Vi scongiuro di non leggere questo post. Soprattutto se avete passato l’esistenza a indignarvi contro le ingiustizie, ad inebriarvi per Occupy Wall Street, ad esecrare quel maledetto 10% al mondo che detiene le ricchezze sottratte proditoriamente all’inerme 90%, a maledire la cupidigia dei ricchi globali contro le masse di diseredati. Rischiate un tremendo risveglio dal repentino ribaltamento dell’amaca politica dove si culla beatamente la vostra coscienza sociale e addirittura di classe (per quelli riescono con erculeo sforzo a non ronfare nei convegni di Toni Negri e reduci assortiti).

Se leggeste mi macchierei di una crudeltà inaudita. E per di più sarei recidivo: già in passato in un impeto di sadismo avero scritto La balla dei poveri sempre più poveri scatenando il sabba di un migliaio di reazioni incredule, scandalizzate, indignate con esondazioni epocali di bile per le certezze oniriche spiaccicate dalla realtà asettica dei numeri.

Quindi, per l’ultima volta, rivolgetevi alle letture sul webbe che vi hanno candeggiato il cervello, altrimenti rischiate una devastante crisi di rigetto, stile Arancia Meccanica. Evitate di chiedervi che volto avranno mai quegli opulenti capitalisti nel decile più alto della scala dei redditi mondiali. Non cercate il nome dei plutocrati che albergano nelle rarefatte atmosfere del mitico 1%, voi a cui il Sacro Blog impone l’adorazione collettiva del noto proletario indigente cha ha appena conquistato la Casa Bianca al grido di “America First” così gravido di vivide suggestioni, evocative del più inflazionato Deutschland Uber Alles.

Ve lo esprimo con assoluta sincerità: voglio evitare di segnalarvi un sito come Global Rich List. Rischiate addirittura di trasformarvi in neoliberisti senza dover nemmeno attendere la prossima notte di luna piena. Sul sito trovereste una banale applicazione per verificare quale sia la vostra posizione nel reddito e nella ricchezza mondiale.

Prendete ad esempio un operaio con uno stipendio di circa 1200 euro netti per tredici mensilità, diciamo 15mila euro annui per fare cifra tonda. Inseriamo il dato nell’apposito contatore del sito e attendiamo il responso. L’operaio ha un reddito che lo pone nel top 5% dei redditieri mondiali (4,9% per la precisione) e che ci sono 293.950.635 persone con un reddito superiore al suo e molti miliardi di individui con un reddito inferiore. Se l’operaio grazie a qualche straordinario riuscisse a portare a casa 16500 euro all’anno si posizionerebbe comodamente nel top 4%. Verificate voi stessi.

E che dire dell’impiegato con 15 anni di anzianità che riesce a portare a casa 2000 euro netti per 13 mensilità? E’ a un tiro di schioppo da quell’1% (1,12%) che indigna le masse dedite all’assembramento di piazza. Basta che il suddetto impiegato faccia un po’ di straordinario o che maturi un premio di produzione di 1500 euro ed entra tra i plutocrati che fanno inorridire la gggente (0.96%).

Non parliamo poi di TUTTI i politicos de’ sinistra, da Civati a Fassina, da Bersani a Speranza che fanno della redistribuzione del reddito (altrui, ovviamente) il loro cavallo di battaglia e in tv si riempiono la bocca di lotta alla diseguaglianza, con l’aureola d’ordinanza dagli intensi bagliori vermigli. Persino i comunisti vitaliziati, tipo Vendola e Capanna o intellettuali viziati tipo Toni Negri o Erri De Luca finirebbero crudelmente impalati durante l’ipotetica rivoluzione del 99% di cui si sproloquia ai creduli. E il comico con ville in località a’ la page e patrimonio da capogiro avrà voglia di redistribuire i suoi averi alle masse anelanti al reddito di cittadinanza che si inebriano leggendo il suo bloggghe?

In attesa della risposta, bando alle divagazioni, e riposizioniamo la prua del post verso l’oceano dei numeri. Se grazie a dosi equine di cardiotonico siete sopravvissuti, finiamola qua. Non ho nessuna voglia di infierire. Dimenticate tutto, iscrivetevi a Podemos e accendete un cero rosso al poster del Che urlando “Hayek e Von Mises uscite da questo corpo!!!”. Perché finora abbiamo parlato di redditi che l’indignato di professione di solito fatica a distinguere dalla ricchezza. Quindi esaminiamo anche questo aspetto cliccando su Wealth. Bastano un appartamento in periferia da 150.000 euro, un’utilitaria da 10.000 euro, mobili e suppellettili per altri 10.000 euro e conto in banca da 10.000 euro per entrare nel 5% dei paperoni mondiali.

Come si entra nell’empireo dell’1%? Bastano 650.000 euro di patrimonio, calcolato sommando la residenza, la seconda casa, il laboratorio artigiano o il negozietto, la macchina, il motorino, i mobili, i vestiti, il campicello del nonno, il conto in banca e i titoli di stato). Uno stimato professionista, un commerciante del centro, un dirigente aziendale, un buon numero di dirigenti pubblici, l’idraulico, quasi tutti i medici di una certa età fanno presumibilmente parte di questa élite globale se hanno gestito oculatamente i risparmi (e se non hanno divorziato).

Purtroppo lo spazio langue e le considerazioni svolte finora hanno appena scalfito gli aspetti per così dire contro-intuitivi della questione. Quindi vi rimando alla prossima puntata in cui affronteremo temi come il reddito netto e lordo, la demografia, la composizione del nucleo familiare, il potere di acquisto e sposteremo l’attenzione dal globo all’Italia utilizzando analoghe applicazioni che si trovano su siti simili a Global Rich List. Astenersi cardiopatici.