A due mesi e mezzo dall’arresto per corruzione, la Procura di Roma ha chiesto il giudizio immediato per Raffaele Marra, ex capo del personale del Campidoglio, e per Sergio Scarpellini, immobiliarista. A firmare il provvedimento il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin. Tre giorni fa il giudice aveva negato la revoca degli arresti domiciliari per il costruttore. Entrambi gli imputati, Marra è detenuto a Regina Coeli Scarpellini è ai domiciliari, hanno respinto l’accusa sostenendo che la somma di danaro oggetto di contestazione costituisse un semplice prestito.

L’inchiesta su una casa acquistata da Marra con soldi di Scarpellini
L’indagine riguarda l’acquisto di una casa Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio, comprata nel 2013 dalla famiglia Marra e intestata alla moglie del dirigente: secondo la procura di Roma, il costruttore avrebbe dato i soldi per acquistarne una parte. Per l’esattezza assegni circolari per un valore di 367mila 850 euro. E Marra ha messo la sua funzione a disposizione del costruttore, che aveva rapporti con gli enti pubblici. All’epoca della compravendita il capo del personale era direttore dell’ufficio delle Politiche abitative del Comune e capo del Dipartimento del patrimonio e della casa: un incarico ricoperto da giugno 2013, mentre fino a maggio dello stesso anno è stato direttore del Demanio in Regione.

L’abitazione, oltre 150 metri quadri in via Dei Prati Fiscali 258, è la stessa dove Marra viveva e dove questa mattina è stato arrestato, mentre la moglie col resto della famiglia si è trasferita a Malta nel 2015. Secondo l’accusa inoltre per l’acquisto della casa Marra avrebbe beneficiato delle agevolazioni riservate agli inquilini (fino al 40% di sconto) pur non essendo di fatto ancora residente nello stabile di proprietà Enasarco.

L’ordinanza e le intercettazioni: Marra “a disposizione” di Scarpellini
“Vi è il concreto pericolo che Marra e Scarpellini, se lasciati in libertà, commettano altri gravi delitti” e i fatti contestati “denotano la loro spiccata pericolosità sociale certamente tale da rendere assai probabile la reiterazione di analoghi comportamenti delittuosi”, scriveva nell’ordinanza d’arresto il giudice per le indagini preliminari, secondo cui, da parte del funzionario, sussisteva “un concreto e attuale pericolo di reiterazione di condotte delittuose in considerazione del ruolo in concreto attualmente rivestito nel Comune di Roma, dell’indubbia fiducia di cui gode da parte del sindaco Virginia Raggi“.

Secondo la ricostruzione dei flussi finanziari fatta dai carabinieri e dalla Procura  grazie all’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia, l’abitazione comprata nel 2013 è stata pagata con assegni circolari per un valore di 367 mila 850 euro forniti dal costruttore. In più, non è provata, secondo l’accusa, la restituzione della somma da parte del funzionario. La cifra non rappresentava il costo complessivo dell’abitazione ed è ritenuta dagli inquirenti il “prezzo” della corruzione della funzione, prevista dalla legge Severino. Funzione che Marra metteva a disposizione di Scarpellini, come emerge dalle intercettazioni. In una chiamata che risale a giugno 2016, il dirigente chiede che il costruttore “interceda” presso Caltagirone. Editore, fra gli altri, del Messaggero. Motivo: fermare gli attacchi personali mediatici. Ma l’aspetto più rilevante per i pm non era questa richiesta, ma le parole di Marra che alla segretaria di Scarpellini, Ginevra Lavarello, diceva: “Io sto a disposizione. Tu puoi dirglielo e lui lo sa che io sto a disposizione. Se Sergio può intervenire con Gaetano Calta (Caltagirone, ndr) per farmi dare una mano sui giornali, per tutelare la mia posizione”. L’intercettazione per gli inquirenti rivelava “la natura dei rapporti tra il dirigente e l’imprenditore” Scarpellini.

L’ex funzionario però al giudice aveva che si trattava di semplici atti di cortesia. Mentre Scarpellini, prima aveva parlato di semplici favori parlando di un prestito per evitare grane in Comune, poi davanti agli inquirenti aveva confessato di aver concesso case “di favore” ai politici.