Cortesie e prestiti. Così Raffaele Marra e Sergio Scarpellini hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari di Roma Maria Paola Tomaselli che ha firmato per entrambi l’ordinanza di custodia cautelare per corruzione. Il capo delle risorse umane del Campidoglio, fedelissimo del sindaco Virginia Raggi, e il costruttore sono in carcere dal 16 dicembre quando i carabinieri gli hanno notificato l’arresto. “L’aver detto di essere a disposizione è stato solo un atto di cortesia verso una persona che conoscevo, nulla di più e nulla di meno” ha spiegato Marra nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Domani il suo difensore, Francesco Scacchi, depositerà documenti sui fondi serviti per l’acquisto della casa in via dei Prati Fiscali, ma ha il legale ha specificato di non aver presentato istanza di scarcerazione “e non credo la presenteremo”. “Durante l’interrogatorio non sono state fatte domande sul sindaco Raggi e sul suo rapporto con il mio cliente – chiarisce il legale – È stato lucido e sereno ha fornito risposte principalmente su quanto gli viene contestato dalla Procura ma ha fornito delle precisazione anche su altri punti come ad esempio il suo rapporto con Malta. Non presenteremo istanza di scarcerazione”. Gli inquirenti si sono focalizzati, principalmente, sulle contestazioni contenute nel capo di imputazione anche se Marra ha voluto fare alcune precisazioni sul tema Malta. “I miei soldi lì? Ho solo un solo conto corrente lì, ma non vale nulla”, ha tagliato corto. In realtà a Malta Marra ha anche la famiglia, moglie quattro figli, e anche un fratello. E su conti anche di Malta la Procura sta indagando su versamenti anche di alcune vincite al gioco ritenute “sospette”.

Anche l’imprenditore ha scelto di rispondere negando la corruzione: “I soldi che diedi a Marra nel 2013 erano un prestito che spero ancora mi venga restituito” avrebbe detto Scarpellini. “Non c’è stata nessuna contropartita da Marra, io non ho niente da nascondere. Marra non era a conoscenza dei miei interessi a livello istituzionale e politico e non poteva, in ogni caso, intervenire in alcun modo”. Il costruttore però ammette che i soldi sono arrivati a Marra perché c’erano molte sue pratiche e non voleva né problemi né grane in Comune. Nel corso dell’atto istruttorio i difensori dell’immobiliarista hanno depositato i contratti dell’appartamento dell’Eur che Scarpellini ha venduto Marra. Nei contratti, in base a quanto si apprendere, c’era il diritto dell’imprenditore a ricomprare la casa nell’eventualità che il funzionario vendendola non avesse ottenuto quanto chiedeva e quindi l’accordo prevedeva che Scarpellini la ricomprasse ad un prezzo di favore. I due avvocati hanno descritto il costruttore come “sereno e tranquillo. Meglio di quello che pensavamo – hanno detto – considerato che si tratta di un uomo di ottant’anni. D’altra parte si rende conto che avendo questa età la sua presenza qua dentro non sarà lunga. Non ha nulla da nascondere“.

L’indagine riguarda l’acquisto di una casa Enasarco, la cassa previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio, comprata nel 2013 dalla famiglia Marra e intestata alla moglie del dirigente: secondo la procura di Roma, il costruttore avrebbe dato i soldi per acquistarne una parte. Per l’esattezza assegni circolari per un valore di 367mila 850 euro. In cambio, secondo la procura di Roma, Marra avrebbe messo la sua funzione a disposizione del costruttore, che aveva rapporti con gli enti pubblici. Nell’ordinanza c’è una lunga intercettazione in cui Marra dice alla segretaria di Scarpellini: “Io sto a disposizione”. All’epoca della compravendita il capo del personale era direttore dell’ufficio delle Politiche abitative del Comune e capo del Dipartimento del patrimonio e della casa: un incarico ricoperto da giugno 2013, mentre fino a maggio dello stesso anno è stato direttore del Demanio in Regione.

Secondo la ricostruzione dei flussi finanziari fatta dai carabinieri, dai pm Barbara Zuin e dall’aggiunto Paolo Ielo grazie all’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Bankitalia, il rapporto tra i due era di altra natura. L’abitazione comprata nel 2013 è stata pagata con assegni circolari per un valore di 367 mila 850 euro forniti dal costruttore. Per gli inquirenti una tangente non un prestito.