Sì alla possibilità di introdurre un tetto agli stipendi dei manager degli istituti di credito che, come nel caso del Monte dei Paschi di Siena, chiedono aiuto allo Stato. E ai risarcimenti anche per chi ha ricevuto i bond dal coniuge o dai parenti entro il secondo grado. No, invece, alla pubblicazione dei nomi dei grandi debitori degli istituti che ricevono soldi pubblici: verranno resi noti solo il loro profilo di rischio e il merito di credito. Più tempo per i risparmiatori che hanno perso denaro in seguito al “salvataggio” di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e Carichieti: il termine per chiedere il rimborso forfettario delle obbligazioni subordinate, scaduto il 3 gennaio, viene prorogato al 31 maggio. Sono i principali emendamenti al decreto Salva risparmio – quello che prevede lo stanziamento di 20 miliardi di euro di fondi pubblici per le banche a cui serviranno ricapitalizzazioni precauzionali o liquidità – approvati dalla commissione Finanze del Senato.

Una proposta di modifica presentata dal relatore, Mauro Marino (Pd), consente di inserire tra i vincoli che l’istituto di credito deve accettare, per accedere alle risorse, la “limitazione della retribuzione complessiva dei membri del consiglio di amministrazione e dell’alta dirigenza”. I primi a fare i conti con la novità saranno i vertici di Mps: del resto già il 18 gennaio l’amministratore delegato Marco Morelli aveva anticipato che per lui non sarebbe un problema rinunciare a una parte degli 1,4 milioni di stipendio, come chiedono i sindacati dei bancari e come suggeriscono i precedenti internazionali di salvataggi pubblici di altri istituti in difficoltà.

Soluzione soft quanto riguarda la cosiddetta black list, la lista di chi ha ottenuto soldi dagli istituti e non li ha restituiti, evocata in più occasioni pure dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli e chiesta a gran voce – a buoi ormai scappati – dalla politica. Da Beppe Grillo a Maurizio Gasparri, molti leader e partiti avevano appoggiato la proposta. Il M5s aveva chiesto la pubblicazioni di tutti i debitori insolventi per prestiti sopra i 100mila euro, Sinistra italiana e Lega nord per i prestiti andati in sofferenza sopra il milione, mentre Forza Italia puntava alla pubblicazione dei primi 100 grandi debitori. Tutte le proposte però sono state bocciate. L’emendamento approvato in nottata prevede la pubblicità dei profili di rischio e meriti di credito di chi “vanta crediti, classificati in sofferenza, per un totale superiore all’1% del totale attivo” della banca. Dati che saranno inviati al Parlamento, probabilmente aggregati, all’interno della relazione che ogni 4 mesi il governo dovrà stilare sull’andamento degli interventi sugli istituti di credito. Secondo la maggioranza, questo dovrebbe permettere di capire come è stata gestita la banca in passato senza però correre mettere alla gogna i debitori insolventi.

Infine l’aspetto che più interessa le famiglie dei risparmiatori: la riapertura dei termini per le domande di rimborso forfettario dell’80% dei bond subordinati di Etruria & c. Le domande potranno essere inoltrate al Fondo interbancario fino a fine maggio e si amplia la platea dei possibili beneficiari: i rimborsi saranno possibili anche per chi ha ricevuto i titoli dal coniuge o da parenti entro il secondo grado. Inoltre il corrispettivo pagato viene escluso dal calcolo del patrimonio mobiliare, che non deve superare i 100mila euro perché sia riconosciuto il diritto all’indennizzo. Con un’altra proposta di modifica si stabilisce poi che “il servizio di assistenza agli investitori nella compilazione e nella presentazione dell’istanza di erogazione dell’indennizzo forfettario è gratuito”. Le banche non possono chiedere all’investitore che faccia domanda di presentazione dell’istanza “il pagamento o l’addebito di oneri i commissioni, sotto qualsiasi forma”.