Il nuovo stadio della Roma si farà. E Paolo Berdini se ne va: l’assessore all’Urbanistica ha reso irrevocabili le sue dimissioni, già presentate una settimana fa dopo il caso delle dichiarazioni rilasciate a La Stampa su Virginia Raggi e respinte con riserva dalla sindaca. Stavolta l’addio è definitivo, e arriva non a caso nella giornata in cui il Movimento 5 stelle ha fatto un grosso passo avanti verso il sì al progetto di Tor di Valle, di cui Berdini è stato il più strenuo oppositore in tutti questi sette mesi di amministrazione. “Sono venute a mancare le condizioni di lavoro”, la motivazione dell’assessore che ha deciso di prendere in contropiede per l’ultima volta quella giunta con cui non è mai scattato veramente il feeling. La Raggi si ritrova di nuovo senza un assessore chiave, come già accaduto per il Bilancio e l’Ambiente dopo l’uscita di scena per ragioni diverse di Minenna e Muraro. E soprattutto si dovrà assumere l’intera responsabilità dell’accordo con la Roma, che ha già messo in fermento la base e che per alcuni ha il sapore dell’inciucio con i costruttori. A maggior ragione dopo l’addio di Berdini, paladino del “no” al cemento.

RAPPORTO LOGORO – Berdini lascia sbattendo la porta una giunta da cui però era già virtualmente fuori con un piede e mezzo: la Raggi è stata vicinissima a cacciarlo almeno tre volte nell’ultima settimana, dopo lo scivolone mediatico dell’assessore. L’ultima giusto lunedì sera, quando i consiglieri avevano deciso di confermarlo per una “verifica del suo operato”. Un pretesto per prendere tempo e trovare un sostituto (forse anche due: le deleghe all’Urbanistica e ai Lavori pubblici potrebbero essere spacchettate in due assessorati; uno dovrà essere necessariamente affidato ad una donna per le “quote rosa”): “Resta solo per ora”, le voci che filtravano da Palazzo Senatorio. Difficile del resto ricucire il rapporto dopo le pesanti parole pronunciate nei confronti della sindaca e dei colleghi. In Comune avevano deciso di tenerlo a “bagnomaria”, esautorato e commissariato, per non scoprire una poltrona pesante della squadra di governo, a maggior ragione con la partita sullo stadio della Roma entrata nella fase cruciale ed impossibile da concludere senza un assessore in carica.

M5S VERSO IL SÌ ALLO STADIO – Proprio l’accelerazione nella trattativa, però, ha indotto Berdini a fare per primo la mossa decisiva: oggi l’incontro in Campidoglio fra Comune e As Roma ha rappresentato un passo avanti importante verso il sì allo stadio. Ovviamente Berdini non è stato invitato: al suo posto ha partecipato la presidente della Commissione Urbanistica, Donatella Iorio, insieme al capogruppo Paolo Ferrara, il presidente d’assemblea Marcello De Vito e il vicesindaco Luca Bergamo. Dalla riunione, durata circa tre ore, è uscita una bozza d’accordo, ancora non definitivo ma vicino ad esserlo: “Sono soddisfatto, abbiamo intercettato le esigenze della nuova giunta”, ha confermato il dg giallorosso Mauro Baldissoni. “Ringrazio la Roma per aver risposto alle sollecitazioni dell’amministrazione capitolina”, il commento del vicesindaco Bergamo. I termini sono quelli su cui si ragionava da settimane: una sforbiciata alle cubature non radicale, che non azzeri l’iter burocratico già quasi completato. Si parla di un taglio tra il 20 e il 30%, a cui dovrebbe aggiungersi l’impegno dei proponenti sul verde (più della metà dell’intero progetto, come del resto previsto in origine) e opere pubbliche (a partire dal fondamentale potenziamento della Roma-Lido). Così il nuovo impianto a Tor di Valle potrà essere realtà. Anche i tempi, per quanto stretti, sembrano esserci: la variante urbanistica è praticamente pronta, c’è solo da approvarla entro il 3 marzo, ultima scadenza della conferenza dei servizi. E potrebbe addirittura non essere necessaria, se il Comune dovesse preferire dare valore di variante alla precedente delibera approvata dalla giunta Marino.

IL CONTROPIEDE DI BERDINI – Tutti contenti, dunque. Tranne Berdini, che ha sempre lavorato per un taglio radicale dell’opera (entro i limiti del piano regolatore, con soli 300mila metri cuvi e non un milione), se non addirittura per affossarla, con picconate a giorni alterni che avevano spesso creato malumori all’interno dello stesso gruppo M5s romano. L’assessore non avrebbe potuto firmare questo tipo di accordo. E così ha deciso di staccare lui la spina, prima che lo facessero gli altri: “Era mia intenzione servire la città mettendo a disposizione competenze e idee. Prendo atto che sono venute a mancare le condizioni per poter proseguire il mio lavoro”, scrive l’ormai ex assessore nella nota con cui ha comunicato le sue dimissioni. “Mentre le periferie sprofondano in degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma. Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto, ha provocato immensi danni alla città”, Parole pesanti, che suonano anche come un atto d’accusa nei confronti della giunta Raggi, colta alla sprovvista dall’addio. “Non ne sapevamo nulla”, dicono in Comune.

BASE IN FERMENTO – Questo divorzio, annunciato ma anticipato a sorpresa, può creare più di un problema alla sindaca. E non soltanto per la sua sostituzione, non così semplice: “Troveremo qualcuno, la ricerca è già in corso”, lo scarno commento del consigliere Marco Terranova. Il sì allo stadio della Roma non è ben visto da tutto il Movimento: la base, a livello nazionale e locale nei Municipi, è in fermento. C’è chi chiede una votazione online e chi, come Italia Nostra, rinfaccia alla sindaca di essersi rimangiata l’esposto in cui affermava che il progetto era una “speculazione immobiliare con scopo fraudolento”. Per questo in Comune puntavano a presentare l’accordo su Tor di Valle come un successo del M5s: non a caso il vicesindaco Luca Bergamo aveva insistito molto sui “caratteri fortemente innovativi” e sulla “revisione del progetto” da parte della società giallorossa. Ora, senza Berdini e con il suo addio al veleno, riuscirci sarà molto più difficile.

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