Roma. La preside della scuola media G. Alessi in via Flaminia (zona benestante della parte Nord della Capitale, non lontana dai Parioli) invia due circolari, datate 13 e 14 febbraio 2017. La prima illustra con dovizia di particolari l’iniziativa del Gran Ballo in Epoca Fascista (sì, avete letto bene), sollecitando le famiglie alla collaborazione per la riuscita dell’evento; ne determina le ragioni, ne rivendica l’importanza.

Il Miur – spiega – ha approvato (nell’ambito di un’iniziativa triennale per la definizione di obiettivi di miglioramento delle istituzioni scolastiche, prevista dalle rocambolesche pratiche di valutazione e autovalutazione che stanno imperversando, rafforzate dalla logica dirigista della cosiddetta (sic!) “Buona Scuola”) il progetto dell’istituto, volto a valorizzare il patrimonio storico rappresentato dalla scuola G. Alessi, inaugurata da Benito Mussolini nel periodo fascista e ancora ricca di vestigia dell’epoca in cui fu edificata. Il progetto prevede l’estensione della ricerca di materiale originario agli altri edifici del territorio; ma – soprattutto – l’organizzazione del “Gran Ballo in Epoca fascista”, rivolto alle classi II e III della scuola secondaria di I grado, previsto per l’1 aprile 2017, dalle ore 19.00 alle ore 22.00. Un ballo che ha l’obiettivo di “riproporre il più possibile l’ambientazione fascista”, con tanto di musiche e costumi dell’epoca.

Con la seconda circolare – dopo aver specificato che lo scopo dell’iniziativa sarebbe stato di valore culturale e non di rivalutazione di un’epoca “su cui la storia e il popolo italiano hanno già espresso chiaramente la loro indiscutibile condanna” – la Altieri conclude che “al fine di evitare fraintendimenti, si ritiene opportuno sospendere la realizzazione del ballo con ambientazione d’epoca”. Troppe le proteste dei genitori. Il fascismo è ancora un limite politico-culturale invalicabile. Anche se la parola antifascismo va scomparendo dal dibattito e dagli statuti delle formazioni politiche, la scuola statale è il luogo che meno si addice alla riproposizione – seppure per sedicenti esigenze di ricostruzione – di scenari che rievochino in chiave ammiccante e gioiosa (come nel caso di un ballo) un regime criminale, bellicista, razzista che ha portato il Paese alla distruzione materiale e morale. Viceversa, la scuola è quella – tra le istituzioni dello Stato – che più di ogni altra, per funzione e definizione, dovrebbe incoraggiare la formazione di anticorpi e di ripudio della dittatura di Mussolini.

Bene. Il ballo è sospeso. Ma non il giudizio su Anna Maria Altieri, dirigente della scuola. Perché questa zelante animatrice della vita “culturale” dell’istituto non è nuova ad imprese che ci fanno sinceramente interrogare sull’opportunità che diriga un’istituzione della Repubblica; con una circolare del giugno 2015 la suddetta metteva in guardia con furia oscurantista i genitori degli studenti della medesima scuola rispetto all’avanzata di una presunta introduzione dell’educazione sulla parità di genere che la legge 107 (che stava per passare con voto di fiducia, che era comunque già disponibile in bozza da lungo tempo, che poteva essere attaccata da ogni punto di vista – come di fatto il movimento della scuola ha tentato -, ma non sotto quello del rischio di viralità transgender, come era moda nelle retoriche ultraconservatrici di allora) avrebbe imposto alla scuola in tutte le sue articolazioni: un attentato pericolosissimo contro le “leggi sulla famiglia e l’educazione dei bambini nelle scuole”.

L’Altieri, in preda ad un vero e proprio delirio millenaristico, enunciava, a titolo esemplificativo delle piaghe a suo avviso sottese proprio alla norma paradossalmente destinata a assegnarle poteri più estesi e compiti più delicati, una serie di prossimi eventi. Tra questi niente meno che immaginarie e immaginifiche Linee Guida dell’Oms, che avrebbero prescritto “masturbazione infantile precoce” per i bimbi dagli 0 ai 4 anni, e altre fantasiose e surreali previsioni, tali da far impallidire un Nostradamus pessimista.

Come qualcuno forse ricorderà, perché anche allora la vicenda suscitò proteste dei genitori, clamore mediatico e conseguenti prese di distanza di imbarazzati esponenti delle istituzioni, la nostra educatrice modello concludeva l’invettiva invitando i genitori ad “informarsi” presso il sito www.difendiamoinostrifigli.it. Attivate il link. Leggerete ancora adesso il molto esplicito titolo della pagina: Comitato Difendiamo i Nostri Figli – Promotore degli ultimi Family Day in difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà. All’epoca perfino il non rimpianto sottosegretario all’istruzione Davide Faraone minacciò ispezioni a carico della dirigente, delle quali peraltro nulla si è saputo.

Ed ecco riapparire agli “onori” delle cronache l’Altieri, pochi giorni fa.

Nell’ordine sarebbe utile sapere, oltre al riscontro della passata ispezione (ammesso che si sia mai svolta): 1) chi al Miur – come compare nella circolare del 13 – ha dato l’autorizzazione per l’iniziativa?  2) come mai l’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio ha finanziato il progetto di approfondimento, non avendo ricevuto notizia  – come sostiene in una nota – (o non avendo verificato? ndr) del ballo e cosa si intende fare per allontanare il pericolo di un terzo “inciampo” a carico della comunità e di qualsiasi scuola nella quale Altieri dovesse essere impiegata? 3) con quali criteri, con quali meriti e con quale curriculum una persona così univocamente orientata è stata chiamata a dirigere una scuola pubblica e – soprattutto – come può essere stata confermata in quel ruolo, a fronte delle esigenze di laicità, inclusione, libertà di pensiero e di espressione, che l’istruzione statale deve per sua stessa natura garantire?