“L’Italia introduca i reati di tortura e trattamenti degradanti”. Ancora una volta c’è voluto l’intervento dell’Unione europea per ricordare all’Italia che la legge, già promessa dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi dopo la condanna sull’irruzione alla scuola Diaz a Genova nel 2001, è ferma da mesi in Parlamento. A chiederlo è stato il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che ha ritenuto insufficienti le misure sinora prese dal nostro Paese per dare esecuzione alla sentenza di condanna della Corte europea dei diritti umani sul caso Cestaro del 7 aprile 2015. “L’Italia”, ha detto il Consiglio d’Europa, “deve introdurre senza più attendere i reati di tortura e trattamenti degradanti, assicurando che siano sanzionati adeguatamente e gli autori non possano più restare impuniti”.

Tra le prime reazioni c’è stata quella del presidente dell’associazione Antigone Patrizio Gonnella, che è intervenuto definendo questa situazione di stallo “uno scandalo”: “E’ scandaloso”, ha commentato, “che l’Italia faccia ostruzione a tutti gli organismi internazionali ed è scandaloso che il nostro Paese non preveda che la tortura, crimine contro l’umanità, sia un reato. E’ inoltre scandaloso che l’Italia assicuri impunità ai torturatori nostrani e stranieri. Presto arriverà anche un nuovo monito dalle Nazioni Unite e sono preannunciate nuove condanne dalla Corte di Strasburgo. La nostra credibilità internazionale è minacciata. Dunque si approvi subito il reato”. Il tema crea numerosi imbarazzi a livello politico. “La responsabilità”, ha detto Vittorio Ferraresi, deputato del Movimento 5 Stelle, “di questa gravissima negligenza ricade tutta sul ministro Andrea Orlando e su Matteo Renzi, che in tutti questi anni non ha fatto nulla. Il loro silenzio non solo ci è costato finora in termini di immagine sul palcoscenico internazionale, ma è un silenzio che in sostanza avalla atrocità come quelle commesse alla scuola Diaz. E’ deplorevole”.

Due anni fa i giudici della Corte europea per i diritti dell’uomo decretò che Arnaldo Cestaro era stato vittima di tortura durante la perquisizione alla scuola Diaz avvenuta il 21 luglio 2001, alla conclusione del G8 di Genova. Il comitato dei ministri “nota con preoccupazione che malgrado le chiare indicazioni fornite dalla sentenza della Corte di Strasburgo, la legislazione italiana non si è ancora ad oggi dotata di disposizioni penali che permettano di sanzionare in modo adeguato i responsabili degli atti di tortura e di altre forme di maltrattamenti vietati dalla convenzione europea dei diritti umani”.

L’esecutivo del Consiglio d’Europa ricorda che un progetto di legge sulla materia è fermo in Parlamento e quindi chiede alle “autorità di agire con urgenza per finalizzare senza più attendere il processo legislativo per assicurare che la legge nazionale sanzioni tutte le forme di trattamento proibite dall’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani (proibizione assoluta di ricorrere a tortura e maltrattamenti inumani e degradanti) e che gli autori di tali atti non possano più beneficiare di misure incompatibili con la giurisprudenza della Corte”. Il comitato dei ministri chiede inoltre all’Italia di “fornire informazioni sulle disposizioni che regolano la responsabilità disciplinare delle forze dell’ordine e su quelle che permettono l’identificazione di chi partecipa ad azioni simili a quelle condotte alla Diaz”.