Smart meter, ovvero i contatori elettrici intelligenti di seconda generazione che faranno risparmiare un po’ di quattrini alle famiglie permettendo di monitorare i consumi e sapere in ogni momento quanta energia elettrica viene utilizzata tra elettrodomestici, lampadine e apparecchi elettronici presenti in casa. Questo il nuovo asso nella manica dell’Autorità per l’Energia che, dopo mesi di annunci – e la chiusura di un’indagine da parte dell’Antitrust per verificare se Enel avesse abusato della sua posizione dominante – ha dato il via libera per iniziare ad avviare i piani di sostituzione dei vecchi contatori che hanno 15 anni di vita in oltre 32 milioni di case. Risale al 2001, infatti, l’installazione della prima generazione di contatori elettronici. Tutti i dettagli dell’operazione sono contenuti nella delibera pubblicata dall’authority che ha fissato i costi e dettato i tempi per l’effettiva installazione dei nuovi contatori 2.0 da parte delle varie aziende elettriche coinvolte. Enel in primis.

Cosa sono i contatori 2.0? Funzioneranno veramente? Ma soprattutto chi li paga? Andiamo con ordine. Il contatore intelligente si configura come un piccolo computer in grado di svolgere molte innovative funzioni come il superamento delle fasce orarie predefinite per tutti (consentendo agli operatori del settore di proporre offerte personalizzate in base ai consumi) e la disponibilità di dati sul comportamento energetico per un maggiore risparmio. Controllo che si potrà effettuare in piena autonomia visualizzando sul display i dati dettagliati ogni 15 minuti, mentre oggi il dato viene letto ogni mese. Così dovrebbe essere arginato, in un solo colpo, anche il fenomeno dei maxi conguagli. La nuova tecnologia consente, infatti, di superare l’attuale sistema di fatturazione, basato sulle letture stimate, dal momento che i consumi saranno validati quotidianamente. Insomma, secondo l’Autorità, si potrà dire addio a migliaia di contenziosi a causa di bollette gonfiate.

Evidenti anche gli altri vantaggi. Saranno più veloci ed efficienti le procedure di cambio fornitura e di voltura. Soprattutto in vista del 2018 quando, con il passaggio obbligatorio al mercato libero, i clienti potranno sfruttare la concorrenza scegliendo le migliori offerte legate alle proprie esigenze, proprio come succede con i cellulari. I nuovi contatori saranno aperti anche ai possibili sviluppi della domotica, anche avvalendosi del wifi e della fibra ottica. Il cambio dei contatori Enel con quelli di nuova generazione permetterà anche di portare la banda ultralarga su fibra ottica in molte città italiane che ancora non ce l’hanno. Tant’è che Enel Open Fiber ha già cominciato a posare l’infrastruttura indipendentemente dal cambio dei contatori.

Questo, insomma, il proclama. Ma sarà vero che presto si dirà addio ai problemi di fatturazione per andare sempre più verso offerte personalizzate e convenienti? “Si tratta di uno scenario caratterizzato da promesse importanti che, ad ora, restano però tali. La maggiore aspettativa su cui concentrarci – commentano da Altroconsumo parlando con ilfattoquotidiano.it – resta il superamento della criticità dei disservizi causati dai contatori. Oggi – prosegue l’associazione – i clienti continuano a ricevere bollette in cui i consumi addebitati non sono effettivi e in alcune città, come Roma, il sistema di telegestione (che invia i dati del contatore al gestore) non ha mai funzionato bene”.

Sorge, poi, inevitabilmente la domanda: quanto costa cambiare il cantatore? La risposta è abbastanza ovvia. Come tutte le spese sostenute per l’ammodernamento del sistema elettrico, anche questa sarà spalmata sulla bolletta di tutti i consumatori lungo i 15 anni di vita del contatore. Mentre se il cambio dell’apparecchio avviene prima del termine della vita utile (15 anni), la spesa derivante dal cambiamento è a carico dell’azienda. Peccato però che il 99% dei contatori sia stato installato nel 2001. “Ciò che pero è difficile capire e, soprattutto, quantificare – sottolinea Altroconsumo – è l’ammontare preciso. La voce relativa ai contatori confluisce, infatti, in una voce più grande della bolletta che si chiama ‘Spesa per il trasporto e la gestione del contatore‘ che ingloba altre voci non distinte”. Quindi è praticamente impossibile sapere quanto incida sulla singola utenza, perché non si tratta di una voce a sé tipo il canone Rai. L’unica cosa certa è che non dovrebbero esserci aggravi rispetto a quanto già si sta pagando fino ad oggi. Ma la certezza si avrà solo a partire da gennaio 2017.

Capitolo a parte per la tempistica. Anche se non ci sono obblighi di legge da rispettare per il cambio – le norme prevedono che ogni società distributrice comunichi nel dettaglio come intende procedere anche attraverso, per esempio, la pubblicazione del piano sul proprio sito – è ipotizzabile che inizi già nei primi mesi del 2017. Perché? “I distributori verranno premiati dall’Autorità”, tuona Luigi Gabriele, responsabile del settore Energia di Codici. Che spiega: “Le aziende riceveranno un incentivo maggiore, pari a 125 euro, se concluderanno in tempi brevi la sostituzione”, così come prevede la delibera sul riconoscimento dei costi. “Siamo indignati – continua Gabriele – perché invece di far tesoro di tutte le disfunzioni precedenti è stato consegnato ancora una volta il monopolio esclusivo della lettura dei dati nelle mani dei distributori, ma con i soldi dei consumatori. Inoltre con i nuovi smart meter non ci sarà più bisogno di remunerare il servizio di lettura, servizio per il quale il consumatore paga una spesa prevista in bolletta. Ma ancora non è stato chiarito se si manterrà questa voce anche con il nuovo sistema di telegestione”.

Infine, sul fronte dei benefici Altroconsumo punta il dito contro la troppa tecnologia: “C’è il rischio che con tutte queste funzionalità, i clienti non capiscano nemmeno come fare a sfruttare il nuovo contatore. La richiesta alle aziende è di fornire informazione semplici e semplificare le operazioni in modo che il singolo cliente sia sempre al centro della scena sul mercato dell’energia e non solo un codice a cui addebitare una bolletta, possibilmente senza consumi stimati”.