Per la maggioranza degli italiani nel 2017 ci sarà una ripresa debole ma stabile, ma solo una persona su dieci si aspetta dal nuovo anno un miglioramento della situazione economica. Che, d’altro canto, per oltre il 40% delle famiglie è rimasta invariata. Di fatto quasi la metà non riesce a far quadrare i conti e circa una persona su quattro afferma di sentirsi abbastanza o molto povero. Tra le spese che si è costretti a tagliare, per oltre il 38% dei cittadini ci sono quelle mediche. E, restando in tema, oltre la metà degli italiani boccia il sistema sanitario nazionale. Con un notevole divario tra Nord e Sud. Sono alcuni degli aspetti rilevati nel Rapporto Italia 2017 e diffuso oggi dall’Eurispes, in cui si confermano i dati dello scorso anno sulla situazione economica del Paese e delle famiglie. L’indagine è stata elaborata in base ai risultati di un questionario al quale ha risposto un campione di 1.084 cittadini stratificato per genere, età e area territoriale. Il risultato? Il rapporto descrive la convivenza tra “più Italie distanti l’una dall’altra che a volte stentano ad andare d’accordo” ha spiegato il presidente di Eurispes Gian Maria Fara, secondo cui la situazione è frutto “della mancanza di un progetto per il futuro che possa vedere tutti collaborare nell’interesse generale del Paese”. Un quadro fortemente negativo, dunque. “L’Italia ha registrato un continuo declino – sottolinea Fara – rispetto alle posizioni degli altri Paesi dell’Eurozona sul fronte dell’istruzione, della ricerca e innovazione, mentre il fronte delle imprese è caratterizzato da un alto livello di indebitamento con il sistema bancario”. Il presidente di Eurispes lancia l’allarme su alcuni fenomeni che “stanno producendo effetti devastanti sul sistema politico e istituzionale”: dall’impoverimento del ceto medio, al blocco della mobilità sociale e alla redistribuzione della ricchezza, fino alla mancata crescita. E nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, Eurispes dedica un capitolo del rapporto proprio alla giustizia.

LA STIMA DELLA RIPRESA – Il 38,1% degli italiani, come rileva l’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali, ritiene che la ripresa sarà lenta ma stabile, ma mentre il 36,4% vede in prospettiva un peggioramento, solo il 13,8% è convinto che l’economia migliorerà. In realtà stabili sono anche i dati sulla condizione economica delle famiglie rispetto al 2017: il 14,1% definisce molto peggiorata la situazione economica familiare nell’ultimo anno e il 27,3% indica un lieve peggioramento. Per il 42,3%, invece, la situazione è rimasta sostanzialmente invariata.

LA METÀ DELLE FAMIGLIE NON ARRIVA A FINE MESE – Di fatto il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese (nel 2016 era il 47,2%). Il 44,9% è costretto a utilizzare i propri risparmi. Ecco perché solo in una casa su quattro si è in grado di mettere qualcosa da parte. Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, così come il canone per il 42,1% di chi è in affitto. Il 25,6% delle famiglie ha inoltre difficoltà a far fronte alle spese mediche. Di fatto circa una persona su quattro afferma di sentirsi abbastanza (21,2%) e molto (3%) povero. Una situazione che può derivare da diverse causa: la perdita del lavoro (76,7%), una separazione o un divorzio (50,6%), una malattia propria o di un familiare (39,4%), ma anche la dipendenza dal gioco d’azzardo (38,7%) o la perdita di un componente della famiglia (38%).

TAGLI E POTERE D’ACQUISTO – Sul fronte consumi, si registra un lieve miglioramento. Stando al Rapporto Italia 2017 dell’Eurispes, la maggior parte degli italiani (il 51,5%) non ha visto ridursi la capacità di spesa, mentre il 48,5% ha lamentato una perdita. Una situazione ribaltata rispetto al 2016. Ma la situazione rende ancora necessaria la corsa al risparmio. Il 38,1% dei cittadini ha ridotto le spese mediche (contro il 34,2 dello scorso anno). Le altre voci interessate dal ‘taglio’ sono state pasti fuori casa (70,9%), estetista, parrucchiere e articoli di profumeria (66,2%), viaggi e vacanze (68,6%). E se il 33% degli italiani ha almeno un animale domestico in casa, a causa della crisi economica questa percentuale è calata del 10% rispetto al 2016 ed è diminuita anche la spesa per nutrire e curare gli animali. Negli ultimi tre anni ha chiesto un prestito in banca il 28,7% delle famiglie, ma nel 7,8% dei casi non è stato concesso. Ci si rivolge agli istituti di credito soprattutto per l’acquisto della casa (il 46,8%), per la necessità di pagare debiti accumulati (27,6%), ma anche per saldare prestiti contratti con altre banche o finanziarie e affrontare spese per cerimonie (entrambe le motivazioni sono condivise dal 17,9% dei cittadini). C’è poi un altro 10,9% che ha chiesto un prestito per cure mediche e infine un 2,2% che vi ha fatto ricorso per potersi pagare le vacanze.

LA METÀ DEGLI ITALIANI BOCCIA IL SISTEMA SANITARIO – Più di metà degli italiani (il 54,3%) non è soddisfatto della sanità, una percentuale che al Sud supera il 70%. In realtà il dato complessivo non ha subito particolari cambiamenti negli ultimi anni. Al Nord-Ovest prevale la soddisfazione (70,3%), che ottiene la maggioranza anche al Nord-Est (56,3%). Del tutto diversa la situazione al Centro-Sud: al Centro dal 65,9% degli intervistati si raccolgono giudizi negativi, dal 72,4% nelle Isole, mentre al Sud a bocciare il sistema è il 73,6% dei cittadini. Il disagio più frequente riguarda le lunghe liste di attesa per visite ed esami medici (75,5%): il 53,2% ha dovuto attendere troppo per interventi chirurgici e il 48,9% indica una scarsa disponibilità del personale medico e infermieristico. Il 42,2% degli italiani denuncia strutture mediche fatiscenti, il 41,8% condizioni igieniche insoddisfacenti. Il 34,1% di quanti si sono rivolti alla sanità pubblica ha poi sperimentato a proprie spese errori medici. E se è vero che il 50,5% del campione preferisce rivolgersi agli ospedali pubblici per cure specialistiche e interventi chirurgici (mentre il 25,7% sceglie le strutture private) lo è altrettanto che il 23,8% dichiara di non potersi permettere le cure private. Quanto alle spese, infatti, nell’ultimo anno il 31,9% dei cittadini ha rinunciato alle cure dentistiche a causa dei costi eccessivi, il 23,2% a fisioterapia-riabilitazione, il 22,6% alla prevenzione e il 17,5% ha sacrificato persino medicine e terapie.

IL POPOLO DEI VOUCHER – L’analisi di Eurispes si concentra anche sul ‘popolo dei voucher’. Se nel 2011 ne sono stati venduti 15 milioni, nel 2015 si è arrivati a circa 115 milioni. L’uso dei buoni lavoro è in continua e rapida crescita, come dimostra anche il trend dei primi 9 mesi del 2016 con oltre 109 milioni di voucher venduti (+34,6% rispetto allo stesso periodo del 2015). Il 50% di quelli che li utilizzano, secondo Eurispes, sono persone molto attive sul mercato del lavoro, che si dividono tra diversi contratti a termine o cercando di integrare rapporti di lavoro part-time o indennità di disoccupazione. L’altra metà, invece, è costituita soprattutto da giovani a cui si aggiungono pensionati e donne in età centrale non interessate o scoraggiate nella ricerca di altri posti di lavoro. Nel 2015 il peso dei giovani è ulteriormente cresciuto (43,1% dei voucher) e si è rafforzato anche quello dei trentenni (con il 20,6%) e dei quarantenni (17,4%). Agli over 60 rimane, dunque, una modesta quota: circa l’8%, anche se, in valori assoluti, l’espansione dei voucher riguarda certamente anche loro. E, al contrario di quanto farebbe pensare la natura molto ‘marginale’ di molte attività regolate dai buoni lavoro, l’impiego dei voucher non riguarda prevalentemente gli stranieri. Tanto che, secondo i dato Inps, nel 2015 solo l’8,6% dei buoni è stato destinato ad extracomunitari.

GIOVANI TRA L’AIUTO DEI GENITORI E LA FUGA ALL’ESTERO. CHE NON SI FERMA – Per fare fronte alla crisi, i giovani mettono in atto alcune strategie: c’è chi torna a casa dai genitori (13,8%), chi ha dovuto ricorrere al loro sostegno economico (32,6%) e chi si affida a loro nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%). E non va meglio per i ‘cervelli in fuga’. Il programma ‘Rientro dei cervelli’, avviato nel 2001 dall’Italia per facilitare il ritorno dei ricercatori italiani dall’estero e per incoraggiare quelli stranieri a lavorare in Italia, ha dato risultati deludenti: solo 519 i ricercatori rientrati in 9 anni, contro un flusso in uscita ben più consistente. Inoltre, solo un quarto dei ricercatori che sono entrati nel Paese per effetto di questo progetto è rimasto in Italia per più di 4 anni. Per quanto riguarda gli 11 milioni di millennials, nati tra gli anni Ottanta e il Duemila, hanno difficoltà a pianificare il loro futuro finanziario: per il 45% di loro risparmiare rappresenta un grande sacrificio, mentre il 40% si dichiara sfiduciato circa la possibilità di percepire in futuro uno stipendio simile a quello dei propri genitori. Si tratta di dati significativi se si pensa che, come ricorda Eurispes, entro il 2020 questa fascia d’età costituirà il 25% della popolazione di Europa e Stati Uniti.

IL CAPITOLO GIUSTIZIA – Il rapporto Eurispes ha dedicato un capitolo anche al rapporto tra gli italiani e la giustizia. Tra i tempi affrontati la percezione del funzionamento dell’apparato giudiziario, la necessità della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, le intercettazioni e il ricorso alle armi per privata difesa. In base ai risultati dell’indagine, il 37,1% dei cittadini individua come causa degli errori giudiziari il cattivo funzionamento della macchina giudiziaria nel suo complesso, mentre per il 27,1 essi sono collegabili al lavoro dei magistrati. Il 13,7%, infine, indica come causa i pubblici ministeri delle procure che non fanno bene il lavoro di indagine. Molti degli interpellati (21,8%) hanno preferito non esprimersi. E se per il 67,3% del campione (-9,9% rispetto al 2011) un imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva, il 47,8% ritiene le intercettazioni uno strumento fondamentale per prevenire e reprimere i reati. Il 40,9%, però, pur condividendo questa posizione, si preoccupa che sia tutelata la privacy delle persone. L’11,3% si è dichiarato invece contrario poiché ritiene che le intercettazioni invadano la libertà personale. Per quanto riguarda la difesa personale, il 41,3% del campione ha dichiarato che probabilmente ricorrerebbe alle armi se messo in una situazione di pericolo, mentre il 22% è sicuro che lo farebbe. Poco più di un terzo, il 25,8%, probabilmente non utilizzerebbe le armi sotto minaccia e il 10,9% ha escluso nettamente questa possibilità. Il 48,5% è d’accordo con l’incriminazione di chi reagisce durante un furto in casa o nel proprio negozio sparando e ferendo o uccidendo gli aggressori, nei casi in cui la reazione non sia commisurata al pericolo; il 42,7% è contrario all’incriminazione, mentre l’8,8% sostiene che debbano essere incriminati in ogni caso.