Moez Ben Abdelkader Fezzani, considerato tra i reclutatori dell’Isis in Italia, è stato arrestato in Sudan. La notizia è trapelata da ambienti dell’antiterrorismo italiano. Il terrorista, conosciuto come Abu Nassim, tra il 1997 e il 2001, avrebbe fatto parte di una cellula del ‘Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento‘, con base a Milano che reclutava uomini da inviare a combattere all’estero.

Nel 2012, dopo più di due anni di carcere in Italia, la Corte d’Assise di Milano l’aveva assolto. Ma subito dopo il proscioglimento sono arrivati un provvedimento di espulsione e poi la condanna in appello diventata definitiva a 5 anni e 8 mesi. Ma, di fatto, Abu Nassim risultava irrintracciabile e quindi considerato latitante dalle autorità italiane. Agenti dell’intelligence italiana in Sudan lo hanno fermato oggi

La vita in Italia, fra Hashish e moschea – “Ho vissuto a Milano (in via Paravia nel quartiere San Siro), Napoli, Bolzano e Valle d’Aosta. A Napoli ho fatto il bracciante, a Milano ho venduto eroina e hashish prima di diventare un uomo pio e religioso”. Così, Abu Nassim raccontava la sua vita al Gip Guido Salvini e il pm Elio Ramondini, durante un interrogatorio a Milano, nel dicembre 2009, dopo la sua consegna all’Italia da parte degli Usa. Il terrorista, era stato consegnato dalla magistratura milanese grazie a un accordo tra l’allora premier Silvio Berlusconi e Barack Obama, in cui altri due presunti terroristi, detenuti a Guantanamo, erano stati dati alle autorità italiane. L’accordo bilaterale era la conclusione di un lungo iter per la consegna del terrorista alla giustizia italiana. Fin dal 2007, ma senza successo, i magistrati di Milano avevano chiesto più volte agli Usa di poter eseguire l’ordinanza cautelare emessa a carico di Fezzani, il quale, invece, era stato catturato in Pakistan nel 2003, rimanendo per quasi 7 anni detenuto nella base militare americana di Bagram, in Afghanistan. Dove, stando ai  suoi verbali, sarebbe stato sottoposto a tortura.

L’attività terroristica – Nato a Tunisi nel 1969, Fezzani è noto da oltre un ventennio per le sue attività nell’ambito di una delle formazioni satellite di Al Qaida: Ansar Al Sharia, attiva in Tunisia. Secondo i magistrati italiani, Abu Nassim, assieme ad altri, avrebbe fatto parte di una cellula in Italia del ‘Gruppo Salafita per la Predicazione ed il Combattimento’ che operava in diretto collegamento con una rete di analoghi ed affini gruppi attivi in Germania, Inghilterra, Spagna, Belgio, Francia, Algeria, Pakistan, Afghanistan e Tunisia.

Abu Nassim, secondo il capo di accusa formulato allora dai magistrati milanesi, dopo aver lasciato Milano, dal Pakistan avrebbe avuto il compito di “organizzare la logistica dei mujaheddin provenienti dall’Italia” che “venivano addestrati all’uso delle armi” e “alle azioni suicide”. E non solo. Il suo ruolo sarebbe stato anche quello di organizzare e finanziare “il rientro dei mujaheddin” a Milano.

Nell’aprile 2012, dopo un periodo di detenzione in Italia, viene espulso in Tunisia. Successivamente viene localizzato in Libia,dove gestisce campi di addestramento per aspiranti mujaheddin. Poi, nell’estate del 2013, raggiunge la Siria, per poi rientrare nuovamente in Libia, nel 2014, dove recluta aspiranti combattenti.

L’arresto in Sudan – Nell’agosto scorso, fonti locali avevano dato notizia che le forze di Zintan, alleate del generale Haftar, avevano fermato a Sirte, in Libia, Fezzani. Per poi rilasciarlo. Allertate, le due agenzie d’Intelligence italiane si erano rimesse a lavoro per rintracciare il terrorista, fino ad arrivare a individuarlo in Sudan e a eseguire il fermo. Abu Nassim era ricercato anche dalla Tunisia. Secondo lea autorità del paese nord africano avrebbe aveva avuto un ruolo nell’organizzazione degli attentati al Museo del Bardo e all’Hotel Imperial di Sousse.