Il governo Gentiloni va in soccorso della Rai di Antonio Campo dall’Orto. E con un paio di commi del decreto Milleproroghe da un lato prolunga fino al 30 aprile la concessione del servizio pubblico, che altrimenti sarebbe scaduta a fine gennaio, dall’altro rinvia di un anno l’obbligo per la tv pubblica di rispettare i vincoli su appalti, acquisti e assunzioni cui sono soggetti gli enti pubblici. Paletti imposti a viale Mazzini dall’Istat, che a ottobre, sulla base delle norme europee, ha inserito la Rai nel perimetro della pubblica amministrazione visto che i proventi dell’attività commerciale valgono meno del 50% dei ricavi. Quest’anno, con il canone in bolletta, l’azienda stima introiti per 2 miliardi contro gli 1,6 del 2015, quando dalla pubblicità sono arrivati invece circa 600 milioni.

La decisione dell’istituto di statistica, peraltro imposta dall’Eurostat come conseguenza dell’aggiornamento del suo Manuale tecnico, aveva suscitato notevole allarme negli uffici di Campo Dall’Orto e della presidente Monica Maggioni, che pochi giorni dopo avevano addirittura annunciato un ricorso alla Corte dei Conti contro il nuovo assetto, a dir loro “paralizzante“: “Taglierebbe fuori la Rai da qualsiasi possibilità operativa reale”, aveva sostenuto Maggioni in commissione di Vigilanza. Questo perché far parte delle pubbliche amministrazioni (quelle il cui debito va a incrementare quello dello Stato italiano) significa tra il resto poter assumere i dirigenti solo per concorso, effettuare acquisti solo attraverso la centrale Consip e rispettare il Codice dei contratti pubblici quando si affidano lavori e forniture o si compra un’opera audiovisiva. “Quando noi abbiamo bisogno di una telecamera ad altissima definizione o di un drone  possiamo comprare questi beni in tempi ragionevoli”, aveva esemplificato il consigliere Rai Franco Siddi a Repubblica. “Questo ci permette di competere ad armi pari con Mediaset, con La7 di Cairo, con Sky o Discovery”.

Mentre, era il ragionamento dei vertici, i lacci e lacciuoli della spending review avrebbero impedito a viale Mazzini di stare sul mercato confrontandosi con i concorrenti privati. Evidentemente Gentiloni, che nel secondo governo Prodi fu ministro delle Comunicazioni, si è fatto convincere. E, come si legge all’articolo 6 comma 4 del decreto Milleproroghe pubblicato in Gazzetta ufficiale il 30 dicembre, ha deciso di posticipare al 1 gennaio 2018  “gli effetti delle norme finalizzate al contenimento di spesa in materia di gestione, organizzazione, contabilità, finanza, investimenti e disinvestimenti”, “al fine di assicurare il pieno ed efficacie svolgimento del ruolo istituzionale e societario attribuito” alla Rai.

Resta in compenso invariato il tetto di 240mila euro agli stipendi di amministratori, dipendenti, collaboratori e consulenti. Non è ancora chiaro se si applichi, come temono i vertici, anche agli artisti: il cda ha deliberato di chiedere chiarimenti in proposito all’azionista di maggioranza, il Tesoro. Nel frattempo lo stesso Milleproroghe offre una boccata di ossigeno sul fronte della concessione del servizio pubblico: il decreto concede 180 giorni dalla data di scadenza prima che l’attuale contratto cessi di avere efficacia. La convenzione è decennale e doveva essere rinnovata a dicembre, ma la caduta del governo Renzi ha bloccato l’iter.