La belle histoire d’Almodovar à Cannes“. Queste le parole con le quali è stata annunciata la scelta del grande cineasta spagnolo per il ruolo di presidente di giuria al festival francese, che compie 70 anni. “Nel 1992, Pedro Almodovar arriva sulle passerelle rosse come membro della giuria dei lungometraggi, sotto la presidenza di Gerard Depardieu – si legge sul sito internet del Festival -, è l’inizio di una bella storia, che lo vedrà tornare per presentare sei film, vincere un premio per la sceneggiatura, un premio d’interpretazione collettiva per le sue attrici e un premio per la scenografia”. Maestro del cinema contemporaneo capace di mettere d’accordo critica e botteghino, quello tra Almodovar e la Croisette è un rapporto di lunga data. “Sarò devoto corpo e anima a questo incarico, che è insieme un privilegio e un piacere”.

Quella di quest’anno sarà l’edizione monstre del 70/mo anniversario, 18-28 maggio. L’icona fiammeggiante del cinema spagnolo, come lo stesso direttore Thierry Fremaux ha definito il popolarissimo 67enne autore manchego, è un habituè della Croisette dove, strano a dirsi, non ha mai vinto una Palma d’oro ma è stato tante volte in concorso e pure premiato come nel caso di uno dei suoi film migliori, Tutto su mia madre che vinse per la regia nell’anno del massimo premio a Rosetta dei Dardenne (1999) conquistando poi decine di premi importanti a cominciare dall’Oscar come miglior film straniero. In concorso poi anche per Volver (che nel 2006 vinse due premi, alla sceneggiatura e per l’insieme delle attrici Penélope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueas, Chus Lampreave, Yohana Cobo e Blanca Portillo), Gli abbracci spezzati, La pelle che abito e Julieta, mentre La Mala Educacion fu l’emozionante apertura del 60/mo festival giusto 10 anni fa.

”Sono grato, onorato e un po’ sopraffatto – ha dichiarato – Sono consapevole della responsabilità che implica il ruolo di presidente di giuria e spero di essere all’altezza”. Trentacinque anni di carriera da quel primo Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio che lo fece notare nel 1980 all’ultimo Julieta con Emma Suarez e Adriana Ugarte tratto da un racconto di Alice Munro, passando per il film che lo ha imposto nel mondo nel 1988, Donne sull’orlo di una crisi di nervi. È una filmografia di 20 opere tutte nutrite di una grande forza passionale, un’insaziabile sete di vita, tutte con la figura femminile al centro. Il regista, omosessuale e ateo (nella Mala Educacion in parte autobiografico raccontò gli abusi sessuali e psicologici vissuti durante gli studi nel collegio religioso) con la El Deseo è anche produttore dei suoi film insieme al fratello Agustin. In tutti questi anni ha declinato i temi del suo cinema – la passione, il destino, la colpa, il sentimento materno, i segreti nascosti, l’amore, il desiderio – con tanti generi cinematografici: vaudeville, farsa, tragedia, fantasy, musical e thriller. Al cinema di Almodovar sono legati anche tanti attori spagnoli che lui ha contribuito a lanciare come Antonio Banderas, Penélope Cruz, Javier Bardem, Marisa Paredes, Rossy de Palma, Javier Cámara, Carmen Maura, Victoria Abril. Il regista de La Mancha, cinefilo appassionato ”ha celebrato i poteri magici del cinema e reso omaggio ai suoi maestri Sirk, Franju, Hitchcock e Bunuel, e ora il festival di Cannes festeggia un grande regista internazionale e una Spagna libera e moderna” hanno sottolineato Fremaux e il presidente del festival Pierre Lescure. A metà aprile attesi gli annunci del resto della giuria e della selezione ufficiale di Cannes 2017.