11 settembre, il 25° anniversario tra l’assenza di Trump, i veleni di Mamdani e le lezioni mai imparate
Le smargiassate del magnate presidente Donald Trump irritano familiari delle vittime e soccorritori dell’11 Settembre 2001, mentre gli ‘eroi’ di quel giorno scoprono di essere stati ingannati dal potere – locale, statale e federale – e mandati a rischiare la vita in nome del profitto e dell’economia. Sono velenosi i prodomi del 25° anniversario dell’attacco all’America che, nel giro di una mattina, fece circa 3000 vittime tra New York e Washington e rese il primo quarto del XXI Secolo un tempo di guerre e di eclissi del diritto. Per la precisione, le vittime degli attentati dell’11 Settembre 2001 furono 2.977, senza contare i 19 dirottatori: 246 sui quattro aerei di linea ‘piratati’, 2.606 al World Trade Center a New York e 125 al Pentagono, ad Arlington, appena fuori Washington. Persero la vita cittadini di oltre 90 Paesi: 10 furono i cittadini italiani morti, centinaia quelli con origini italiane.
Alle vittime di quel giorno stesso, vanno sommate le persone che morirono per le malattie causate dal fumo formatosi in seguito al crollo delle due torri: se ne contano decine. Ben 1140 persone che hanno lavorato, studiato o semplicemente vissuto a Lower Manhattan dopo gli attentati è stato diagnosticato un cancro.
Ci sarebbero motivi perché le celebrazioni di quest’anno abbiano particolare intensità: da una parte, è il 25° anniversario; dall’altra, gli eventi in corso, con l’aggressione all’Iran che si sta trasformando in una guerra di lunga durata, mostrano che l’America non ha imparato le lezioni di allora e si fa ancora coinvolgere, a freddo e senza provocazione di sorta, in conflitti sanguinosi, come fu nel 2001 per l’Afghanistan e nel 2003 per l’Iraq – un’invasione lanciata ingannando le opinioni pubbliche nazionale e internazionali.
L’indignazione di familiari delle vittime e soccorritori nasce dall’ennesimo tentativo del presidente Trump di rendersi protagonista di un evento in cui non ebbe alcun ruolo: ricevendo alla Casa Bianca una delegazione di superstiti e soccorritori, Trump ha fatto intendere d’essere stato “messo in salvo” quel giorno dai vigili del fuoco. Per i media, è stato facile accertare che l’11 Settembre Trump non si trovò mai nei pressi del World Trade Center e che solo giorni dopo si avvicinò a quello che ora ormai divenuto Ground Zero, senza per altro mai trovarsi in situazione di pericolo.
Sbugiardato dai media, Trump, che su questa vicenda ha cambiato più volte versione, invece di fare marcia indietro, li ha denunciati: “Io c’ero… Ovviamente non il giorno stesso del crollo, ma poco dopo, insieme a un folto gruppo di operai edili”, ha scritto sul suo social Truth. Lui c’era, come milioni di newyorchesi e di cittadini del Mondo che andarono in pellegrinaggio a Ground Zero.
La rabbia, invece, nasce dai documenti diffusi dal sindaco di New York Zohran Mamdani, che certificano che l’aria nell’area dei crolli era tossica dopo gli attacchi e che le autorità lo sapevano. “Siamo increduli. E’ sconcertante che ci abbiano fatto questo. Hanno sacrificato cittadini e soccorritori. Noi morivamo a ogni respiro e loro lo sapevano”, ma hanno preferito far andare avanti gli affari, ha denunciato James Brosi, presidente della Uniformed Fire Officers Association, sindacato del Fire Department di New York. Dalle oltre 170.000 pagine pubblicate da Mamdani, è emerso che nell’aria per mesi c’era amianto e che le autorità ne erano perfettamente consapevoli; ma non diffidavano il pubblico dall’andare nell’area e invitavano i residenti a tornare alle loro abitazioni. A guidare la città c’era, allora, Rudolph Giuliani, a fine mandato; gli succedette Michael Bloomberg. A Giuliani e Bloomberg, che si ritrovano ora sotto accusa, Mamdani non è mai piaciuto: la pubblicazione dei documenti è, secondo alcuni osservatori, una ‘vendetta’ dell’attuale sindaco nei loro confronti.
Giuliani, del resto, aveva esortato Mamdani a disertare le cerimonie per il 25° anniversario. “La sua presenza mi offende”, aveva detto lo ‘sceriffo’ ed avvocato, divenuto fedelissimo di Donald Trump, parlando alla tv di destra Newsmax e paragonando Mamdani ai dirottatori – avrebbero in comune l’odio per l’America -. L’invito di Giuliani non è una voce isolata: alcune famiglie delle vittime hanno raccolto 100.000 firme in calce a una petizione perché il sindaco non partecipi ai riti domani. “Non ha partecipato in passato, non dovrebbe farlo ora”, è la tesi dei promotori dell’iniziativa.
L’invito è però caduto nel vuoto. Mamdani sarà in prima fila a Ground Zero, con JD Vance, il vicepresidente. Trump, reduce dalla convention repubblicana di Dallas, dove è stato protagonista per due giorni, sarà invece al Pentagono.