Il Consiglio superiore della magistratura deve decidere se archiviare o meno l’esposto presentato dall’Adusbef sull’operato degli inquirenti in servizio a Siena ed inizialmente titolari del procedimento sulla morte del capo della comunicazione di Monte dei PaschiDavid Rossi. La proposta, istruita in una delle commissioni di Palazzo dei Marescialli  e che mercoledì verrà valutata dal plenum, è chiara: non luogo a procedere non essendovi provvedimenti di competenza da adottare “in quanto trattasi di censure ad attività giurisdizionale”. In poche parole non compete al Csm valutare il merito delle decisioni assunte dai magistrati senesi che conclusero per l’ipotesi del suicidio. Game over? Non proprio. Perché la nota Adusbef è stata immediatamente trasmessa dal Comitato di presidenza del Csm alla Procura generale presso la Corte di Cassazione. Che ora dovrà valutare se vi siano profili disciplinari ipotizzabili a carico dei magistrati in questione.

SOTTO LA BANCA  E del resto non si poteva fare altrimenti. Il documento firmato da Elio Lannutti è stato inviato al Csm il 30 giugno, pochissimi giorni dopo il verificarsi di due fatti destinati a lasciare il segno. E cioè l’incidente probatorio, ordinato per il 25 giugno dai nuovi magistrati che ora si occupano dell’inchiesta e che ha riportato Siena al centro dell’attenzione mediatica. E la diffusione, qualche giorno prima, il 16 giugno, del video shock della morte di Rossi (nella foto) da parte del New York Post che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Quello che è seguito nelle settimane successive in rapida sequenza, è cosa nota: il governo italiano ha dimesso il vertice della banca guidata da Fabrizio Viola e il piano di salvataggio è stato affidato alla banca d’affari statunitense Jp Morgan.

SISTEMA SIENA Al Csm, l’Adusbef ha chiesto di accertare se “i magistrati contitolari dell’inchiesta sul grave scandalo Mps che hanno frettolosamente archiviato l’indagine – poi riaperta – sull’ ‘omicidio’ di David Rossi, abbiano agito con correttezza e buona fede”. Ma non solo. Perché il testo firmato da Lannutti ripercorre l’intera parabola della banca ben oltre la morte, il 6 marzo del 2013, del manager vicinissimo all’amministratore delegato Giuseppe Mussari che lo aveva voluto al suo fianco a Rocca Salimbeni. Per Adusbef, inutile dirlo, Rossi è stato suicidato a causa delle informazioni in suo possesso e che sarebbe stato pronto a rivelare agli inquirenti. La sua morte infatti sarebbe maturata in un contesto caratterizzato da operazioni finanziarie spericolate “che hanno portato l’istituto senese sull’orlo del tracollo”. Nel mirino “lo scandalo dell’acquisto di Banca Antonveneta al triplo del prezzo pagato pochi mesi prima da Santander, l’accensione di conti correnti allo Ior per poter perfezionare l’acquisizione da Emilio Botin (fondatore dell’istituto spagnolo, ndr) e le eventuali commissioni ‘extra-legali’ corrisposte per l’operazione con bonifici arrivati a 17 miliardi”. Insomma attorno alla gestione della banca da parte degli ex manager Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, che andranno a processo a Milano il prossimo 15 dicembre, avrebbe ruotato il cosiddetto ‘Sistema Siena’. Un’altra ‘Terra di mezzo’ in tutto paragonabile, secondo l’associazione dei consumatori, a quella deflagrata alle latitudini romane grazie all’inchiesta ‘Mafia capitale’.

EVIDENTI OMISSIONI Ma cos’è il ‘Sistema Siena’? Si tratta di “una rete a maglie fitte costituita da politica, finanza, istituzioni e massoneria che per anni ha governato la città”, scrive Adusbef che aveva in passato presentato inutilmente ben tre denunce (alla procura toscana subito dopo l’insediamento dei nuovi vertici, ma anche a quella di Genova competente sui giudici senesi e infine a Roma competente per le indagini sullo Ior) al fine di riaprire l’indagine sulla morte del manager “e sulle evidenti omissioni nelle indagini su Monte Paschi”. Le accuse nei confronti dei magistrati originariamente titolari delle indagini sulla morte di Rossi e sulla gestione della banca sono pesanti. Specie dopo che altri inquirenti hanno deciso di disporre gli accertamenti autorizzati con la riapertura dell’indagine: ed in particolare il sopralluogo, a oltre 39 mesi dai fatti, nel vicolo dove precipitò Rossi. Ma anche l’incidente probatorio che ha cercato di simulare la dinamica della caduta del corpo dalla finestra del suo ufficio. E naturalmente l’esame del cadavere del manager, già oggetto di perizie di parte i cui esiti hanno convinto gli inquirenti a riaprire le indagini poco più di un anno fa.

DANNI IRREVERSIBILI Il presidente di Adusbef è durissimo e scrive con grande nettezza: occorre  verificare la correttezza e addirittura la buona fede nell’accertamento penale della verità dei fatti. “O se l’eventuale loro negligenza non possa aver determinato un colpevole inadempimento nell’amministrazione della giustizia. Creando danni irreversibili e ferite profonde nei congiunti di David Rossi, della città di Siena e dei risparmiatori e consumatori gravemente danneggiati dal proliferare di quel groviglio di amicizie, convenienze politiche lavorative e di mutuo soccorso che hanno determinato il sistema Siena”. La parola finale spetta ora al procuratore della Cassazione  Ciccolo, titolare dell’azione disciplinare.