Sempre più precari nelle scuole italiane: “Basta supplenze, serve un sistema di reclutamento chiaro e docenti specializzati”
Aumentano le fasi e le procedure di reclutamento, ma a settembre le lezioni ricominciano sempre con i supplementi. A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico c’è una sola certezza: il precariato è lo strumento con cui lo Stato garantisce il funzionamento della scuola.
Al momento le organizzazioni sindacali concordano sul fatto che il numero di cattedre a tempo determinato sia lo stesso dello scorso anno (circa 183mila). Di queste, 80mila sono al Nord. Per quanto riguarda l’insegnamento di sostegno, ogni anno vengono conferite almeno 100mila supplenze. Gli uffici del ministero dell’Istruzione in queste ore stanno oliando la macchina per coprire 46.642 posti a tempo indeterminato (10.810 sono per il sostegno). È infatti questo il numero delle cattedre disponibili per l’assunzione di maestri e professori. Il problema è che i posti di lavoro sono al Nord mentre gli insegnanti sono al Sud. E proprio per questo in alcune classi di concorso e province le graduatorie si esauriscono senza trovare i candidati e molte cattedre vengono assegnate ai supplenti. Tutto ciò nonostante l’Unione Europea abbia messo l’Italia sotto osservazione per la persistente violazione della Direttiva sull’abuso dei contratti a termine per il personale scolastico.
La procedura di reclutamento quest’anno è stata ancora più complessa. Si è partiti come sempre dalle nomine da concorso e dalle graduatorie a esaurimento. Ma si è aggiunta la novità degli elenchi regionali previsti dal decreto legge che è stato varato quest’estate e di cui possono far parte quelli che, pur risultando idonei nelle procedure concorsuali perché hanno superato le prove, non rientrano tra i vincitori. C’è poi la mini call veloce per i docenti di sostegno. Questa procedura è giunta al quinto anno di attuazione e consiste nel dare la possibilità ad aspiranti docenti, che sono inseriti nelle Gps ma che non hanno trovato posto nella loro provincia, di concorrere per ottenere l’assunzione di un posto disponibile in una provincia diversa da quella delle graduatoria in cui sono inclusi. “Non basta moltiplicare concorsi e procedure. Occorre – spiega il segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile – un sistema di reclutamento semplice, e al contempo stabile e programmato, che valorizzi anche l’esperienza di chi lavora da anni nella scuola”. D’accordo con lui anche la numero uno della Cisl Scuola, Ivana Barbacci: “Si deve rendere stabile e strutturale un sistema di reclutamento a doppio canale, riprendendo con i necessari aggiornamenti quello di cui fu promotore, quando era Ministro dell’istruzione, l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Concorsi per esami (di cui peraltro negli ultimi anni si è fatto un uso eccessivo tanto da rendere auspicabile un momento di pausa) e un secondo canale che valorizzi l’esperienza professionale acquisita in anni di lavoro precario”.
Per quanto riguarda il sostegno, nelle regioni del Nord molti posti saranno ancora coperti con supplenze affidate a docenti non specializzati. Lo stato dell’arte lo spiega bene Barbacci: “Per la primaria, l’offerta di percorsi di specializzazione da parte delle università del Nord è cronicamente molto inferiore al fabbisogno. Le pressioni del ministero dell’Istruzione per aumentare il numero dei percorsi non hanno sortito effetti per le Università, dotate di grande autonomia nella programmazione della propria offerta formativa. Ai percorsi di specializzazione organizzati da Indire, alternativi a quelli ordinari gestiti dagli atenei e aperti ai precari con tre anni di servizio su sostegno, non hanno potuto accedere tantissimi precari della primaria nominati da anni attraverso la procedura del cosiddetto interpello (che ha sostituito quella precedente della messa a disposizione o Mad)”. In sostanza si tratta di personale che viene assunto anche se privo del titolo di studio richiesto per l’accesso all’insegnamento: “Un problema – aggiunge la leader della Cisl – che non riguarda solo i posti di sostegno, ma anche quelli della primaria e a volte dell’infanzia. Quindi abbiamo personale che, pur privo di titolo, occupa un posto di insegnamento, magari per più anni, senza alcuna prospettiva di assunzione, mancando il requisito fondamentale di accesso”. A detta di Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, il nodo della questione sta al Ministero dell’economia e della finanza: “Fin quando il Mef non stanzia risorse per le assunzioni su tutti i posti effettivamente vacanti verranno adoperati i supplenti per risparmiare sulle mensilità estive e gli scatti di anzianità”. Altro parere quello del coordinatore della Gilda Scuola, Vito Castellana: “Ogni anno si perde l’occasione di trasformare questi posti in deroga in organico di diritto; a questo si aggiunge un ulteriore taglio degli organici dovuto alla denatalità”.