Polemica rovente a L’Aria che Tira (La7) tra il deputato Pd, Cesare Damiano, e la giornalista de Il Corriere della Sera, Maria Teresa Meli, sulla situazione attuale del Partito Democratico e sulla figura del suo segretario, Matteo Renzi. Damiano premette subito di non essere dalla parte dell’ex presidente del Consiglio, di cui elenca alcuni errori: “Ha perso il pelo, ma non il vizio. Renzi è uno sconfitto e non so se abbia fatto tesoro di questa sua esperienza. Mi sarei aspettato da lui un comportamento più avveduto. Si è rilanciato immediatamente in campo, senza aspettare, e si è ripresentato con le stesse caratteristiche della sua sconfitta, cioè il Renzi che abbiamo criticato: l’uomo solo al comando con il cerchietto magico e con questa esuberanza, che qualcuno chiama anche arroganza“. E aggiunge: “Il primo obiettivo che si era dato Renzi, e cioè le elezioni a giugno, sta sfumando. Nel Pd, coloro che non vogliono votare subito, come me, stanno diventando la maggioranza”. Insorge Meli: “Certo, facendo un calcolo, moltiplicando i 10mila euro al mese per 8 mesi, si hanno 80mila euro. Il problema è che non volete rinunciare ai vostri stipendi“. “Non fare qualunquismo” – ribatte Damiano – “soprattutto non farlo con me, perché non ho questo problema e sono uno dei pochi che ha rinunciato 3.500 euro netti al mese perché ho rifiutato la pensione da ministro“. “Beh, vivaddio. E’ il minimo”, commenta la firma del Corriere. “Quindi, quei problemi lì non li ho” – continua Damiano – “la politica la faccio per passione da sempre. Questi argomenti usali con qualcun altro”. E rincara su Renzi: “Lui non ha le caratteristiche di un costruttore paziente”. Meli commenta: “Quello che sta succedendo ora nel Pd è un film già visto nel Pci, nel Pds, nei Ds, cioè a un certo punto c’è qualcuno che deve scalzare il leader di turno. Non sapete costruire, non c’entra Renzi”. “Ha perso il referendum“, replica Damiano. “E chi se ne frega” – risponde Meli – “Renzi ha perso e si è dimesso. Lo volete far fuori insieme a gente che finora ha soltanto perso, cioè D’Alema, che ha ucciso politicamente Prodi, o Bersani, che ha ucciso politicamente Veltroni, o Franceschini, cioè quello che li ha traditi serialmente tutti, da Letta a Renzi