Roberto Giachetti è una persona simpatica, preparata e paracula. Ha, insomma, i requisiti del perfetto ex radicale. Sembrano fatti tutti con lo stesso stampino: nascono quasi-iconoclasti per poi divenire iper-rutellici. Le polemiche sulle parole rivolte ieri a Speranza sono ridicole: “La faccia come il culo” è una frase come tante, e Giachetti va anzi ringraziato per non aver fatto morire tutti di sonno. Certo, neanche un anno fa Giachetti aveva attaccato la volgarità linguistica della politica di oggi, ma si sa: le parolacce brutte sono solo quelle degli altri. E poi attaccare Speranza è come dire che Orfini è brutto o che Renzi è il niente: ovvietà.

Quello che colpisce, del Giachetti teatralmente arrembante di ieri, tornato a parlare in pubblico dopo la titanica prestazione come candidato sindaco a Roma, è altro. Non alludo alle risate della Serracchiani, che frigna quando le dicono che governa male in Friuli ma sghignazza ilare quando trattano un collega di partito neanche fosse un Nardella qualsiasi. Nulla di strano: nel Pd attuale sei volgare/sessista se attacchi un renzino, mentre se insulti un antiboschino sei un gran simpaticone (infatti ridono degli insulti di De Luca).

Sarebbe troppo facile anche rovesciare l’attacco di Giachetti: se la cifra del Pd fosse avere la faccia come il culo, allora Renzi sarebbe proprio il segretario ideale. Faccio anche finta di non aver visto quel che forse ho visto, ovvero una persona intelligente ridotta a buttafuori rissoso di un ex Presidente del Consiglio che aveva promesso di abbandonare la politica se avesse (stra)perso il referendum del 4 dicembre. Il punto è un altro: Giachetti, persona intelligente e meno crisantemica di quel che lasci apparire quel suo atteggiamento da Natolia mesta dei Bulgari, ha dedicato buona parte della sua vita politica alla lotta per una legge elettorale seria. Bravo. Ha fatto i digiuni, gli scioperi, le diete Dukan: tutto. Ci sta che, ora, attacchi il diversamente carismatico Speranza per volere adesso quel Mattarellum che non desiderava un tempo.

Tutto molto bello. Tranne una cosa. Giachetti, sei per caso lo stesso che fino a ieri diceva che quella schifezza dell’Italicum andava votata perché coincidente con l’agognato sol dell’Avvenire? Sei per caso quello che ha fatto per mesi l’epigono di Pannella per poi esultare di fronte a un obbrobrio che la Consulta non vede l’ora di bombardare? Ti rendi conto, come più o meno ebbe a dirti quel D’Alema che detesti, ma fai di tutto per rivalutare, che appoggiare l’Italicum dopo mesi di digiuno (a favor di telecamera, of course) è come esultare se ti portano il Tavernello dopo aver chiesto Barolo? Parafrasando Nanni Moretti su Gianfranco Fini: valeva la pena combattere una vita intera per poi diventare il maggiordomo minore del primo citrullo berluschino che passa? Senza offesa, Roberto, ma ultimamente quanto a faccia come il culo non sei poi secondo a molti.