e tanto meno su ciò che ivi viene postato”. Proprio questo passaggio ha scatenato le polemiche dei democratici. Tanto che Grillo ha deciso di rispondere con un post in cui ha parlato del sito che porta il suo nome come di una community aperta a vari contributi: “Il blog beppegrillo.it”, ha scritto, “è una comunità online di lettori, scrittori e attivisti a cui io ho dato vita e che ospita sia i miei interventi sia quelli di altre persone che gratuitamente offrono contributi per il blog. Il pezzo oggetto della querela del Pd era un post non firmato, perciò non direttamente riconducibile al sottoscritto. I post di cui io sono direttamente responsabile sono quelli, come questo, che riportano la mia firma in calce”. Il titolare del dominio è Emanuele Bottaro, un’attivista di Modena di cui si sanno pochissime informazioni. Le ultime dichiarazioni pubbliche risalgono al 2013 e sono riportate da Panorama: “Ho una delega ma non ho accordi di tipo economico o di tutela legale”, spiegava. “Nel mio piccolo, partecipo in questo modo al movimento. Il grosso delle querele arriva a Beppe. Io ne voglio stare fuori, non ho incarichi nel movimento e non mi va di averne perché ho una famiglia”. Per quanto riguarda invece la “privacy policy”, sul blog si legge che “titolare del trattamento ai sensi della normativa vigente è Beppe Grillo, mentre il responsabile del trattamento dei dati è Casaleggio Associati s.r.l. , con sede in Milano, Via G.Morone n. 6, 20121″. Un intreccio che non si esaurisce a questi due attori: “I dati acquisiti”, si legge, “verranno condivisi con il ‘blog delle stelle’ e, dunque, comunicati alla Associazione Rousseau, con sede in Milano, Via G. Morone n. 6 che ne è titolare e ne cura i contenuti la quale, in persona del suo presidente pro-tempore, assume la veste di titolare del trattamento per quanto concerne l’impiego dei dati stessi nell’ambito delle attività del predetto blog delle Stelle”.


Il Pd: “Ha un blog a sua insaputa?” – La polemica è partita dopo che il tesoriere del Pd Bonifazi su Facebook ha reso pubblica la vicenda. “Ora vi racconto una storia simpatica, simpatica”, ha scritto sulla sua pagina Facebook. “Un noto comico, che ha costruito la propria fama sopratutto con il suo Blog, i suoi profili Facebook e Twitter, un bel giorno decide di dire a 400.000 iscritti e diversi milioni di elettori del Pd: ‘Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro'”. “Trattandosi di un comico ho cercato di leggere tra le pieghe del messaggio la battuta ma – ahimè – ho trovato solo offese. Quindi ho cercato di tutelare la nostra immagine, non tanto per me quanto per la comunità che rappresento, attraverso un’azione legale. Dicono che loro sono per la legalità? Bene, lo dimostrino: si lascino processare. Poi il comico ha anche una certa esperienza di tribunali…”, ha aggiunto. “E qui un nuovo equivoco: leggendo la memoria difensiva con cui il comico rispondeva alla denuncia, ho creduto di essere di fronte al copione del suo nuovo spettacolo ma il mio avvocato ha confermato: ‘è la sua memoria difensiva'”.  Il suo post è stato rilanciato da numerosi esponenti del Pd. La vicesegretaria Debora Serracchiani ha scritto su Twitter: “Il Pd querela Grillo e lui per difendersi che fa? Dice che non c’entra nulla con beppegrillo.it. Ha un blog a sua insaputa?”.