Una filastrocca natalizia per bambini, il racconto di Babbo Natale che scende sulla Terra in aiuto a un bimbo immigrato portandogli in dono un “sacco pieno di permessi di soggiorno”, e la polemica è servita. È bastata una semplice frase in rima a far scoppiare la polemica nella scuola primaria Oreste Boni di Sorbolo, in provincia di Parma. La poesia sotto accusa, selezionata dalle maestre di quattro classi della primaria, è stata tratta da un libro delle Edizioni Paoline, e avrebbe dovuto essere recitata dagli alunni di fronte a genitori e abitanti del paese in occasione delle festività, come già avvenuto in altre scuole gli anni scorsi. Questa volta però la scelta non è stata digerita da un genitore e il caso è finito nel mirino della Lega Nord, che ha accusato la scuola di propaganda politica di sinistra. “Qualcuno vuole fare il lavaggio del cervello ai nostri figli nelle scuole inculcando loro il messaggio politico della sinistra pro invasione – ha commentato in una nota il segretario del Carroccio Matteo Salvini – Trovo assurdo e di una gravità assoluta che una scuola pubblica imponga di recitare canzoni di chiaro stampo politico di sinistra che hanno come slogan ‘accogliamoli tutti’”.

 

La poesia parla di un bambino straniero che è solo durante la sera di Natale e non sa nemmeno cosa sia la festività: “La sua pelle è cioccolato, al freddo non è abituato – recita la canzone – vende kleenex ed accendini, bussa piano ai finestrini”. In suo aiuto però arriva Babbo Natale, che lo invita a festeggiare: “Sono io Babbo Natale, è speciale questo giorno, ti ho portato un sacco pieno di permessi di soggiorno, di permessi di soggiorno”. La vicenda è stata resa nota dal coordinatore della Lega Nord Emilia Gianluca Vinci, che ha promesso di presentare un’interrogazione parlamentare sulla vicenda tramite il deputato Guido Guidesi per avere chiarimenti dal ministero. “La Lega Nord Emilia – scrive Vinci – ritiene questo fatto di gravità assoluta, ovvero che in una scuola pubblica si imponga di recitare canzoni di chiaro stampo politico di sinistra che esortano al rilascio in massa di permessi di soggiorno; la scuola è di tutti senza alcuna distinzione e non deve avere nessun colore politico”.

L’istituto di Sorbolo però si difende spiegando che non vi era nessuna volontà provocatoria e che sul tema si terrà un incontro con i genitori nei prossimi giorni per chiarire tutti gli aspetti dell’accaduto. “L’unica cosa che posso dire è che forse la scelta pecca di superficialità – spiega a ilfattoquotidiano.it la dirigente scolastica Elena Conforti – L’ultima frase della canzone è in effetti inadeguata al contesto odierno con i problemi di immigrazione e permessi di soggiorno, ma non si voleva dare un messaggio politico, ma quello di accoglienza, di aiuto a un bambino solo e in difficoltà. Il libro da cui è tratta la filastrocca è di molti anni fa, e la stessa è stata recitata anche in altre scuole lo scorso anno. Avrei preferito che il genitore che ha protestato fosse venuto direttamente da me, ne avremmo parlato e avremmo trovato una soluzione all’interno del contesto scolastico”.

Il problema sarebbe stato sollevato da un genitore, mentre per ora gli altri preferiscono non commentare l’accaduto, ma nei prossimi giorni la preside incontrerà tutte le famiglie per capire quanto sia condivisa la posizione. A parlare della vicenda è invece il sindaco di Sorbolo Nicola Cesari (Pd), che ha puntato il dito contro l’ennesima strumentalizzazione dovuta all’attuale clima politico: “La scuola di Sorbolo è laica e ha la sua autonomia – ha detto a ilfattoquotidiano.it – è sbagliato cercare di infilare la polemica politica anche dove tutto dovrebbe rimanere all’interno delle normali dinamiche scolastiche, soltanto perché il comune in cui è la scuola è guidato da un’amministrazione con idee diverse dalla Lega”.

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