Erano in preghiera le vittime dell’attacco alla moschea di Quebec City (Canada). Un uomo (e non due, come emerso in un primo momento) ha aperto il fuoco sui fedeli della Grande Mosquée de Québec: 6 i morti e 8 i feriti di cui 5 in condizioni critiche. Tra le vittime anche l’imam. Le forze dell’ordine non hanno ancora fornito un movente dell’assalto, ma il premier Justin Trudeau ha parlato di terrorismo: “Condanniamo questo attacco terroristico contro i musulmani in un centro di culto e rifugio. Mentre le autorità continuano ad indagare e i dettagli vengono confermati, è straziante assistere a tanta violenza insensata. La diversità è la nostra forza e la tolleranza religiosa è un valore che noi, come canadesi, abbiamo a cuore”. “Ho chiesto che la bandiera dell’Assemblea nazionale sia posta a mezz’asta” ha scritto su Twitter il primo ministro del Quebec Philipp Couillard. Secondo un testimone, come riporta la tv canadese Cbc, il killer “aveva un accento del Quebec e urlava Allah Akbar”. Le forze dell’ordine in un primo momento ha arrestato due persone che “non erano conosciute dai servizi di polizia”. Secondo Le Journal de Quebec si tratta Alexandre Bissonnette e Mohamed Khadir: uno dei due è stato bloccato sul luogo dell’attacco, l’altro vicino al ponte dell’Ile d’Orleans. Il primo è uno studente universitario di 27 anni che, secondo Site, è un fan di Donald Trump e della destra lepenista. Nella sua auto sarebbe stata trovata almeno un’arma. Secondo Tva Nouvelles, la polizia avrebbe sequestrato un Kalashnikov Ak-47. Dopo un paio di ore dal fermo, invece, è stato scagionato il secondo presunto attentatore, che ha origine marocchina ma di cui non è stata diffusa la nazionalità.
 

Polizia: “Vittime con età comprese tra i 35 e 70 anni”
Il presidente del centro culturale islamico della città Mohamed Yangui, che non era all’interno dei locali al momento della strage, aveva detto che la sparatoria è avvenuta nella sezione maschile della moschea e di temere che tra le vittime, tutti uomini, potessero esserci dei bambini. Un timore smentito dalle forze dell’ordine; la portavoce della polizia Étienne Doyon, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che le vittime hanno età comprese tra 35 e 70 anni. I media locali inizialmente avevano parlato di un terzo sospetto coinvolto, ma le autorità dichiarano che non si cercano altre persone.
Secondo Yangui c’era un gruppo stimato tra le 60 e le 100 persone all’interno dei locali della moschea, ma la polizia ha dichiarato che i presenti erano 39: “Siamo rattristati per le famiglie”. In un tweet il centro chiede a tutti di aspettare gli esiti dell’indagine “prima di far circolare voci. La situazione è molto critica, che Allah ci ci dia resistenza”. L’anno scorso, durante il Ramadan, davanti al centro culturale era stata ritrovata una testa di maiale avvolta e una rivista con un maiale in copertina con la scritta “Bonne Appetit”. “Questa gente va pacificamente a pregare ogni giorno ma ora qualcuno di loro non tornerà mai più a casa dalla preghiera” dice Yangui che ha raccontato di essere stato chiamato all’obitorio. Circa 765.000 persone vivono nella città di Quebec e 6.760 di loro sono identificati come musulmani come risulta dall’ultimo censimento nazionale. Circa tre settimane dopo l’episodio della testa di maiale nel quartiere erano stati distribuiti anonimamente volantini che legavano la moschea ai Fratelli musulmani: “Questa moschea è un centro di radicalismo, dove si propone ai fedeli di leggere gli scritti di ideologi che propugnano la jihad violenta, la sharia, l’inferiorità delle donne, l’omofobia virulenta”, recitava il testo. Accuse respinte dai capi religiosi del centro islamico.
Il sindaco di Gatineau, città vicino alla capitale Ottawa, ha annunciato che in seguito all’attacco sarà incrementata la presenza della polizia nelle moschee intorno alla sua città. Anche il Dipartimento di Polizia di New York ha detto di stare allestendo ronde alle moschee. “La polizia sta per fornire ulteriore protezione alle moschee della città. Tutti i cittadini di New York devono essere vigili. Se qualcuno vede qualcosa, lo dica” twitta il sindaco Bill de Blasio.
Hollande: “Attentato odioso”, Gentiloni: “Vicinanza a comunità musulmana”
Il presidente francese François Hollande ha condannato “nei termini più forti” l’attentato “odioso” e ha sottolineato che i responsabili hanno voluto attaccare “lo spirito di apertura dei cittadini del Quebec”. In una nota diffusa dall’Eliseo, Hollande ha ribadito che la Francia è al fianco delle vittime e delle loro famiglie. L’Eliseo fa sapere che il presidente ha già inviato un “messaggio di affetto e solidarietà” al primo ministro del Quebec, Philippe Couillard, e a quello canadese, Justin Trudeau. “L’Unione europea è con il Canada e tutti i canadesi in questo triste giorno” dice l’Alta rappresentante per la Politica estera Ue Federica Mogherini. “Siamo vicini al popolo canadese, bisogna rispondere con fermezza alla violenza”, ma “la violenza non è mai una risposta contro il terrorismo: la soluzione si chiama dialogo dichiara il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. “Il governo italiano è vicino alle vittime, ai familiari e alla comunità musulmana canadese oltre che al governo e al presidente Trudeau. È un modo anche per confermare il nostro atteggiamento di vicinanza e solidarietà alla stragrande maggioranza cittadini di fede islamica che vivono nei nostri Paesi e città e che rifiutano il terrorismo fondamentalista e anzi ne sono spesso vittime e bersagli” dice il premier Paolo Gentiloni durante l’incontro con Tajani. Questa mattina Papa Francesco, dopo la messa del mattino a Santa Marta, si è intrattenuto con il cardinale canadese Gérald Cyprien LaCroix, assicurando le sue preghiere per le vittime dell’attacco. Il pontefice, ha fatto sapere la Santa Sede, ha sottolineato l’importanza di restare in questi momenti tutti uniti nella preghiera, cristiani e musulmani. Il cardinale, in visita a Roma è subito ripartito per il Canada. “Questa strage di persone che si erano riunite in una moschea a pregare è sconcertante per la sua crudeltà e per il suo cinismo” si legge in un telegramma del presidente russo Vladimir Putin inviato a Trudeau.