Erano partiti facendosene un baffo degli inviti alla prudenza provenienti anche da Palazzo Chigi (“Si sconsiglia lo svolgimento della missione”) e delle larvate minacce dell’ambasciatore di Ucraina. Consiglieri regionali di fede leghista e imprenditori sono andati ugualmente in Crimea, per gettare un ponte diplomatico e d’affari con una realtà economica che il boicottaggio anti-russo da parte dell’Europa ha estromesso dal commercio con il ricco Nordest. Guidati dal consigliere veneto Stefano Valdegamberi, gli otto politici sono andati e tornati. Erano stati invitati dall’agenzia pubblica russa All Russian Public Organization – Business Russia che si è anche fatta carico carico delle spese. Una delegazione con i fiocchi, visto che era completata dal presidente del consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, e dal consigliere Luciano Sandonà. Tutti della maggioranza. Ciambetti leghista, gli altri due della “lista Zaia”. Ma c’erano anche il capogruppo del Carroccio in Toscana, Manuel Vescovi, il vicecapogruppo in Lombardia Jari Colla, il capogruppo in Liguria Alessandro Piana, il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Stefano Bargi.

Veneto, Lombardia e Liguria hanno approvato nei mesi scorsi mozioni contro le sanzioni Russe e per l’autodeterminazione della Crimea. Sono tornati domenica e adesso devono fare i conti con una durissima presa di posizione del’Ucraina. L’ambasciatore in Italia, Yevghen Perelygin, ha rilasciato una dichiarazione. “Abbiamo seguito con profonda amarezza la visita nel territorio della Crimea occupata dalla Federazione Russa. In sintonia con la politica europea, l’Ambasciata di Ucraina in Italia ha più volte indicato ai partecipanti come questa missione in Crimea non aderiva alla normativa internazionale, ed anche ai princìpi morali e ai valori comuni europei”. Poi un durissimo attacco: “La delegazione italiana ha preferito schierarsi apertamente con i responsabili dell’abbattimento del jet della Malaysia Airlines, oltre che della morte di decine di migliaia di ucraini. E’ noto all’Ambasciata che le cosiddette ‘autorità’ della Crimea hanno preparato per gli ospiti italiani una sorpresa, avendo arrestato il 12 ottobre, alla vigilia dell’arrivo della delegazione italiana, altri cinque tatari di Crimea con l’accusa di una presunta slealtà verso il regime russo occupante, aggiungendoli alle schiere dei perseguitati tatari ed ucraini nelle carceri russe”.

Perelygin sottolinea la contraddizione con la contemporanea approvazione da parte di tutti i parlamenti europei nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa di due risoluzioni sulle conseguenze dell’aggressione russa in Ucraina e violazioni dei diritti umani in Crimea, che “invitano Mosca ad annullare l’annessione illegittima della Crimea a ritirare le sue truppe dal territorio ucraino”. E ancora: “Mentre i consiglieri italiani stringevano le mani alle ‘autorità’ russe, in quei giorni si intensificavano i già pesanti bombardamenti russi ad Aleppo che hanno provocato la morte di centinaia di civili, inclusi tantissimi bambini. La storia metterà certamente ogni cosa al suo posto”. L’ambasciatore conclude definendo il viaggio una “grave e grande provocazione”.

Irriducibili, i leghisti replicano per bocca del consigliere Sandonà. “Le sanzioni solo nei primi sei mesi di quest’anno hanno presentato un conto alle imprese italiane di 8,4 miliardi di euro. Non possiamo dimenticare che la Russia è l’unica potenza che sta contrastando militarmente, e con successo, l’Isis. Noi siamo andati in Crimea per tenere aperto un dialogo, riaprire la porta che qualcuno vuole invece chiusa con Mosca. L’intera Europa deve trovare una sua strategia autonoma verso Mosca”. All’accusa di avere stretto la mano a chi ha abbattuto il Boeing maltese, Sandonà aveva già risposto, replicando alle accuse del consigliere del consigliere del Pd, Andrea Zanoni: “Si tratta di una affermazione estremamente grave e vergognosa, una frase gratuita, un insulto che esula dalla critica politica, di rara bassezza che respingo al mittente”.