Circa 100 cadaveri decapitati sepolti in una fossa. Sono stati scoperti dalle forze governative irachene lunedì a 20 chilometri a sud di Mosul, nel villaggio di Hammam Alil, strappato nei giorni scorsi al controllo dell’Isis. La fossa, fa sapere l’Iraqi War Media Office, era stata scavata nel campus dell’istituto di Agricoltura della città.

Ma l’orrore non si ferma qui. Secondo la portavoce dell’agenzia Onu per i diritti umani, Ravina Shamdasani, i jihadisti in ritirata dalla località hanno rapito 295 ex soldati dell’esercito iracheno e costretto 1500 famiglie a spostarsi con loro in direzione dell’aeroporto di Mosul. “Le persone spostate con la forza o rapite, a quanto pare, sono destinate ad essere utilizzate come scudi umani o uccise”, ha detto Shamdasani.

Altre 20 persone, utilizzate come scudi umani dagli uomini di al Baghdadi in un edificio durante l’offensiva delle forze lealiste su Mosul, sono morte in seguito a un raid aereo della coalizione internazionale a guida Usa. Lo racconta Mohammad al Jubury, membro del Consiglio provinciale di Ninive, di cui Mosul è capoluogo. Sopra l’edificio erano schierati diversi miliziani e “gli aerei della Coalizione – ha spiegato Al Jubury – sono stati ingannati e hanno bombardato il palazzo senza sapere della presenza dei civili”.

Il raid è avvenuto nella località di Safina, vicino alla città di Shura dove invece sono stati liberati 1000 prigionieri che erano rinchiusi dai jihadisti in una sorta di prigione sotterranea. I detenuti “sono in gran parte ex soldati o agenti della polizia” ha detto Hussam al Abbar, consigliere provinciale di Ninive. Il ritrovamento, ricorda al Abbar, è avvenuto per caso mentre uomini dell’esercito perlustravano la zona alla ricerca di mine lasciate dai fondamentalisti in fuga: “I jihadisti dell’Is hanno torturato e catturato migliaia di abitanti di Ninive e si sono resi responsabili di molti crimini ai danni dei cittadini che violavano le loro leggi – ha detto – le persone liberate sono state trasportate in un luogo sicuro”.