L’Ilva ha provocato e provoca malattie e decessi nei quartieri più vicini all’impianto. Soprattutto nei bambini. Tra il 2008 e il 2014 c’è stato un nesso chiaro tra l’inquinamento e la mortalità nei rioni a rischio di Taranto, soprattutto per cause respiratorie. Non solo: quando sono aumentati due veleni – le polveri sottili e l’anidride solforosa – ci sono stati più ricoveri, con effetti “importanti” nei bambini fino ai 14 anni. In pratica più il siderurgico tarantino produce, più inquina, più aumentano determinate malattie e cause di morte, tra le quali i tumori. Sono le conclusioni choc dello “Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione residente a Taranto”, voluto dal Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia. La ricerca esamina “l’associazione tra l’inquinamento prodotto dalle emissioni industriali di Ilva e la mortalità, i ricoveri e l’incidenza dei tumori” e dettaglia così quanto era già noto dal 2011 con lo studio Sentieri, ovvero che nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Borgo – i tre con ‘vista’ sulla fabbrica – si moriva più spesso e prima che altrove.

“Nesso tra inquinanti e mortalità” – C’è un nesso, dunque, tra l’inquinamento prodotto dal polo siderurgico della città jonica e la salute di chi vive nei rioni più vicini, dove le emissioni arrivano più facilmente? Secondo gli scienziati, sì: “L’esposizione continuata agli inquinanti emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte”, affermano gli studiosi specificando che i margini di errore sono ridotti. Anzi: è probabile una sottostima dei dati riferiti agli anni passati e l’incidenza di fattori di rischio come fumo, alcol e obesità è “marginale” e “trascurabile”. E tra le conclusioni se ne rintraccia anche una inquietante, da “verificare in indagini successive”: “Appare rilevante – si legge nel dossier – la relazione tra esposizione ambientale e aborti”.

Aumentano tumori e infarti – Lo studio, condotto da un team guidato dal professor Francesco Forastiere in collaborazione con Arpa Puglia e Ares Puglia, mette in evidenza come le polveri sottili industriali (Pm10) siano responsabili di un aumento del 4% del rischio di mortalità, in particolare del 5% per tumore polmonare, oltre che del 10% per infarto del miocardio. L’anidride solforosa, invece, provoca un aumento del 9% della mortalità, con eccessi più marcati per tumore polmonare (+17%) e infarto (+29%). E nel periodo compreso tra il 2006 e il 2011, entrambi gli inquinanti sono stati responsabili, inoltre, di aumento del rischio di tumore del polmone tra i residenti: alle polveri è imputabile un +29%, mentre all’anidride solforosa sarebbe riconducibile un incremento del 42 per cento.

A Paolo VI +57% tumore al polmone – Il gruppo di lavoro ha preso in esame 320mila persone residenti a Taranto, Statte e Massafra tra il 1998 e il 2010 registrando come muoia di più, per tutte le cause, chi vive nei quartieri Tamburi, Borgo, Paolo VI e Statte. Gli eccessi sono particolarmente rilevanti per tumori maligni a Paolo VI (+20%) con un boom del tumore al polmone (+57%) e della BPCO, l’infiammazione cronica di bronchi e polmoni (+85%). A Statte, sottolineano gli scienziati, si evidenziano eccessi per malattie cerebrovascolari e si nota un “eccesso del 43% di mortalità per infezioni respiratorie”. Nel rione Tamburi aumenta invece il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari, malattie renali e BPCO.

Eccessi di ricoveri tra i bambini – Se si considerano i ricoveri per quartiere di residenza, emerge un “eccesso di ricorso alle cure ospedaliere” compreso tra il 7 e il 50 per cento a Tamburi e Paolo VI, con dati rilevanti nella fascia d’età compresa tra gli 0 e i 14 anni. I bambini finiscono più spesso in ospedale se sono residenti a Tamburi (+24%), Borgo (+16%) e Paolo VI (+26%). E gli incrementi diventano ancora più elevati quando si considerano le sole infezioni delle vie respiratorie.

“La mortalità segue produzione Ilva” – Il dossier evidenzia quindi come “all’andamento produttivo” dell’Ilva tra il 2008 e il 2014 “ha corrisposto un effetto sui livelli di inquinamento in prossimità dell’impianto e nei quartieri limitrofi”. E l’andamento della mortalità “ha seguito in modo speculare” proprio i livelli di produttività e di inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo: “Si è assistito – affermano gli scienziati – a variazioni positive nei tassi di mortalità fino al 2012, a seguito di incrementi del Pm10 di origine industriale, per poi osservare una riduzione sia dell’inquinamento che della mortalità nel 2013-14”. Da qui una conclusione lapidaria: “Almeno una parte della mortalità associata all’esposizione ad inquinanti ambientali dunque può essere prontamente reversibile al diminuire della esposizione”. Tradotto: meno inquinamento, meno rischi a breve termine di ammalarsi e morire.

Emiliano: “Immediato intervento del Governo” – “Oggi abbiamo presentato il più approfondito studio epidemiologico che riguarda gli effetti dell’inquinamento Ilva di Taranto sulla popolazione residente. Questo studio complesso, realizzato in collaborazione tra la Regione Puglia e Lazio, ha indicato una connessione diretta tra aumento della mortalità per tumore e per malattie cardiovascolari, respiratorie e i picchi di innalzamento della produzione della fabbrica, anche in epoca molto recente e successiva alla contestazione di cui al capo di imputazione del processo di Taranto”. Il governatore della Regione ha sottolineato come dai dati emerga che “sono necessari con immediatezza interventi dal parte del Governo sulla attività della fabbrica per evitare che questi dati sulla eccessiva mortalità siano confermati nel futuro”. È un accorato appello al Governo, quello di Emiliano: “Si tratta di provvedimenti urgenti che solo il governo può utilizzare, dando istruzione ai commissari per la regolazione della attività dell’impianto. Il rapporto è stato trasmesso più di una settimana fa al Presidente del Consiglio che quindi lo sta esaminando e sulla base di questi elementi cercheremo di comprendere in che maniera ridurre questo rischio per la popolazione residente. La Regione Puglia è ovviamente a disposizione del governo in termini di leale collaborazione per rendere questo processo il meno disagevole possibile”.